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2 dicembre 2018

News Calabria

Migranti: al rogo la tendopoli di San Ferdinando, una vittima. A Crotone in strada o accolti dalla Caritas i primi espulsi dal Cara


Un’altra vittima nella famigerata tendopoli di San Ferdinando: un migrante gambiano è morto nell’incendio scatenato da un fuoco acceso in una baracca.

Nella tendopoli, sita nella piana di Gioia Tauro in cui vivono centinaia di extracomunitari in abitazioni di fortuna fatiscenti, le fiamme hanno distrutto due baracche e “abitazioni” e si sarebbero sviluppate proprio in una di queste, forse per un fuoco acceso da qualche migrante per proteggersi dal freddo della notte.

Il rogo è stato spento dai vigili del fuoco che stazionano nella zona e dagli stessi migranti mentre sul posto intervenivano anche carabinieri, polizia e guardia di finanza. La vittima, della quale non sono state rese note le generalità, probabilmente è morta nel sonno.

L’incendio che sabato sera ha provocato una vittima a San Ferdinando, non è il primo che divampa nella tendopoli. Quasi due anni fa, il 27 gennaio 2017, un incendio, molto più vasto ed in quel caso doloso, distrusse circa 200 baracche e provocò la morte di una 26enne nigeriana, Becky Moses, giunta a San Ferdinando solo da pochi giorni e proveniente dal Comune di Riace guidato dal sindaco Domenico Lucano, divenuto famoso per i suoi progetti di accoglienza.

Pochi mesi dopo quell’incendio la polizia arrestò una donna nigeriana di 47 anni, Lise Emike Potter, con l’accusa di essere la mandante del rogo ma in precedenza, altri incendi si erano sviluppati nella tendopoli nel dicembre 2017 e nel luglio 2017, fortunatamente senza provocare vittime. Sempre la tendopoli fu al centro del caso del sindacalista Sacko Soumayla, ventinovenne maliano, ucciso a colpi di fucile lo scorso giugno.

Intanto dal 30 novembre sera, su disposizione della Prefettura di Crotone chiamata ad ottemperare alle prescrizioni del dl sicurezza, sono iniziate le espulsioni di migranti dal Cara di Crotone, uno dei più grandi in Italia. Le prime 24 persone, tutti rifugiati in possesso di un permesso umanitario che in virtù delle nuova normativa non ha più valore, hanno lasciato dovuto lasciare la struttura nel tardo pomeriggio: tra loro una famigliola con una bimba di appena cinque mesi, nata a Crotone nel maggio scorso, una donna incinta, tre donne vittime di tratta, due ragazzi con problemi psichiatrici.

Sono stati accompagnati al cancello dagli uomini delle forze dell’ordine e lasciati all’ingresso con i loro bagagli. Mentre un altro gruppo di giovani migranti, che in precedenza aveva inscenato un sit in all’interno del Cara, è stato trasportato a bordo di un pullman alla stazione ferroviaria, alcuni di loro sono stati presi in consegna da organizzazioni di volontariato del posto. La bimba di cinque mesi con i genitori è con la Croce rossa, presso la quale resterà ospite per 20 giorni, quattro giovani sono stati accolti momentaneamente dalla cooperativa sociale Agorà mentre le donne vittime della tratta dovranno essere inserite nel circuito antiviolenza.

Così ha dichiaro il presidente della Regione Oliverio: «Quanto si sta verificando in seguito al DL Sicurezza Salvini è grave e vergognoso per un Paese civile. Uomini, donne, bambini privati di accoglienza e buttati sulla strada. Privi di un tetto, di un letto, di un pasto. Cosa disumana ancor più aggravata dalle temperature rigide di questi giorni. Solo grazie alla Caritas ed al volontariato parte di loro ha trovato accoglienza. A questa rete va il mio sentito apprezzamento e sostegno per la concreta e nobile opera umanitaria che sta svolgendo anche in questa occasione. Un’opera lodevole a difesa della storia e dei valori civili dell’Italia intera e della nostra regione. Nelle prossime ore andrò a Crotone per rendermi direttamente conto della situazione e per esprimere sostegno attivo a quanti hanno bisogno di aiuto. La sicurezza del Paese non si garantisce esasperando gli animi e mortificando la dignità delle persone».


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