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21 ottobre 2018

Cultura, eventi e spettacoli

Tesori di Calabria: è tornata «a casa» la preziosa Laminetta aurea di Hipponion


La Laminetta aurea di Hipponion è ritornata, dopo essere stata esposta alla prestigiosa rassegna L’immagine invisibile di Paestum, nella sua affascinante casa, il Museo Archeologico Nazionale Vito Capialbi di Vibo Valentia che ha sede nel castello normanno-svevo.

La Laminetta Orfica è uno dei più preziosi reperti archelogici rinvenuti in Calabria e per fortuna qui rimasti, così da essere ammirati e studiati nei luoghi d’appartenenza.

Come si legge nel sito della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia, «Rinvenuta sul petto di una donna sepolta nella tomba a cappuccina n. 19 della necropoli dell’INAM, la sottile laminetta d’oro era ripiegata su se stessa, quasi a celarne il contenuto. Tra gli elementi di corredo della sepoltura sono stati ritrovati anche alcuni vasi a vernice nera (due bolsal, due skyphoi, due lekytho) ed alcuni acromi (un’olpetta ed un’idria), insieme a due lucerne, alcuni oggetti di ornamento e un anello d’oro nell’anulare sinistro. Tutti materiali databili al V sec. a. C.

E’ ovvio immaginare quanto l’attenzione degli studiosi si sia concentrata in questi anni sul prezioso testo greco, scritto su sedici righe, che impartirsce una serie preziosa di istruzioni alla defunta sul comportamento da tenere una volta giunta nell’oltretomba. Il documento si inserisce a pieno titolo tra le testimonianze epigrafiche più rilevanti del mondo greco e che in ambito calabrese sono rappresentate da sette esemplari, di cui cinque rinvenute a Thurii ed una a Petelia.

La laminetta ipponiate è tra le più complete nel testo e soprattutto proviene da uno scavo condotto scientificamente, contrariamente alle lamine turine (frutto di scavi condotti nell’800) ed a quella di Petelia (proveniente da una collezione privata e quindi fuori da un contesto scientifico). La datazione della laminetta scaturisce da quella dei vasi a corredo della tomba, ma è avviata una ulteriore analisi dei suoi elementi paleografici per definirne con certezza la sua cronologia, attualmente fissata tra la fine del V e la prima metà del IV sec. a. C.

Il messaggio scritto sulla lamina d’oro evoca lo scenario dell’oltretomba nel momento in cui la defunta è in procinto di giungervi; quì essa dovrà rivolgersi ai custodi con parole simbolicamente allusive alla sua condizione privilegiata, perchè iniziata alla religione orfica. La defunta dovrà immediatamente dichiarare la sua necessità di bere l’acqua alla Fonte di Mnemosyne (la Memoria) e non a quella dell’Oblio, dove si dirigono a bere gli altri defunti; bevutane l’acqua di Mnemosyne la sua anima lascerà l’Ade per conoscere la sorte privilegiata degli iniziati all’orfismo. Qui l’acqua della Memoria, contrapposta a quella dell’Oblio, rappresenta l’unica via della salvezza, il vero antidoto alla morte».

A Mnemosyne è sacro questo (dettato): (per il mystes) quando sia sul punto di morire.
Andrai alle case ben costrutte di Ade: v’è sulla destra una fonte
accanto ad essa si erge un bianco cipresso;
lì discendono le anime dei morti per avere rifrigerio.
A questa fonte non accostarti neppure
ma più avanti troverai la fredda acqua che scorre
dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi custodi
ed essi ti chiederanno, in sicuro discernimento,
che mai cerchi attraverso la tenebra dell’Ade caliginoso.

Dì: “(Son) figlio della Greve ed del Cielo stellato
di sete son arso e vengo meno… ma datemi presto
da bere la fredda acqua che viene dal Lago di Mnemosyne”.
Ed essi son misericordiosi per volere del sovrano degli Inferi
e ti daranno da bere (l’acqua) del Lago di Mnemosyne;

e tu quando avrai bevuto
percorrerai la sacra via su cui anche gli altri
mystai e bacchoi procedono gloriosi”.


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