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2 giugno 2020

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ROVISTANDO NEI CASSETTI di Fiore Isabella: «La pergamena»


Questa volta non mi sono risparmiato, andando al fondo di un cassetto dimenticato dove convivono carte di colore giallo -sporco intersecate, nelle piegature, da sottili fessure come le rughe dell’uomo scavate dal tempo. Carte, che non hanno avuto la fortuna di essere ospitate in comodi cassetti come i vestiti esposti al sole ad ogni cambio stagionale.

Sulla pergamena datata Roma 16 maggio 1922 il decreto del Ministro della guerra, Pietro Lanza di Scalea indirizzato al soldato Isabella Pasquale di Nicola, mio nonno, che lo autorizzava a fregiarsi della medaglia istituita a ricordo della guerra. Sono passati 98 anni e una generazione di mezzo coinvolta anch’essa in una guerra altrettanto sciocca. La stessa mia generazione, ma è una personale costatazione basata sulla mia diretta ma anche indiretta esperienza, non è passata indenne dalla narrazione retorica e mistificatoria della catastrofe immane della guerra.

Per motivi di studio, ho adempiuto, quando avevo 24 anni, alla leva obbligatoria nella seconda metà degli anni 70; avendo gli strumenti logico-cognitivi per interpretare gli atti e studiare i comportamenti, chiesi ad un sottotenente il motivo per il quale, per l’intera mattinata, il mio plotone faceva ripetutamente la spola tra le camerate e le docce, facendoci vestire e svestire in teatrale applicazione dello hayagawari (cambio veloce), una tecnica di cambio fuori scena che permette all’attore di mutare rapidamente di personaggio e quindi di calarsi in più ruoli nel corso dello stesso spettacolo, una dimostrazione di talento attoriale applicata alla formazione delle reclute attraverso il rapido alternarsi dei costumi: dalla tuta mimetica all’accappatoio e via cambiando.

L’ufficiale mi rispose che quei ripetuti ordini e contrordini servivano per “forgiare il carattere dei soldati”. Non ci voleva una mente sopraffina per comprendere che, per carattere, l’ufficiale intendeva il grado estremo di sopportazione dei sottoposti in funzione dell’obbedienza alle regole gerarchiche e l’annullamento di ogni inclinazione delle truppe ad interrogarsi sulle connessioni logiche delle pratiche militari, anche le più banali. Insomma, nulla di più del vecchio sperimentato slogan fascista: “Credere, Ubbidire e combattere”. Per ritornare alla pergamena sdrucita, non deve sfuggire la cornice semantica dentro cui maturavano le parole chiave: Ministero della GUERRA in cui si inscrive l’istituzionalizzazione dei conflitti; il soldato è AUTORIZZATO a fregiarsi della medaglia istituita a ricordo della GUERRA, come se fosse normale che chi la guerra l’ha dichiarata e l’ha fatta combattere ai poveri cristi chieda a questi ultimi se vogliono essere autorizzati a fregiarsi della medaglia a ricordo della catastrofe.

Per farla breve il mio medagliato nonno, nel pieno di una crisi economica che quella guerra aveva pesantemente concorso a provocare, fu costretto, per dare da mangiare ai sei figli, ad emigrare in Argentina dove morì qualche anno dopo in circostanze tragiche. Per me quel documento non è un cimelio da esibire e di cui andare fieri, ma un’occasione per esprimere la profonda personale convinzione, a maggior ragione da nipote di nonno decorato: sulla inutilità della guerra; sui costi degli eserciti, per non parlare dell’ardore sconsiderato di chi ha nominato protettore di quello italiano, l’autore dell’enciclica “Pacem in Terris”; su chi, durante la pandemia, ha giustamente fermato e rallentato l’economia di prima necessità ma nulla ha fatto per convertire la produzione di F35 in produzioni di strumenti utili per proteggere i cittadini, in particolare i nostri nonni, dalla morte.

E, a proposito di nonni, l’ultima riflessione è rivolta a nonno Pasquale e richiama, tralasciando il resto, il punto VI della circolare del 24 Maggio 1915 emanata dal generale Cadorna che recita così: ”La punizione intervenga pronta: l’immediatezza nel colpire riesce di salutare esempio, distrugge sul nascere i germi dell’indisciplina, scongiura guai peggiori e talvolta irreparabili” (La grande menzogna – editore DISSENSi). Grazie nonno per avermi preceduto! Se fossi stato in trincea al posto Tuo, ma munito delle mia irrefrenabile vena critica, probabilmente avrei dovuto, con grande soddisfazione, rinunciare a fregiarmi della medaglia istituita a ricordo di una grande menzogna.
Fiore Isabella


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