sanrocco
16 agosto 2019

Cultura, eventi, spettacoli e sport

San Rocco, pellegrino e taumaturgo. Il culto in Calabria tra arte e devozione popolare


Si festeggia oggi San Rocco, pellegrino e taumaturgo, uno dei Santi più venerati dalla Chiesa Cattolica il cui culto è particolarmente diffuso in Calabria.
Rocco, probabilmente nome di origine celtica che significa «di alta statura», nato a Montpellier (Francia) tra il 1346 e il 1350 e morto a Voghera il 16 agosto 1376, è patrono di numerose città e paesi da Nord a Sud dell’Italia. San Rocco fa parte a pieno titolo del patrimonio cultural-popolare della nostra regione fin dal Medio Evo, quando nel mondo contadino tutti iniziarono ad invocarlo perché proteggesse sia gli animali che gli esseri umani dalla peste, da ogni malattia grave e dai terremoti.

Non si hanno molte notizie certe sulla vita del Santo: si sa che nacque da una famiglia ricca ed era devoto alla Vergine Maria ma presto, morti i genitori, lasciò gli studi universitari e ogni suo avere per mettersi in cammino e aiutare i poveri.

Il pellegrinaggio lo portò in Italia, investita in quel periodo dal flagello della peste e San Rocco, appena ventenne, curava sia i malati che le loro famiglie. Possiamo dire che fu il primo grande volontario della storia, modello di solidarietà umana e di carità cristiana, e toccò probabilmente varie città: Acquapendente, Cesena, Rimini, Roma (dove fu presentato al papa), Treviso, Novara e infine, in quello che doveva essere il suo viaggio di ritorno in Francia, a Voghera.

Qui, malmesso e con la barba incolta, fu carcerato perché riluttante a dare le proprie generalità e morì all’età di 32 anni.
Dalle poche fonti storiche nulla si sa della presenza di San Rocco nel Sud dell’Italia, ma la sua fama di taumaturgo evidentemente era così grande che giunse fino a qui, dove scatenò la fantasia della fede popolare, dando vita a decine e decine di leggende, riti e canti a lui dedicati. L’iconografia ufficiale lo dipinge in genere con un mantello e un bastone, (che rappresenta il pellegrinaggio), accompagnato da un cane (l’amore per gli animali) che secondo la leggenda rubava il pane al suo padrone per portarlo a San Rocco prigioniero.

Il culto di San Rocco, il giovane biondo che compariva all’improvviso per aiutare le persone semplici nei momenti di maggiore difficoltà, è tuttora praticato e diffuso in Calabria: a Catanzaro, Palmi, a Scilla e tanti altri paesi grandi e piccoli.

Particolare e unica nel suo genere è la festa di San Rocco che si svolge a Gioiosa Jonica (Reggio Calabria) ben tre volte l’anno: il 27 gennaio, in ricordo del miracolo della sudorazione della statua, che si verificò nel 1852; il 16 agosto, data liturgica del santo, e l’ultima domenica di agosto.

I festeggiamenti seguono il consueto calendario con novena, preghiere e messe ma la particolarità della festa di San Rocco di Gioiosa Jonica è il ballo votivo, che accompagna la processione dell’ultima domenica di agosto. Nella città addobbata a festa il sabato precedente accorrono devoti da tutta la regione a fare «’a nuttata», la veglia di preghiera presso il Santuario, e poi partecipare alla processione per invocare o ringraziare San Rocco.

Il Santo esce dal Santuario per proseguire fino alla Chiesa Madre per la messa solenne delle 11, procede verso il centro e poi si avvia per il suo rientro al Santuario sempre accompagnato dal ballo votivo dei fedeli, scandito per tutto il tempo (almeno 6 ore) dal ritmo serrato dei «tamburinari» che accompagnano la processione insieme ai suonatori di organetti, tamburelli, zampogne e pipite.

I suonatori battono sempre più forte in un ritmo ossessivo, il santo viene trasportato da una parte all’altra della piazza, fino alla soglia della chiesa e poi di nuovo fra la gente che lo invoca. Tra grida e lacrime, infine il Santo ritorna finalmente al Santuario nella sua nicchia, in attesa della prossima processione.
Annamaria Persico


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