Il mare di Capo Vaticano nel comune di Ricadi (Vibo Valentia)
4 giugno 2018
Il mare di Capo Vaticano nel comune di Ricadi (Vibo Valentia)

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Report Arpacal 2018: eccellente lo stato di salute del mare calabrese


I dati delle analisi e classificazioni ufficiali delle acque di balneazione fatte dall’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Calabria) mostrano il prevalere di un eccellente stato di salute sia del Tirreno che dello Jonio calabrese.

Prelievi, analisi e classificazioni effettuate dall’Arpacal in più di 600 chilometri di costa calabrese documentano acque di qualità eccellente nel 92 per cento dei tratti monitorati, sufficiente nel 2 per cento, buona nel 4 per cento.

Risultano inquinate e non balneabili 19 aree (2 in meno rispetto all’anno scorso) che rappresentano circa il 2 per cento di tutte le aree adibite alla balneazione in Calabria.

Le aree con divieto temporaneo di balneazione riguardano 13 tratti della provincia di Reggio Calabria, 4 tratti della provincia di Cosenza, 2 tratti della provincia di Vibo Valentia.

Le criticità, le stesse emerse negli anni passati, riguardano diversi tratti della costa reggina, e Praia a Mare, in corrispondenza degli ex stabilimenti della Marlane.

Con un decreto del dg del dipartimento Ambiente e Territorio la Regione Calabria ha individuato e classificato le acque marine destinate dalla balneazione per la stagione 2018. L’elenco è stato stilato dall’Arpacal, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, sulla scorta dell’esito delle valutazioni effettuate secondo determinati criteri stabiliti dalle normative nazionali.

Con il termine acque di balneazione vengono indicate le acque dolci superficiali, correnti o di lago e le acque marine nelle quali la balneazione e espressamente autorizzata o non vietata. Negli ultimi anni, con l’evoluzione del quadro normativo comunitario e nazionale, sono state introdotte profonde modifiche nelle modalità di monitoraggio e definizione dell’idoneità delle acque destinate alla balneazione.

Dal 2010, con il Decreto legislativo 30 maggio 2008 n. 116 e con la successiva pubblicazione del Decreto Ministeriale 30/3/2010 (G. U. del 24 maggio 2010 S.O. 97), l’Italia ha recepito la Direttiva europea 2006/7/CE sulle Acque di Balneazione.

Tale normativa è finalizzata alla protezione della salute umana attraverso il monitoraggio delle acque destinate alla balneazione e all’attuazione di azioni indirizzate alla riduzione delle possibili cause di inquinamento.

La normativa vigente stabilisce: la definizione delle acque di balneazione, intese come aree destinate a tale uso e non precluse a priori (aree portuali, aree marine protette – Zona A, aree direttamente interessate dagli scarichi, ecc.) che comprendono le acque superficiali, o parte di esse, nelle quali l’autorità competente prevede che venga praticata la balneazione e non ha imposto un divieto permanente di balneazione; la determinazione di soli 2 parametri microbiologici da ricercare durante le analisi: Escherichia coli ed Enterococchi intestinali; la frequenza di campionamento mensile nell’arco della stagione balneare (da aprile fino a settembre) secondo un calendario prestabilito prima dell’inizio della stagione balneare da ogni Regione, per il quale i campionamenti possono essere effettuati non oltre quattro giorni dalla data stabilita e i punti di monitoraggio sono fissati all’interno di ciascuna acqua di balneazione.

Questo permette di poter considerare il punto di monitoraggio al proprio interno rappresentativo della qualità dell´intera area. Il punto stesso può essere individuato scegliendo fra due criteri: il massimo affollamento di turisti e il maggior rischio associato.

La definizione dei profili delle acque di balneazione cioè la descrizione delle caratteristiche fisiche, geografiche ed idrologiche delle acque di balneazione e di altre acque di superficie che potrebbero essere una fonte di inquinamento rilevante, sono svolte ai sensi della Direttive 2006/7/CE e 2000/60/CE.

Sulla base dei profili individuati si passa all’identificazione ed alla valutazione delle cause di inquinamento che possono influire sulle acque di balneazione e danneggiare la salute dei bagnanti, (potenziale di proliferazione cianobatterica, potenziale di proliferazione di macroalghe e/o fitoplancton).

Qualora la valutazione delle pressioni segnali la probabilità di un rischio di inquinamento di breve durata si dovranno fornire: le previsioni circa la natura, la frequenza e la durata dell´inquinamento di breve durata, le informazioni sulle restanti cause di inquinamento, e le scadenze fissate per l´eliminazione delle cause, le misure di gestione adottate durante l´inquinamento di breve durata nonché l´identità degli Enti o delle Autorità responsabili dell´adozione.

La classificazione delle acque sulla base degli esiti di quattro anni di monitoraggio, secondo la scala di qualità: scarsa, sufficiente, buona, eccellente.
La regolamentazione degli episodi caratterizzati da inquinamento sono definiti di breve durata o da situazioni anomale.

Ricordiamo che la balneazione è vietata permanentemente: nei Porti per motivi legati al transito di imbarcazioni. nella foce dei fiumi per motivi igienico sanitari legati alle caratteristiche delle acque convogliate a mare dai corpi idrici potenzialmente ricche di carichi antropici e/o inquinanti, nelle aree marine protette, nelle Zone A delle aree industriali.

In caso di superamento dei limiti di legge Arpacal dà immediata comunicazione ai Comuni interessati affinché questi, con ordinanza del Sindaco, adottino i divieti temporanei di balneazione e appongano intorno all’area segnaletica idonea a far conoscere il divieto ai bagnanti.

Per saperne di più, leggi il report completo dell’Arpacal


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