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26 settembre 2017

BLOG-Vacanze in Calabria

Riace e la grande festa dei Santi Anargiri Cosma e Damiano


Il 26 settembre, la chiesa cattolica festeggia i Santi Cosma e Damiano, ai quali è dedicata nel piccolo paese calabrese di Riace una delle feste più importanti dedicate ai Medici venuti dall’Oriente.

Due volte l’anno, a maggio e a settembre, nel borgo di origine greco-bizantina affacciato sulla costa jonica famoso per il ritrovamento dei Bronzi arrivano pellegrini da tutta la regione che si recano ad onorare Cosma e Damiano, gli Anargiri, cioè coloro che guariscono senza chiedere compenso, protettori dei medici, dei farmacisti e delle professioni affini come i barbieri, le levatrici e i dentisti.

Essi sono per lo più rappresentati con la palma tra le mani o con gli strumenti della loro arte e il loro culto è molto antico ed esteso a tutto il bacino del mediterraneo, presenta molte affinità con gli dei pagani della medicina, i Dioscuri Castore e Polluce, Asclepio ed Iside medica, e sicuramente era già esistente nei primi martirologi.

L’origine del Santuario di Riace probabilmente risale ad una struttura bizantina collegata con il vicino Monastero di S. Giovanni Theristis, mentre la confraternita dei SS. Cosma e Damiano fu istituita nel 1637 ad opera del vescovo di Squillace.

Nella chiesa Matrice di S. Maria Assunta detta anche chiesa di S. Giacomo situata a qualche chilometro di distanza da Riace Superiore, sono conservate le pregevoli statue dei Santi, di scuola napoletana del Settecento, che due volte l’anno vengono tirate fuori e portate in processione fra Riace Superiore e Riace Marina.

I festeggiamenti nel Santuario di Riace (Reggio Calabria) si fanno risalire al 1669, quando le reliquie di san Cosma furono portate da Roma, ma Cosimo e Damiano furono istituiti Santi Patroni di Riace solo nel 1734.

La festa di maggio anche detta festa del Braccio, coinvolge soprattutto la comunità di fedeli di Riace e si svolge la seconda domenica di maggio, e in ricordo dell’apparizione dei Santi ad un pastorello del posto, le reliquie dei Santi vengono portate in processione al castedu. Una teca d’argento a forma di braccio viene trasportata lungo un itinerario campestre attraverso i sentieri della campagna di Riace, dalla chiesa Matrice fino a raggiungere la spiaggia di Riace Marina.

Una volta giunti sulla spiaggia, la teca viene imbarcata e portata nei pressi di uno scoglio dove la tradizione racconta che sia rimasta l’impronta del piede di San Cosimo, dopo la traversata dal lontano Oriente. Un tempo lungo il tragitto, come rito propiziatorio, i contadini deponevano sulla base della teca fasci di spighe di grano, rami di ulivo e altre piantine.

La festa di settembre, invece, va dal 25 al 27 del mese ed è unica nel suo genere perchè coinvolge non solo moltissimi devoti dei paesi limitrofi che giungono numerosi a piedi al Santuario, ma anche per la grande partecipazione di fedeli Rom e Sinti che da tutta la Calabria e oltre vengono a venerare i loro protettori, i Santi Cosma e Damiano, e anche il Beato Zeffirino martire, il santo Rom di cui si conserva una effigie nel Santuario.

Si tratta del più grande raduno religioso della comunità rom, che diventa la principale protagonista di questa straordinaria manifestazione di religiosità popolare, chiamata comunemente a festa di zingari.

E così da secoli i pellegrini, rom e non rom, pregano, cantano, danzano e portano doni ed ex voto per le grazie ricevute, alcuni devoti trascorrono la notte nella Chiesa matrice, addobbata a festa, perpetuando così l’antico rito dell’incubatio, la pratica magico-religiosa che consiste nel dormire in un’area sacra per ricevere cure o benedizioni oppure per avere apparizioni oniriche.

Probabilmente la presenza degli zingari è dovuta al fatto che una volta gli zingari erano i più importanti mercanti di bestiame e giungevano a Riace per la tradizionale fiera che si teneva in occasione della festa, ma anche ad una sorta di identificazione con i Santi che, secondo tradizione e leggenda, arrivavano dai paesi orientali molto lontani.

Cartteristici di questo culto a Riace sono gli ex voto anatomici, vere e proprie riproduzioni in cera o altro materiale delle parti del corpo guarite dai Santi, gambe, braccia, testa e così via e anche bambinelli, quando riguarda la vita di un bambino infermo da loro salvato. E’ tradizione ancor oggi che alcuni bambini e adulto vestono gli abiti dei Santi per devozione e per grazia ricevuta.

Il 25 mattina incomincia il rito in onore dei Santi Medici, lungo due percorsi paralleli, uno intorno al Santuario e l’altro dentro alla Chiesa Matrice a Riace. Fin dalle prime luci dell’alba da ogni parte della Calabria centinaia di devoti Rom e Sinti giungono al Santuario dove trascorreranno anche la notte, pregando e danzando al suono incessante della tarantella.

Nella paese intanto nella Chiesa Matrice incominciano i festeggiamenti con a calata di santi, in cui le statue di Cosma e Damiano vengono spostate dalla nicchia collocata sopra l’altare centrale, per essere esposte ai fedeli, affinché possano toccarle ed offrir loro gli ex voto.

Il 26 mattina, al termine della veglia, i devoti Rom e Sinti partono dal Santuario, sempre suonando e danzando, per raggiungere la Chiesa matrice dove i Santi stanno per essere portati in processione. I due cortei si uniscono sotto le statue dei Santi Cosma e Damiano, ed è il momento più intenso e liberatorio in cui la gente prega, applaude e le diverse comunità insieme iniziano ad accompagnare i loro protettori al Santuario.

I Rom sono in testa al corteo danzando le tradizionali tarantelle, dietro le donne di Riace, dei paesi limitrofi e delle comunità Rom e Sinti che intonano canti e preghiere. La processione è continuamente interrota da fedeli che offrono doni e porgono i loro bambini verso i Santi.

All’arrivo nel piazzale del Santuario tutti insieme ancora una volta invocano la protezione dei Santi, che vengono posti sulla scalinata per essere mostrati ed ammirati ancora una volta prima di rientrare nella loro nicchia, segnato dallo scoppio dei fuochi d’artificio.

Una volta sistemati i Santi nel Santuario, come per incanto, tutta la comunità Rom scompare.
Annamaria Persico


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