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4 luglio 2026

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51 anni dall’assassinio del giudice Francesco Ferlaino: memoria, giustizia e nuove prospettive educative


Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rende omaggio al giudice Francesco Ferlaino, primo magistrato assassinato dalla criminalità organizzata in Calabria, ucciso il 3 luglio 1975 a Lamezia Terme. A cinquantuno anni dal suo assassinio, la sua figura continua a rappresentare un riferimento imprescindibile per quanti riconoscono nella giustizia, nella tutela dei diritti fondamentali e nella fedeltà alle istituzioni democratiche i pilastri della convivenza civile.

La memoria di Francesco Ferlaino non può esaurirsi nella celebrazione di un anniversario. Essa interpella la coscienza collettiva e invita a riflettere sul significato autentico del servizio pubblico, sul valore dell’indipendenza della magistratura e sulla responsabilità di chi, anche nei momenti più difficili della storia del Paese, ha scelto di anteporre il dovere a ogni interesse personale.

La vicenda professionale del magistrato appare oggi di straordinaria attualità. In un periodo storico in cui la ‘ndrangheta era ancora considerata prevalentemente un fenomeno circoscritto al territorio calabrese, Francesco Ferlaino comprese con rara lucidità la sua evoluzione verso una struttura criminale capace di intrecciare violenza, interessi economici, relazioni sociali e condizionamento delle istituzioni. Le sue indagini e il suo impegno nei processi contro le organizzazioni mafiose anticiparono una lettura che soltanto molti anni dopo sarebbe diventata patrimonio consolidato della magistratura e della ricerca scientifica: le mafie non sono soltanto organizzazioni criminali, ma sistemi di potere che minacciano i diritti, la libertà economica e la qualità della democrazia.

Esiste, tuttavia, un elemento che merita ancora oggi una riflessione profonda. Dopo oltre mezzo secolo, il delitto di Francesco Ferlaino resta privo di una verità giudiziaria definitiva. L’assenza di responsabili condannati non costituisce soltanto una ferita aperta nella storia della magistratura italiana, ma richiama il dovere delle istituzioni, della scuola e della società civile di continuare a interrogarsi sulle pagine irrisolte della nostra storia repubblicana. La memoria, infatti, non può limitarsi alla conservazione del passato: deve diventare ricerca, studio, confronto critico e costruzione di una coscienza democratica capace di respingere ogni forma di indifferenza.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene che proprio la scuola debba raccogliere questa eredità culturale. Ricordare Francesco Ferlaino significa educare gli studenti a riconoscere il valore della responsabilità personale, dell’etica pubblica e del coraggio delle scelte. Significa comprendere che la difesa dei diritti umani non coincide esclusivamente con la tutela delle libertà individuali, ma richiede istituzioni credibili, cittadini consapevoli e una cultura della legalità alimentata quotidianamente attraverso la conoscenza.

Per questo il CNDDU propone l’istituzione del “Quaderno nazionale Francesco Ferlaino – Memorie che generano futuro”, un archivio digitale permanente affidato alle scuole italiane, nel quale ogni 3 luglio studenti e docenti possano raccogliere riflessioni, ricerche, documenti, interviste ed elaborati dedicati ai servitori dello Stato che, con il proprio lavoro e spesso con il sacrificio della vita, hanno contribuito alla difesa della giustizia, della libertà e dei diritti umani. L’iniziativa intende trasformare la memoria in un patrimonio vivo, condiviso e in continua evoluzione, capace di mettere in dialogo le nuove generazioni con la storia della Repubblica.

Francesco Ferlaino appartiene a quella schiera di uomini delle istituzioni che seppero leggere il proprio tempo con uno sguardo rivolto al futuro. Restituire piena centralità alla sua figura significa colmare una lacuna della memoria pubblica nazionale e offrire ai giovani un modello di integrità morale, competenza professionale e autentico senso dello Stato. Solo una memoria consapevole può infatti trasformarsi in responsabilità civile e in autentica educazione ai diritti umani.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU


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