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23 febbraio 2021

News Calabria

PRC Lamezia: «Arrivano i rifiuti di Ragusa, l’ennesimo fallimento. Calabria non autosufficiente, invia i suoi fuori regione ma ne riceve dalla Sicilia»


il conferimento della frazione organica dei rifiuti, della città di Siracusa, che avverrà in Calabria, è l’ennesima dimostrazione del fallimento della gestione dei rifiuti nella nostra regione. Una regione non affatto autosufficiente che, mentre invia rifiuti fuori dai suoi confini ne riceve dalla Sicilia.

Non solo non si è mai lavorato, così come prevedevano le leggi in materia, per rendere autosufficienti gli ATO (ambiti territoriali ottimali) ma apprendiamo oggi, come già successso in passato con i rifiuti della Campania, conferiti nella discarica di Pianopoli, della aggiudicazione da parte della G&D Ecologica spa di Lamezia Terme del trasporto e smaltimento (quest’ultimo avverrà nell’impianto di Lamezia ?) della frazione organica dei rifiuti della città siciliana, con tutto quello che ciò significa in termini di movimentazione di enormi quantità di rifiuti sul territorio. Uno dei problemi, quest’ultimo, che doveva essere risolto, come previsto dalle leggi, con l’autossuficienza del ciclo rifiuti negli ATO.

Siamo alle solite, i cittadini apprendono casualmente queste vicende che sono completamente fuori dal controllo degli enti locali e delle loro assemblee elettive. C’è il predominio dei privati, nella gestione di attività anche di natura ambientale, sugli enti comunali democraticamente eletti.

Non vorremmo che il fallimento evidente delle politiche del ciclo dei rifiuti sia ulteriormente scaricato sul lametino che, nonostante alcune pratiche virtuose rispetto al resto della regione, è divenuto la pattumiera della Calabria. Ancora non si vuole cambiare rotta, accanto ai tanti impianti già autorizzati sul territorio, non va dimenticato che si vuole costruire ulteriori discariche su Lamezia e c’è ancora la richiesta alla regione della realizzazione di un impianto con discarica di 990 mila mc sul territorio di Pianopoli che, non vi è dubbio, tratterebbe sicuramente rifiuti provenienti da fuori ambito.

Rifondazione comunista da tempo chiede una vera e propria moratoria nella realizzazione di grandi impianti per i rifiuti e un controllo puntuale sull’attività e la gestione degli impianti esistenti, alcuni in passato interessati da incidenti e anche recentemente da pesanti inchieste della magistratura. Uno stupro ambientale che, come hanno fatto emergere le indagini, ci parlano di un’illegalità diffusa frutto di comportamenti illegali accompagnati dalla mancanza di controlli e dall’assenza di un coordinamento tra i vari enti deputati al controllo del territorio e al rispetto delle normative ambientali. Tutto questo significa avere una visione politica moderna del problema dei rifiuti e non solo imprenditoriale. Dev’essere la collettività a riappropriarsi del proprio futuro e fissare sulla base dei dati che la scienza fornisce la capacità che un ecosistema ha di reggere ai carichi inquinanti senza entrare irreversibilmente in crisi. Va garantita alla collettività la decisione finale su chi, come e perché possano essere usati beni comuni garantendo la possibilità di godere d’aria, acqua e terre pulite.


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