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2 aprile 2018

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San Francesco di Paola, il celeste patrono della Calabria e della gente di mare


Il 2 aprile si celebra San Francesco di Paola, istitutore dell’Ordine dei Minimi e patrono della Calabria e della gente di mare.

Amato e venerato in innumerevoli chiese e santuari San Francesco, chiamato affettuosamente dai calabresi anche u viecchiu (il vecchio), u santu patri e u zirrusu (persona dal cattivo carattere), in terra bruzia è festeggiato due volte, in aprile e in maggio.

Il 2 aprile, in quanto è il giorno della sua nascita al Cielo. Tuttavia, non potendosi spesso celebrare come festa liturgica perché quasi sempre ricorre in Quaresima, si festeggia ogni anno anche l’anniversario della sua canonizzazione, che avvenne il 1º maggio del 1519. La notizia, però, arrivò a Paola tre giorni dopo e per questo i festeggiamenti si tengono dall’1 al 4 maggio.

San Francesco nacque il 27 marzo 1416 a Paola, dove visse e operò fino al 1483, quando fu chiamato in Francia alla corte del re Luigi XI, e a Tours morì il 2 aprile 1507.

Francesco ebbe genitori anziani con una forte fede religiosa e particolarmente devoti di san Francesco d’Assisi, che proprio all’intercessione del santo chiesero la grazia di un figlio.

Accolto a 13 anni nel convento francescano di San Marco Argentano (Cosenza), dopo un anno di prova lasciò il convento e proseguì la sua ricerca vocazionale con viaggi e pellegrinaggi, scegliendo infine la vita eremitica. Si ritirò a Paola in una grotta, in un territorio di proprietà della famiglia, dove accorsero molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale.

Con i suoi, costruì una cappella e tre dormitori, decretando la nascita della congregazione eremitica paolana, detta Ordine dei Minimi, e delle sue regole: vivere di elemosine, non possedere nulla di proprio, non toccare denaro e mangiare solo cibi quaresimali.

Guadagnatosi la fama di grande taumaturgo, percorse la Calabria in lungo e in largo, lasciando traccia di sé per miracoli eclatanti, come l’attraversamento dello Stretto di Messina a bordo del proprio mantello perché un traghettatore gli aveva chiesto un prezzo esoso, ma soprattutto per i moltissimi prodigi operati a favore delle persone più povere e bisognose e anche degli animali, a lui carissimi.

La fama di grande taumaturgo, superò ben presto i confini nazionali e Francesco nel 1483 fu chiamato alla corte del re di Francia Luigi XI. Su ordine di papa Sisto accettò l’invito ad Amboise, lasciando, con grandissimo dispiacere dei conterranei e probabilmente anche suo, l’amata Calabria dove non fece più ritorno.

Nei 25 anni in cui visse in Francia ebbe ruoli importanti di intermediazione politica, ma egli rimase un uomo di Dio, un riformatore della vita religiosa, che non esitava a mettersi contro i potenti dell’epoca.

Dopo aver trascorso gli ultimi anni in serena solitudine, morì in Francia a Plessis-les-Tours il 2 aprile 1507. Approssimandosi la sua fine, chiamò a sé i suoi confratelli sul letto di morte, esortandoli alla carità vicendevole e al mantenimento dell’austerità nella regola.

Attualmente, parte delle sue reliquie si trovano presso il Santuario di San Francesco di Paola, meta di pellegrini, provenienti da tutto il mondo.


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