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11 novembre 2020

Storia, miti, leggende e tradizioni

San Martino: patrono dei soldati, dei viaggiatori e dei… cornuti. La festa del vino novello e «l’estate indiana»


Narra la leggenda che Martino di Tours, soldato romano in Gallia che divenne poi vescovo e Santo, vedendo un mendicante seminudo e infreddolito durante un temporale, si fermò e gli donò metà del suo mantello. Di fronte al nobile gesto, il cielo improvvisamente si aprì e apparve il sole, mentre la temperatura divvenne improvvisamente più mite.

Martino, nome di origine latina (Mars-Martis) che significa “consacrato a Marte, il dio della guerra, fu tra i primi santi non martiri proclamati dalla chiesa cattolica, ma è venerato anche da quella ortodossa e da quella copta e si celebra l’11 novembre, giorno dei suoi funerali avvenuti nell’odierna Tours.

Probabilmente a causa della leggenda la sua figura è legata all’estate di San Martino, cioè il periodo di bel tempo che in genere intorno all’11 novembre ci regala l’inverno, in cui i contadini stappano il vino nuovo e completano gli ultimi lavori in campagna. L’estate di San Martino esiste anche nelle culture europee iberofone e francofone e slave, mentre nei paesi anglosassoni viene chiamata indian summer cioè estate indiana.

La festa di San Martino è fortemente legata a riti e usanze della tradizione contadina, il momento in cui da secoli si chiudeva effettivamente la stagione autunnale della semina prima della pausa invernale. Una specie di capodanno (di origine pagana) da festeggiare in cui si rinnovavano i contratti agricoli, si traslocava, si preparavano cibi e dolci particolari e si aprivano le botti per i primi assaggi del vino nuovo, pratica quest’ultima che tuttora si perpetua.

Una curiosità: San Martino è patrono dei soldati della fanteria, dei viaggiatori e degli albergatori ma, in molti paesi, è riconosciuto come il protettore dei cornuti, i mariti traditi. Per l’occasione in varie parti d’Europa si tengono fiere e sagre intitolate ai ‘cornuti e contenti’. Per esempio, in Italia, a Ruviano, paesello del Casertano, è festa grande e per le vie sfilano uomini mascherati con teste di animali dalle corna ramificate.

La spiegazione è legata come sempre alla storia: quando Martino nacque, in Francia vigeva ancora l’influenza dei riti pagani dei celti, che all’inizio di novembre festeggiavano il capodanno con riti sfrenati e lussuriosi, erano frequenti le fiere degli animali con le corna, e anche la popolazione maschile portava elmi con corna di animale attaccate sopra. Pare che nelle feste pagane i mariti traditi venissero presi di mira, diventando «cervi» e scattasse verso di loro una caccia simulata.

In Italia sono più di 100 i comuni in tutta Italia che hanno San Martino come patrono. Tra i comuni che nello stesso giorno festeggiano i cornuti ci sono Ruviano (Caserta), Nepi (Viterbo), Roccagorga (Latina), Grottammare (Ascoli Piceno), Pescasseroli (L’Aquila), San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pescara), Santarcangelo (Rimini), Fara San Martino (Chieti) e altri ancora.
Annamaria Persico


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