Federico Arcuri, Francesco Antonio Caporale e Salvatore Piccoli
12 novembre 2016
Federico Arcuri, Francesco Antonio Caporale e Salvatore Piccoli

Reportage associazione culturale

Tributo a Salvatore Piccoli, a quattro anni dalla sua scomparsa


Il 12 novembre di quattro anni fa, ma sembra ieri, veniva a mancare all’età di 60 anni, Salvatore Piccoli, poeta, narratore e studioso di storia locale. Vogliamo ricordarlo, riproponendo questo articolo pubblicato sul numero 21/22 (1-30 Novembre 2012) di reportage

Mi piace ricordarti così, Salvatore, amico mio carissimo e sfortunato. Così come sei in questo fotogramma di un esterno giorno (15 settembre) a Corazzo, con quello sguardo felice, un po’ da monaco e un po’ da brigante.

In quella occasione ti presentai Tonino Caporale (al centro della foto), pittore e scultore lametino di straordinaria sensibilità e bravura, e la moglie Caterina che avevo accompagnato al cenobio, facendo affidamento come sempre sulla tua disponibilità a raccontare loro la meravigliosa storia del convento, di cui fu abate Gioacchino da Fiore e fra le cui mura, diversi secoli dopo, soggiornò il filosofo cosentino Bernardino Telesio.

Tu di Corazzo conoscevi ogni angolo, ogni pietra, amavi aggirarti nel chiostro come l’ultimo guardiano del monastero, mite e scrupoloso custode di tracce e memorie medievali che l’incuria dell’uomo e l’indifferenza dei politicanti hanno nel corso degli anni contribuito in parte ad occultare.

A te si deve, carissimo amico mio, se la storia di Corazzo non è caduta definitivamente nell’oblio, se in questi ultimi anni sono arrivate scolaresche e comitive di turisti da ogni parte della regione a visitare, quasi sempre confortati ed illuminati dalle tue parole, gli imponenti ruderi.

Hai scritto tanto su Corazzo: articoli e libri che hanno suscitato interesse e consensi. Recentemente ti sei dedicato ad approfondire la conoscenza del Beato Gioacchino, partecipando non senza qualche sacrificio ai seminari organizzati a San Giovanni in Fiore dal Centro Internazionale di Studi Gioachimiti.

Tutto questo tuo sapere non lo hai mai tenuto per te, non sei mai stato un intellettuale chiuso nell’eburnea torre: ti è sempre piaciuto condividere il frutto di tante giornate e nottate trascorse a decifrare manoscritti, consultare volumi, verificare nomi e date, con gli altri, soprattutto con i più giovani, a cominciare dai tuoi splendidi figli Benedetta ed Antonio.

Grazie per avermi onorato della tua fraterna amicizia, sarai sempre nel mio cuore.
Federico


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