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25 gennaio 2019

Società

Povertà educativa: l’ambiente di provenienza incide sulle competenze degli studenti. Focus sulla Calabria


Uno degli obiettivi del sistema educativo dovrebbe essere consentire a tutti, in base alle proprie capacità, di accedere ai livelli più alti di istruzione. A prescindere dalle condizioni della famiglia di origine,
Lo status socio-economico-culturale influisce sui risultati nelle prove per tutto il corso degli studi. In tutte le materie testate dall’Invalsi e in tutti i gradi scolari, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado, è osservabile una correlazione positiva tra indice di status e punteggio nelle prove.

Ciò non comporta necessariamente una relazione di tipo causa-effetto. Esiste una quota di alunni svantaggiati che consegue comunque ottimi risultati (i cosiddetti resilienti). Ma è la tendenza media che merita un approfondimento. La condizione della famiglia sembra influire sia sui risultati, sia sulla scelta del percorso scolastico dopo la terza media.

Questa tendenza finisce con l’aggravare le disuguaglianze già esistenti. Se un bambino nato in una famiglia povera acquisisce un bagaglio di conoscenze e competenze inferiore ai coetanei, da adulto avrà maggiori probabilità di trovarsi a sua volta in difficoltà economica. Le ragioni per cui i minori provenienti da famiglie in difficoltà spesso hanno risultati inferiori possono essere tante. Contano gli stimoli ricevuti nell’ambiente in cui si cresce, le aspettative della famiglia, l’importanza attribuita dai genitori all’istruzione. In questo quadro si inserisce il ruolo del sistema educativo e più in generale delle politiche pubbliche.

Per l’Italia si tratta di una questione cruciale. Ridurre le disuguaglianze tra le diverse aree del paese significa anche (e soprattutto) mettere nelle stesse condizioni di partenza gli studenti, da nord a sud. E intervenire per un riequilibrio nelle zone con più difficoltà.

I dati più recenti sulle competenze alfabetiche degli studenti 15enni mostrano un paese ancora profondamente diviso. In fondo alla classifica solo le regioni del mezzogiorno, in particolare Calabria, Sardegna, Sicilia, Campania.

I dati sulle competenze numeriche dei 15enni restituiscono un quadro analogo e quasi perfettamente sovrapponibile. I livelli di competenza più elevati si registrano nella provincia autonoma di Trento, in Veneto, Lombardia e Friuli. Agli ultimi posti anche in questo caso Calabria, Sardegna, Sicilia e Campania. Trentino, Veneto e Lombardia prime per competenze numeriche degli studenti

Si tratta di un problema da non sottovalutare. Se gli studenti di alcune aree del paese restano indietro sulle competenze di base, anche quei territori rischiano di impoverirsi ulteriormente (o di non migliorare la propria condizione) in futuro. Per questa ragione tra gli obiettivi del programma operativo nazionale del Ministero dell’istruzione rientra anche la riduzione dei divari territoriali.

Un focus sulla Calabria
I dati passati in rassegna ci mostrano come la Calabria si trovi agli ultimi posti tanto per competenze alfabetiche quanto per quelle numeriche dei 15enni. Un dato di partenza utile, ma che lascia ancora dei punti da chiarire. Ad esempio, negli ultimi anni, la situazione regionale è migliorata o peggiorata? E cosa sappiamo sulle competenze a livello locale, per singole province?

Trattandosi di una delle regioni inserite nell’obiettivo di convergenza europeo, Invalsi in passato ha dedicato a questo territorio delle analisi specifiche che ci aiutano a capire meglio questi aspetti.

Per quanto riguarda l’andamento del sistema scolastico calabrese, tra l’anno scolastico 2010/11 e quello 2013/14 si sono registrati dei miglioramenti, limitati però soprattutto ai risultati delle elementari. Se prendiamo i risultati nelle prove di italiano, gli alunni calabresi di seconda elementare hanno ridotto il divario con la media nazionale da -5,69 punti ad appena -1,24. I bambini calabresi in quinta elementare hanno fatto anche meglio della media nazionale (+3,69), ottimo risultato considerato che partivano da oltre 6 punti di svantaggio.

Al contrario, si è allargato il gap con la media nazionale degli studenti delle medie e delle superiori (per questi ultimi il peggioramento si registra solo in italiano, non in matematica). Una tendenza che riguarda non solo la Calabria, ma è comune alle grandi regioni del mezzogiorno:

Nella classe III secondaria di I grado e nella prova di Italiano della classe II secondaria di II grado, in linea con le altre Regioni PON, questi divari sono invece accresciuti.
Anche rispetto ai risultati delle diverse province, per molti versi il ragionamento è analogo. In tutte le province calabresi si registrano miglioramenti generalizzati in seconda e quinta elementare (e nelle prove di matematica della II superiore). Allo stesso tempo, è comune ai diversi territori una tendenza all’allargamento del divario per gli alunni di terza media.

All’interno di questi andamenti generali, le prove di italiano della II superiore indicano alcune specificità locali interessanti.
Rispetto al 2010/11 il divario si è allargato il divario in tutte le province, ma non a Vibo Valentia (dove è passato da -9,42 punti a -6,75). Un miglioramento che comunque non modifica il dato di fondo: in tutte le province calabresi, gli alunni di II superiore ottengono un risultato peggiore nelle prove di italiano rispetto alla media nazionale.

Queste tendenze indicano la gravità del problema e quanta strada ci sia ancora da fare per migliorare i livelli di apprendimento in alcune aree del paese (intese non solo in senso geografico). Allo stesso tempo, i miglioramenti registrati alle elementari mostrano che non è un processo inevitabile. (Fonte Openpolis)


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