Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene necessario tornare a riflettere, con maggiore profondità e senso di responsabilità civile, su quanto sta accadendo a Lamezia Terme in relazione ai servizi di assistenza destinati alle persone con disabilità. Le notizie apparse sulla stampa e le prese di posizione delle associazioni ANGSA e Oltre l’Autismo restituiscono il quadro di una fragilità sistemica che non può essere archiviata come una semplice difficoltà gestionale o come un fisiologico ritardo amministrativo.
La questione della continuità assistenziale, evocata con forza dalle famiglie, non è un tecnicismo riservato agli addetti ai lavori. È, al contrario, il cuore stesso del diritto all’assistenza. Per una persona con disabilità, e in particolare per chi vive una condizione di non autosufficienza o rientra nello spettro autistico, la stabilità degli interventi educativi e socio-assistenziali rappresenta un presupposto essenziale per il benessere, l’autonomia possibile e l’equilibrio emotivo. Ogni interruzione, ogni incertezza, ogni cambio improvviso di operatori o di modalità di supporto produce effetti che ricadono direttamente sulla persona e sul suo nucleo familiare, spesso già esposto a un carico emotivo e organizzativo rilevante.
In questo contesto, il nuovo bando per l’assistenza domiciliare e il rinvio di un tavolo permanente di confronto con le associazioni appaiono come segnali di una distanza ancora troppo marcata tra le procedure amministrative e la realtà quotidiana dei bisogni. La richiesta di accesso agli atti sui fondi destinati alla disabilità, così come le domande di trasparenza avanzate dalla società civile, non possono essere lette come atti di contrapposizione, ma come espressioni legittime di partecipazione democratica. Quando si parla di risorse pubbliche destinate ai diritti fondamentali, la chiarezza non è un favore concesso, bensì un dovere istituzionale.
Come docenti impegnati nell’insegnamento dei Diritti Umani, non possiamo non sottolineare che la disabilità interpella la coscienza collettiva di una comunità. Ridurre il dibattito a una questione di fondi disponibili o di scadenze annuali significa perdere di vista la dimensione umana e costituzionale del problema. I progetti di vita indipendente, il “Dopo di noi”, l’assistenza domiciliare e gli interventi per la non autosufficienza non sono compartimenti stagni, ma parti di un’unica visione che dovrebbe accompagnare la persona lungo l’intero arco della sua vita, nel rispetto della sua unicità.
L’assenza di una programmazione stabile e partecipata rischia di trasformare i diritti in concessioni temporanee, esponendo le famiglie a un senso di precarietà che mina la fiducia nelle istituzioni. È proprio questa fiducia, invece, che andrebbe ricostruita attraverso un dialogo continuo, strutturato e sincero tra amministrazioni, associazioni, operatori e cittadini.
Lamezia Terme si trova oggi di fronte a una scelta che non è solo amministrativa, ma profondamente culturale. Decidere come prendersi cura delle persone con disabilità significa decidere che tipo di comunità si vuole essere. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica che le istituzioni locali sappiano cogliere questa occasione per riaffermare, con atti concreti e non rinviabili, che la dignità, la continuità dell’assistenza e la partecipazione non sono variabili negoziabili, ma pilastri irrinunciabili di una società autenticamente inclusiva.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
