Demopolis_DopoParigi.001
19 novembre 2015

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L’Opinione pubblica italiana dopo gli attentati di Parigi


A quattro giorni dagli attentati di venerdì sera a Parigi, rivendicati dall’Isis, l’Istituto Demopolis ha analizzato le reazioni dell’opinione pubblica italiana su quanto accaduto nella capitale francese.

Appena un quarto degli intervistati afferma di non temere un attacco nel nostro Paese; il 47% degli italiani si dichiara preoccupato, pur ritenendo improbabile che possa accadere nel luogo in cui vive. Il 18% esprime invece il timore di un attentato nella propria città: una percentuale, quest’ultima, che cresce significativamente nelle aree metropolitane e raggiunge il 48% a Roma, 30 punti sopra la media nazionale.

«Nonostante i diffusi timori», afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento «solo il 19% condivide l’ipotesi di un rinvio dell’imminente Giubileo per ridurre i rischi nella Capitale. Contrari ad un rinvio del grande evento voluto da Papa Francesco si dichiarano 7 italiani su 10, convinti che si tratterebbe di un cedimento alla paura».

Se la maggioranza assoluta degli italiani ritiene di non cambiare le proprie abitudini dopo quanto è accaduto a Parigi, ampi segmenti di cittadini ammettono invece di poter essere condizionati: il 40% potrebbe limitare le proprie scelte o modalità di viaggio, il 23% potrebbe pensarci prima di partecipare ad un grande evento di massa.

L’opinione pubblica appare perplessa e piuttosto critica sull’intervento militare in Siria contro l’IS, voluto dal Presidente francese Hollande, che ha chiesto un pieno coinvolgimento dei Paesi europei nella guerra all’IS. È una richiesta che fa discutere l’opinione pubblica italiana. Appena il 10% ritiene giusto intervenire subito, militarmente, accanto alla Francia; meno di un terzo condividerebbe l’intervento del nostro Paese soltanto se nell’ambito di una coalizione internazionale guidata dalle Nazioni Unite. Di parere opposto, decisamente contraria appare la maggioranza assoluta (57%) degli italiani: il 37% ritiene che un intervento militare non servirebbe e risulterebbe anzi controproducente, come nel caso della Libia e, prima ancora, dell’Iraq. Per il 20% rischierebbe di esporre il nostro Pase a ritorsioni ed attentati.

La contrarietà complessiva alla partecipazione dell’Italia ad un intervento militare, rilevata dal sondaggio dell’Istituto Demopolis, raggiunge il 57%, con significative differenze in base alla collocazione politica degli intervistati. Si dichiara contrario l’81% degli elettori del Movimento 5 Stelle ed il 60% di chi vota Partito Democratico. Molto più bassa appare la contrarietà degli elettori di Forza Italia e Lega, che si dichiarano favorevoli ad un intervento militare.


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