solstizio
21 dicembre 2018

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Solstizio d’inverno 2018: la notte più lunga dell’anno è incantevole con luna di ghiaccio e sciami di Ursidi


Oggi 21 dicembre, precisamente alle ore 23:23 ora italiana, è il soltizio d’inverno. Inizia ufficialmente la stagione più fredda e sarà la notte più lunga dell’anno, con il sole che sorgerà alle 7.36 del mattino e tramonterà alle 16.44 accompagnata quest’anno da bellissimi fenomeni astronomici da ammirare anche ad occhio nudo.

All’alba del 22 dicembre, il giorno dopo il solstizio e in concomitanza con la luna piena, sarà visibile la congiunzione tra Giove e Mercurio. I due pianeti sorgeranno insieme sull’orizzonte orientale, nella costellazione dell’Ofiuco, seguiti dalla stella Antares dello Scorpione.

La Luna piena, cosiddetta di ghiaccio per la particolare coincidenza con il solstizio, sorgerà alle 18:50:27 e si potrà osservare, tempo permettendo, nella sua maestosa bellezza per tutta la notte tra il 21 e 22 dicembre insieme allo sciame di meteore delle Ursidi.

Il significato spirituale del solstizio d’inverno è ancestrale e affascinante: da sempre nella notte più lunga, ancor prima dell’avvento del Cristianesimo, si celebra proprio la luce, l’energia vitale e la sua attesa legato alla crescita, allo sviluppo e al progresso. E’ il periodo di riflessione, di bilanci e di attesa, ricordandoci che tutto ciò che abbiamo fatto finora presto porterà a raccogliere i frutti del nostro lavoro.

Il solstizio, dal latino sol (sole) e stitium (sistere cioè fermarsi), è in astronomia il momento in cui il sole, nel suo moto apparente lungo l’eclittica, raggiunge il punto più basso all’orizzonte, dando luogo al giorno più breve dell’anno con 9 ore e 7 minuti di luce. Dal 21 dicembre in poi però, e fino al solstizio d’estate del 2018, le ore di luce inizieranno di nuovo pian piano ad aumentare.

Non tutti sanno che la data del giorno di Natale fu fissata al 25 dicembre da Papa Giulio I proprio per ragioni legate al solstizio, come antica festa pagana del sole. Si trattava probabilmente di sostituire le tradizioni del passato con le celebrazioni cristiane. Nel mondo germanico il solstizio d’inverno corrisponde a Yule, mentre nella tradizione druidica si parla di Alban Arthan, la festa della Luce di Re Artù.

Gli antichi Saturnali affondavano le proprie radici in tradizioni religiose che si perdono nella notte dei tempi e che richiamavano la rinascita del sole e il ritorno della luce come fonte di energia e simbolo di potere.

Con il solstizio d’inverno si lasciano alle spalle l’oscurità e il caos dell’anno passato e ci si prepara ad accogliere un nuovo anno ricco di prosperità. Le feste pagane del solstizio d’inverno richiamavano soprattutto l’importanza della trasformazione e della rinascita. Tra i simboli antichi del solstizio troviamo il vischio, che richiama la vita e la rigenerazione.

Il solstizio d’inverno ancor oggi così come nell’antichità, continua ad avere un fascino misterioso e a rappresentare un momento molto importante nella vita di tutti, una sorta di passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla vita, che veniva celebrato dalle popolazioni di ogni latitudine del mondo con rituali trasformati poi nelle tradizioni natalizie che ancor oggi conosciamo.
Erano culti di concezione solare, dai Celti con i loro rituali che si svolgevano presso i monoliti di Stonehenge, Yule degli antichi popoli germanici fino al Sol Invictus dei pagani, ai Saturnalia dei Romani e al Natale dei cristiani.

Soprattutto dei Saturnalia romani, secondo Catullo i giorni più belli dell’anno, e quindi allo scorrere del tempo, troviamo tracce importanti nelle nostre tradizioni natalizie. Dal 17 dicembre fino a gennaio nell’antica Roma c’erano le feste di Eponalia, Opalia, Sigilllaria, Divalia, Larentalia e altre ancora.

In quei giorni era concesso di tutto, in un clima di otium piuttosto goliardico: grandi mangiate, addirittura degli schiavi coi padroni, scambio di auguri, piccoli doni, figurine in terracotta e cera e pane di tante qualità. E nelle case, illuminate da candele che stavano accese per tutto il tempo della festa, si trascorrevano le giornate fra banchetti a base di maialini arrosto, bagni caldi e lunghe partite a dadi.


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