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10 agosto 2018

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Notte di San Lorenzo: mito, storia e leggenda delle stelle cadenti


10 agosto, la notte più affascinante e romantica dell’anno è pronta per l’ennesima volta a dare spettacolo con l’incanto delle sue stelle più luminose, lo sciame meteorico delle Perseidi.

Il fenomeno, tradizionalmente collegato alla notte del 10 agosto intitolata a San Lorenzo martire, è noto in Italia anche come la notte di San Lorenzo mentre in Grecia viene religiosamente associato alla Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto.

Anche anticamente la notte di San Lorenzo era legata alle divinità, già il nome stesso evoca le credenze magno-greche (Perseidi, figli e figlie di Perseo) mentre in epoca romana si riteneva che lo sciame di meteoriti fosse una propizia pioggia di sperma del dio Inuo-Priapo che, con questo gesto, fecondava i campi.

In epoca cristiana avvenne la transizione a favore del santo Lorenzo, forse a causa del nome assonante a quello di Acca Larenzia, controparte femminile di Priapo, che si festeggiava il 10 agosto.

L’apparizione di una stella cadente, che oggi ha un significato positivo, di lieto e straordinario stupore, un tempo era negativa nella cultura popolare. Nell’antichità infatti le apparizioni di meteore, così come quelle di comete e di altri fenomeni astronomici come le eclissi, erano considerate segni infausti in quanto alteravano l’equilibrio del cielo e quindi del ciclo naturale del mondo.

Le mitologie orientali così come quelle greche e latine interpretavano le stelle cadenti, in realtà un fenomeno astronomico ricorrente e facilmente ora prevedibile dalla scienza, come lacrime di divinità che piangevano a causa di calamità già avvenute o annunciate.

Secondo l’astrologia cinese, che ha registrato le apparizioni di stelle cadenti e comete fin dal sesto secolo avanti Cristo, a temere il peggio in questi casi dovevano essere i governanti perchè spesso le lacrime di fuoco comparivano in cielo in occasione di crisi di governo, battaglie o assedi.

Anche nel Mediterraneo anticamente si credeva in superstizioni simili. In alcune cronache si riferisce che tra l’ottobre e il novembre del 902 dopo Cristo la Sicilia e la Calabria furono invase dai Saraceni in coincidenza con un’abbondante pioggia di stelle cadenti, uno sciame di Leonidi, visibile ogni anno a novembre.

La notte di San Lorenzo è legata dunque a queste credenze antiche e affascinanti: secondo la leggenda le stelle cadenti rappresentano le lacrime di San Lorenzo, martirizzato sui carboni ardenti proprio il 10 agosto del 258.

San Lorenzo era un giovane sacerdote originario della Spagna. Nato in Aragona intorno al 220, passò la giovinezza a Saragozza dove studiò teologia e qui conobbe il futuro papa Sisto II. In seguito Lorenzo lascò la Spagna per trasferirsi a Roma, dove fu eletto arcidiacono ma nel 258 l’imperatore Valeriano diffuse un ordinanza in cui tutti i vescovi e diaconi dovevano essere giustiziati.

Si racconta che il 6 agosto fu ucciso Papa Sisto II mentre il diacono Lorenzo fu arrostito vivo su una graticola di ferro il 10 agosto del 258 dopo Cristo. Da allora, ogni anno, le sue lacrime infuocate continuano a diffondersi nel cielo come scintille a ricordo del sacrificio del Santo delle stelle.

Anche Giovanni Pascoli, nella sua famosa poesia X Agosto, ha consolidato questa credenza popolare associandola all’uccisione del padre Ruggero, avvenuta la notte del 10 agosto 1867:

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla…


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