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2 febbraio 2019

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Oggi è la Candelora: storia, curiosità e proverbi della festa della Luce. Il vaticinio e il legame con San Biagio


D’’a Candilora ‘u ‘mbernu è fora. Ma si nesci l’urzu d’’a tana, dici: o voliti o non voliti, n’atri coranta jorna di ‘mbernu ‘ndaviti!
Oggi, 2 febbraio, si celebra la Candelora, una festa religiosa in Calabria molto sentita e antichissima che fu introdotta nel VII secolo dalla Chiesa orientale per festeggiare la presentazione di Gesù al Tempio quaranta giorni dopo la nascita e la purificazione rituale della Madonna.

La festa della Luce ebbe origine in Oriente col nome di Ipapante (Incontro), la cui prima testimonianza risale al IV secolo, a Gerusalemme. Ma già Egeria, scrittrice romana del IV-V secolo, parla del rito del Lucernare: «Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima».

A partire dal VI secolo, dunque, la festa si estese in Occidente celebrata dai Romani nel mese di febbraio, parola latina che deriva da februarius (da februare che significa purificare, espiare), che rimanda alle feste del fuoco e ai riti purificatori del mese di febbraio, in cui i Romani chiedevano agli dei fortuna e buoni raccolti.

Nella cerimonia di purificazione delle città le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese, rito mutuato in seguito dalla Chiesa cristiana anche nel nome che però celebra Gesù, la vera Luce che illumina le genti. La festa divenne così quella delle candele e fu chiamata Candelora, dal tardo latino candelorum, poi candelaram, benedizione delle candele, che venivano conservate dai fedeli, tradizione che continua ancora adesso nella celebrazione cattolica della Candelora.

Oltre che al fuoco, in Italia e in Europa la Candelora è legata anche al vaticinio, un giorno cioè magico in cui si prova ad indovinare il futuro attraverso un oracolo animale o umano che a volte viene anche ucciso o muore. Un orso o più raramente un cane o un lupo, che esce dalla tana e fa i suoi pronostici, chiaro esempio di totemismo delle divinità pagane e di antropomorfismo, in cui il dio rappresentato deve morire per rinascere.

Curioso il fatto che questi animali vengono mutuati anche dalla Chiesa cattolica con San Biagio, vescovo e martire che si festeggia il 3 febbraio, giorno seguente alla Candelora, la cui leggenda narra che, prima di essere imprigionato e martirizzato, si rifugiò in una caverna in compagnia di un orso e altri animali selvatici. Anche in Calabria, il proverbio recita: D’’a Candilora ‘u ‘mbernu è fora. Ma si nesci l’urzu d’’a tana, dici: o voliti o non voliti, n’atri coranta jorna di ‘mbernu ‘ndaviti! (Per la Candelora, l’inverno è passato ma se vedete l’orso uscire dalla tana, contate altri quaranta giorni d’inverno).

Sono davvero tanti sono i proverbi riferiti alla Candelora, la festa della luce.
Pe la Candelora la vernata è ssuta fora, ma ci la sai cuntare nc’e’ nu bbonu quarantale (Per la Candelora l’inverno è già passato, ma se fai bene i calcoli ci sono ancora altri 40 giorni)
A la Cannilora, ogni gaddina veni a ova (Per la la Candelora ogni gallina inizia a fare le uova)
Pi la Cannilora figghia a vecchia e figghia a nova (Per la Candelora galline vecchie e giovani fanno le uova)
Da Candalora cu on avi carni s’impigna a figghijola (Per la Candelora chi ha carne, impegna la figlia)
Ppà Cannalora a mmirnata ie fora ma se fora un iè, n’atri quaranta jorna cci n’è (Se il tempo nel giorno della Candelora è buono, l’inverno sta per finire. In caso di pioggia e vento, il brutto tempo continuerà per altri 40 giorni)
Pa Cannilora u vrasceri è fora (Per la Candelora il braciere è fuori)

Annamaria Persico


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