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27 dicembre 2018

Cultura, eventi e spettacoli

Rassegna Ricrii XVI #nuove parole: «Icaro caduto» e «H2io» al Tip Teatro di Lamezia


Ultimi appuntamenti al TIP teatro, piccolo spazio indipendente nel centro storico di Lamezia Terme Nicastro, dedicato alla sperimentazione artistica, per la sedicesima edizione di RiCrii #nuoveparole, rassegna di nuovo teatro pensata dalla Compagnia Scenari Visibili nel segno del teatro contemporaneo.

Saranno in scena il 28 e il 29 dicembre alle 21 Icaro Caduto, di Armamaxa Teatro/Pagine Bianche Teatro, e il 4 e il 5 gennaio 2019, sempre alle 21, H2io, nuova produzione di Scenari Visibili.

Icaro Caduto è uno spettacolo con Gaetano Colella, regia Enrico Messina, testo Gaetano Colella, costume Lisa Serio, scena Paolo Baroni, disegno luci Loredana Oddone, cura del suono Raffaele Bassetti, datore luci/audio Francesco Dignitoso, distribuzione Mary Salvatore. In collaborazione con Catalyst, produzione: ArmamaxaTeatro/PagineBiancheTeatro.

«Icaro Caduto racconta il complesso, delicato e meraviglioso rapporto che lega un padre a un figlio,meglio ancora: un figlio a un padre. Ho immaginato quindi che Icaro volontariamente abbia cercato di far fallire il progetto del padre, avvicinandosi al sole per compiere un doppio intento: far fallire il progetto del padre ed esprimere finalmente se stesso. Come fanno i figli quando intendono con decisione far comprendere che è il momento di lasciarli andare. Come abbiamo fatto tutti noi quando abbiamo deciso che era il momento di recidere ogni legame col nostro padre e con la nostra madre. Uccidere quella cosa che ci unisce, che ci tiene legati a loro. Tradire. Ho preso a pretesto le due figure leggendarie di Dedalo e di Icaro perché servivano perfettamente al racconto che volevo costruire e ho guardato le loro vite, le loro storie, i loro dolori; attraverso il racconto li ho resi tridimensionali, li ho staccati dal mito per poter raccontare una storia senza tempo, mitologica. Ho scritto il testo mescolando diversi linguaggi: da un lato la lingua pugliese, il dialetto italianizzato che uso spesso nei miei spettacoli, e che mi da accesso ad un universo identitario delle origini; dall’altro una lingua pulita, in endecasillabi a rima alternata, che richiama il classico nella sua forma nobile. Non si tratta di un endecasillabo poetico, ma in prosa. E’ sempre comprensibile, e può essere letto anche senza rispettare la metrica. Tuttavia è una lingua che sentivo giusta per esprimere l’universo della fiaba e del mito al quale mi accostavo: per rispettarlo, per raccontarlo senza tradirlo». (Gaetano Colella)


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