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7 marzo 2016

Società

Rimettersi in gioco tutti per una nuova Politica sanitaria in Calabria


Premesso che il bombardamento sulla Sanità era previsto, premesso che chi abbia avuto la delega del popolo ha fallito non portando le rimostranze dei bisogni della popolazione, sfido chiunque che abbia avuto il placet della popolazione o come si vuol chiamare “il Voto” possa dire di aver fatto l’interesse delle persone malate!

Chi di questi politici e (riaffermo delegati) è andato dall’Ing. Scura a dire: Quanti Dializzati ha il territorio? Quanti casi di Tubercolosi ci sono stati? Di quante sacche di trasfusione si ha bisogno? Quante donne non portano la gravidanza a termine e di conseguenza nascono bimbi prematuri? Quanti malati di tumore ci sono? Quanto persone sono in attesa di radioterapia e chemioterapia? Quanti hanno ischemia cerebrale? Quanti hanno infarti del miocardio? Quanti hanno malattie autoimmunitarie? Quali sono le malattie sociali? Di quante terapie salvavita si ha bisogno? Quanti ragazzi vanno in overdose? Quanti giovani cadono nell’etilismo? Quanti perdono la vita sulla strada? Quante famiglie piangono nelle loro case in silenzio per assistere i loro cari affetti da patologie gravi senza il supporto di una rete adeguata?

I politici rappresentanti del territorio devono andare ad esercitare per ciò che sono stati incaricati e deputati nel vero senso della parola Polis “l’Arte di governare le Società” senza piagnistei.

E’ il momento di voltare pagina: i politici devono chiedere, informarsi, vedere le statistiche di patologie emergenti nel territorio, battere i pugni nelle sedi più opportune e confrontarsi con chi è delegato a costruire una sanità migliore ed affermare che l’architettura della “Casa della Sanità calabrese“ costruita con il Decreto del 03/03/2016 n. 30 non è funzionale, che mancano proposte di soluzioni a importanti bisogni della popolazione affetta da gravi patologie e che ha il diritto alla Salute come sancito dalla Costituzione Italiana.

Mi fanno sorridere i cosidetti politici che tra un autoritratto e un’indignazione si ricordono che bisogna allertare il popolo e occupare la Regione e la colpa è sempre degli altri che non sono stati attenti! Oppure di quelli che parlano sempre di debiti al Comune, alla Provincia, alla Regione, al Governo… Ma ci considerate degli sprovveduti? Nelle piccole famiglie quando ci sono debiti il capo trova una soluzione e questi grandi cervelloni si piangono addosso e non fanno nulla per cambiare?

Qui non c’è ne destra né sinistra, qui c’è solo bisogno di essere curati in una sanità dignitosa e al servizio delle persone sofferenti! Si cambiano gli addendi ma il risultato è lo stesso per cui chi è persona malata deve partire, andare lontano oppure scendere in piazza perché chi ha carpito la buona fede delle persone richiedendo il mandato di rappresentanza non è capace di svolgere il proprio dovere.

Noi siamo a fianco delle le fasce più deboli, e a chi ci chiede una presa di posizione rispondiamo che come organo di rappresentanza siamo sempre con chi vuole portare avanti tali aspettative sulla sanità.

Irene Torchia

Segretario provinciale Fials (Federazione italiana autonomie locali e sanità) Catanzaro

 


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