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6 gennaio 2019

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Re Magi: curiosità, storia e leggenda dei tre misteriosi maghi d’Oriente


Il termine Epifania deriva dal greco epifàino (mi rendo manifesto) e epifàneia (apparizione, venuta, presenza divina), usati nell’antichità per qualsiasi manifestazione sovrannaturale. In Italia, e al Sud in particolare, la festa dell’Epifania deriva senz’altro dalle celebrazioni pagane dei greci prima e degli antichi romani poi, legate al solstizio d’inverno.

Con l’avvento del Cristianesimo, il 6 gennaio si è arricchito ancor di più di fascino perché è il giorno del Battesimo, del primo miracolo e della manifestazione di Gesù bambino ai re Magi, da magusàioi che significa maghi cioè indovini o astrologi.

I Magi con buona probabilità erano sacerdoti di origine persiana, esperti in astronomia e in politica, ma con l’andare del tempo si è persa completamente ogni loro veridicità storica. Diventarono tre re, uno europeo, uno asiatico e uno africano, di età diverse per simboleggiare tutto il mondo allora conosciuto che si inchinava a Gesù, il re dei re.

Se è vero che il brano evangelico non riporta il numero esatto dei Magi, bensì solo i tre doni (oro, incenso e mirra), la tradizione popolare cristiana li ha spesso identificati come tre saggi o tre re e ha assegnato loro i nomi (rilevati da un’iscrizione egizia) di Melchiorre, Baldassarre e Gaspare, nomi non di origine persiana.

Secondo la tradizione italiana e spagnola, Melchiorre (Melchor) è un personaggio di carnagione chiara vestito come un sovrano medioevale e, nonostante sia il più giovane dei tre, è bianco di barba e di capelli, Baldassarre (Baltasar) è invece di carnagione scura ed è vestito come un arabo o un moro, Gaspare (Gaspar) è anche lui di carnagione chiara, con un costume simile ma ha i capelli castani.
Esistono comunque tradizioni alternative che portano i magi in visita a Gesù in numero minore (due) o maggiore (fino a dodici) e con nomi diversi.

Fin dai primi secoli del cristianesimo ai Magi sono stati associati gli atteggiamenti positivi della ricerca della luce spirituale e del rifiuto delle tenebre: addirittura si riteneva che con la loro opera avessero contribuito a cacciare i demoni verso gli Inferi. E, poiché erano sacerdoti, sebbene zoroastriani, seguendo la stella e raggiungendo il neonato re di Israele, avrebbero anche riconosciuto Gesù come dio, anzi, come l’unico Dio venerato anche dalla rivelazione zoroastriana. Quindi i Magi sarebbero arrivati presso la mangiatoia di Betlemme con piena coscienza dell’importanza religiosa e cosmica della nascita del Cristo.

In effetti, per il Vangelo di Matteo i Magi sarebbero stati le prime autorità religiose ad adorare il Cristo e quindi, dei tre doni che essi portavano con sé, oro (per la regalità del Bambino), incenso (per la sua divinità) e la mirra, il più importante era quest’ultimo. Si tratta di una pianta medicinale da cui si estrae una resina gommosa, che veniva mescolata con oli per realizzare unguenti a scopo medicinale, cosmetico e anche religioso: la parola Cristo significa proprio unto, consacrato con un simbolico unguento, un crisma, per essere re, guaritore e Messia di origine divina.

Per tutte queste ragioni, il racconto dei Magi gode di un particolare rispetto presso le popolazioni cristiane. Nel calendario liturgico dei cattolici e di altre Chiese cristiane, la visita dei Magi a Gesù bambino viene commemorata nella festa dell’Epifania, il 6 gennaio. La Chiesa ortodossa e altre Chiese di rito orientale (che nell’Epifania ricordano il Battesimo di Cristo nel Giordano) commemorano la venuta dei Magi nel giorno stesso del Natale.

In Calabria il 6 gennaio si celebrava in molti paesi la Messa della Stella, tradizione ripresa da qualche anno a Castrovillari. Nella notte precedente la solennità dell’Epifania viene portata in processione una stella seguita da tre persone a cavallo travestite da Magi e dagli altri fedeli. Giunto il corteo presso la chiesa, la stella viene posta su un cavo collegato a due carrucole che la portano fino al presepe. Finito questo rito, ha inizio la celebrazione liturgica, alla cui conclusione, nel piazzale antistante la chiesa, i casari del luogo, che durante la messa hanno prodotto la ricotta, provvedono alla sua distribuzione gratuita, per ricordare i pastori che accorsero presso la grotta della Natività si incaricarono di offrire i loro doni al Salvatore.
Annamaria Persico


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