capodanno
28 dicembre 2025

Prima pagina

Capodanno in Calabria: sacre fritture, salsiccia e melograni i cibi portafortuna


In Calabria i menù di San Silvestro e Capodanno non hanno regole ferree e possono essere sia a base di pesce che di carne, ma il comune denominatore è sempre uno: quello dell’abbondanza.

Perciò bando alla tirchieria (l’avarizia) e via libera a grandi tavolate con ogni ben di Dioformaggi e verdure varie, le immancabili grispelle fritte, dolci o salate, i primi piatti della tradizione con pasta fatta in casa, i secondi con pesce fresco o anche baccalà e stoccafisso, e ovviamente quelli a base di carne di maiale che da tradizione viene macellata in questo periodo e consumata fresca.

Il tutto da innaffiare con una selezione di buoni vini calabresi, per accompagnare ogni cibo dall’antipasto al dolce.

Il piatto calabrese portafortuna tipico di Capodanno è senz’altro sazizzi e rapi affucati, cioè cime di rapa stufate insieme a tocchetti della tipica salsiccia con peperoncino dolce o piccante, che alle nostre latitudini prende il posto del nordico cotechino.

Chi non ama il sapore forte d”i rapi, può mangiare la rossa e benaugurante salsiccia semplicemente arrostita, accompagnata da abbondanti patate mpacchiuse della Sila.

Pranzi e cenoni si concludono con i dolci tradizionali a base di miele, fichi secchi e noci, e la frutta del buon augurio come il melograno e l’uva, fresca o secca, che rappresentano la ricchezza.

Le nostre tradizioni culinarie di Capodanno probabilmente arrivano dai nostri avi romani e risalgono a quando Giulio Cesare, nel 46 a.C. introdusse il Calendario Giuliano che stabiliva che l’anno nuovo iniziasse il primo gennaio, in cui si festeggiava il Dio Giano.

E i Romani, anche nelle province più lontane, iniziarono a festeggiarlo invitando a pranzo gli amici e scambiarsi in dono miele, datteri e fichi e ramoscelli d’alloro, detti strenne, come augurio di fortuna e felicità.

Ma per i Romani c’erano anche le feste di chiusura dell’anno, i Saturnalia dedicati a Saturno, che prevedevano sontuosi banchetti per tutti, cibo grasso e vino, particolari focacce e gozzoviglie varie di buon auspicio per il nuovo anno. Festeggiamenti insomma all’insegna dell’abbondanza e dell’allegria, in tutto simili al nostro San Silvestro.

Da qui le varie usanze del Capodanno al Sud e in Calabria dove, esattamente come nell’antica Roma, si usa ancora accendere i falò e sparare i botti per scacciare gli spiriti maligni, indossare qualcosa di rosso per allontanare la paura, gettare via le cose vecchie come eliminazione fisica del male, mangiare determinati cibi come lenticchie, melograno e uva, fritture e soprattutto della buona e grassa carne di maiale simbolo di abbondanza e buon auspicio per l’anno che sta per arrivare.
Annamaria Persico (articolo già pubblicato su Reportage il 31 dicembre 2017)


Leggi anche...



News
Giro d’Italia: Narvàez vince la spettacolare...

di GIAMPIERO SCARPINO L'ecuadoriano Jhonatan Narváez (UAE Team Emirates) ha vinto in...


News cultura, spettacolo, eventi e sport
A Lamezia «Grunge Stories»: il 14 maggio decimo...

Giovedì 14 maggio, alle 19, nuovo live & talk per la rassegna promossa da Il Santo...


News
«Artigianato a scuola»: il Maresca di Catanzaro...

CATANZARO - C’è anche un istituto superiore di Catanzaro tra le 40 scuole che il prossimo...


News
Fondimpresa Calabria, il roadshow riparte da...

Al centro del secondo incontro del roadshow regionale, la formazione continua come...