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15 aprile 2017

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Viaggio intorno all’uovo di Pasqua: da Fabergè alla Calabria arbëreshë


Che sia semplicemente sodo, inserito sulla cuzzupa, di cioccolato, o decorato, l’uovo da sempre è il simbolo della vita.

Un’antichissima tradizione della Calabria arbëreshë di rito greco-bizantino, tipica anche dei paesi balcanici e greco-ortodossi in genere, è quella di preparare vetë të kuqe, e cioè le uova colorate di rosso, simbolo della Passione.

Si colorano il Giovedì Santo, utilizzando la buccia rossa delle cipolle, e con esse si abbellisce la casa e si decorano i panaret, pani pasquali, per poi consumarle il Sabato Santo dopo il Gloria, quando il suono delle campane annuncia che Cristo è risorto.

Ma la sacralità dell’uovo è cosmogonica, presente in tutti gli angoli del globo dai tempi più remoti. Ne abbiamo traccia presso gli Egizi, ma già i Persiani nei riti della primavera avevano l’abitudine di scambiarsi in dono le uova di gallina. E poi naturalmente tra i Greci, che tanto influenzarono la nostra civiltà, per i quali l’arrivo della bella stagione era una sorta di Capodanno, da festeggiare con cerimonie e riti propiziatori usando particolari cibi e uova.

Tradizioni riprese dagli antichi Romani, che come rito seppellivano nei loro campi uova dipinte di rosso per chiedere agli dei un buon raccolto e del resto è loro la famosa frase omne vivum ex ovo, ogni vivente deriva da un vivente.

Il Cristianesimo recepì molti di questi riti pagani e nella Pasqua, che cade tra il 25 marzo ed il 25 aprile nella prima domenica successiva al Plenilunio che segue l’Equinozio di primavera, celebriamo ancora oggi la la rinascita della vita nella resurrezione di Cristo.

La tradizione del dono delle uova continuò nel Medioevo e poi si affermò soprattutto nel centro Europa, paesi in cui si iniziò a decorarle e a crearne di artificiali o ricoperti di oro e argento.

Dobbiamo però aspettare il Settecento per avere l’uovo di Pasqua per eccellenza, quello di cioccolato. Pare che sia stato Luigi XIV, che non si faceva mancare nulla, a chiedere ai suoi maitre chocolatier di realizzarne uno da donare alla moglie.

Ricordiamo che le prime uova di cioccolato erano piene e solo nel 1789 fu scoperto il conchage, la tecnica per fabbricarlo vuoto all’interno. Il primo uovo con sorpresa fu creato nel 1883 dall’orafo Fabergè che ricevette dallo zar il compito di preparare un dono speciale per la zarina Maria, un uovo di platino smaltato di bianco contenente un ulteriore uovo in oro, il quale conteneva a sua volta una riproduzione della corona imperiale ed un pulcino d’oro.

Da allora si diffuse l’abitudine di regalare uova con sorpresa, in particolare di cioccolata che ormai venivano prodotte in fabbrica a prezzi non elevatissimi.
Annamaria Persico


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