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23 febbraio 2016

Politica

Tripodi: «Cosa aspetta Oliverio a rescindere subito il contratto con la Tecnis?»


Premessa: la Tecnis è l’impresa edilizia con la quale il presidente della Regione Calabria, Oliverio, ha firmato un contratto di programma per la costruzione dei due nuovi ospedali calabresi (quello di Rossano e quello di Palmi) per un importo che ammonta a centinaia di milioni di euro.

Ricordo a chi non lo sa che tra i lavori più importanti appaltati dalla Tecnis c’è il viadotto Scorciavacche, sull’autostrada Palermo-Agrigento, salito alla ribalta delle cronache per essere franato una settimana dopo essere stato inaugurato.

Ebbene, nell’ottobre dello scorso anno nell’inchiesta sulla corruzione e le tangenti Anas, denominata «DAMA NERA», furono coinvolti i vertici della società Tecnis. Infatti, gli imprenditori Mimmo Costanzo e Concetto Bosco, massimi dirigenti e proprietari della Tecnis, furono mandati agli arresti domiciliari dalla Procura della Repubblica di Roma.

Vista la gravità del provvedimento giudiziario e considerato il coinvolgimento dei massimi vertici della Tecnis ho chiesto al Presidente della regione Oliverio di procedere alla revoca del contratto di programma con la Tecnis, visto il marcio che stava venendo fuori dall’inchiesta della Procura di Roma.

Oliverio non fece alcuna revoca ma anzi comunicò che intendeva sottoscrivere un apposito protocollo di legalità (sic!) con la Tecnis, protocollo che, detto per inciso, doveva essere siglato oltre un anno prima ma era stato sempre rinviato.

Ma non basta. Qualche settimana dopo, esattamente nel novembre 2015, la Prefettura di Catania ha emesso nei confronti della Tecnis un provvedimento di interdittiva antimafia. Un provvedimento di assoluta gravità evidentemente dettato da ragioni forti, ancorché coperte da segreto d’ufficio.

Per tutta risposta Oliverio, invece di prendere atto dell’impossibilità di procedere con il contratto con la Tecnis e di decidere finalmente di garantire la legalità con i fatti e non con le chiacchiere, procedendo, come da più parti richiesto, alla revoca del contratto con l’azienda colpita da interdittiva antimafia, manda il suo delegato alla Sanità, Franco Pacenza, e i dirigenti regionali ad incontrarsi a Roma con il commissario della Tecnis prof. Saverio Ruperto e comunica che presto avrebbe incontrato il Commissario stesso per definire un cronoprogramma dei lavori.

Tutto ciò facendo finta che l’interdittiva antimafia non esistesse, alla faccia dei proclami di legalità, trasparenza e lotta alla mafia.

Oggi scoppia una nuova bomba e a seguito di un’inchiesta condotta dai carabinieri del ROS e dalla Procura di Catania scatta il sequestro delle quote della società Tecnis, per un importo di 250 milioni di euro, per «infiltrazioni mafiose».

In tal senso, un comunicato dei carabinieri parla di «asservimento del gruppo imprenditoriale alla famiglia catanese di Cosa nostra, alla quale sono state garantite ingenti risorse economiche ed è stata consentita l’infiltrazione del redditizio settore degli appalti pubblici».

Dai documenti dell’inchiesta emerge un quadro allarmante ed inquietante. Francamente non si comprende cosa aspetti ancora la Regione Calabria, nella persona del suo presidente Oliverio, a provvedere alla rescissione immediata del contratto con la Tecnis anche per far valere un principio di autotutela in presenza di una realtà così grave e sconvolgente.
Michelangelo Tripodi
Segretario regionale del PCdI


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