Onorevole Furgiuele, mi consenta di commentare, da educatore e da uomo libero, la Sua precisazione, apparsa sui giornali locali, a proposito della pratica della “remigazione” che Lei auspica con patriottica veemenza.
Per non essere superficiale nel mio umile commento, ho consultato tutti i dizionari messi a disposizione dai motori di ricerca e dai dizionari cartacei, che ancora conservo, per trovare, una qualche affinità al termine “remigrazione”. Purtroppo, ovviamente per Lei,non ho trovato alcun accostamento al significato che Lei dà: remigrazione non è odio, non è discriminazione, non è esclusione”. Ho fatto riferimento anche all’Accademia della Crusca che la definisce “MIGRAZIONE INDIETRO” ovvero “ritorno al luogo di origine in seguito ad una precedente migrazione, ma rilanciata per indicare in forma eufemistica il significato di espulsione forzata, deportazione di massa di persone con una storia di migrazione”.
A parte la definizione “Cruschiana” fatico, a comprendere come “difendere la propria cultura, proteggere ciò che ci ha resi unici come popoli, custodire la memoria, le radici e l’identità e costruire un futuro coerente con i nostri valori ” debba passare attraverso il foglio di via ad esseri umani che cercano risposte ai loro bisogni di sopravvivenza e di cui, visto che non facciamo più figli, abbiamo un disperato bisogno.
E poi, caro On. Furgiuele, non sente stridere la soluzione che Lei prospetta con quell’immagine di San Francesco che sormonta l’insegna della Sua segreteria politica a Sambiase di Lamezia Terme? Se Lei fosse informato e non scollegato dalla storia sublime del Santo protettore della Calabria, che Lei ha tanto a cuore, si renderebbe conto che la Sua narrazione sconfessa completamente il significato del miracolo del mantello, messo in atto per attraversare il mare; operazione di ordinaria umanità se non fosse stata negata dal barcaiolo ostile. Non vorrei che, sposando le ragioni malinconiche del contro-esodo, sarà, casomai non riuscisse a trovare il filo inscindibile della fede in Dio con il rispetto per l’umanità intera, costretto a sostituire l’immagine del Santo di Paola con quella di Pietro Colosa, l’ostile traghettatore che gli negò la barca.
Fiore Isabella
