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2 novembre 2025

News

CATANZARO. «In Contrada Petricciolo Alli ostaggi dell’inefficienza amministrativa»: lettera aperta della signora Anna Leone


Si stanziano fondi per contrastare il degrado nei quartieri Sud della città. Bene, benissimo, fin qui. Mi piacerebbe conoscere, altresì, quale sia il criterio di valutazione del degrado, se oltre all’indecenza, il pericolo costante e il rischio per l’incolumità delle persone, abbia una priorità nella scelta delle aree si cui intervenire Ci sono quartieri come il mio, Contrada Petricciolo Alli, affidati alle cure della natura e del fato. Quartiere senza latitudine evidentemente, sconosciuto anzi non riconosciuto degno ancora una volta, di essere parte integrante del territorio cittadino. A ricordarlo, finché la salute ce lo consentirà, ci siamo sempre noi. Io e Tommaso. Voci incessanti di una comunità fantasma che disturberà i giorni e le notti della politica selettiva e indifferente. La disabilità si muove piano forse ma la dignità, indomita, non si fermerà davanti a questo ostacolo odioso. L’incuria e il degrado ci stanno costringendo a non poter più uscire da casa, a guardare dalla finestra la strada che va sempre più giù pronta a crollare alle prime piogge, a negarci in caso di necessità anche i soccorsi e a impedirci una vita quotidiana meno tortuosa in una vita che è giàimpervia di suo.

Provo a fare la cronaca di un giorno della mia vita, tanto sono tutti uguali. Mi alzo presto, mi sforzo di farlo prima di mio marito per non perdermi lo spettacolo dell’alba, mi concedo un’ora, un’ora e mezza di meditazione per preparare mente e corpo al decorso di un giorno che so già avere poco da offrire. Con una tazzina di caffè e il sole che si annuncia con mirabili sfumature di colori, il mondo invita ancora alla speranza. Infonde l’energia giusta per iniziare la battaglia quotidiana, non potrei farne a meno. La sola operazione di entrare in macchina è la prima prova da superare.

Avete mai provato a sollevare una sedia a rotelle e infilarla nel cofano di una macchina? Ecco, immaginate che a farlo è una donna di un metro e 58 centimetri per 58 chili. La mattinata prevede di recarci aun presidio sanitario per una visita, posti auto riservati puntualmente occupati, l’inevitabile ricorso all’aiuto di buoni samaritani che mi aiutino a fare scendere Tommaso per poi lasciarlo in un posto riparato e ricominciare la caccia al parcheggio. Il mattino è stato superato ma il sole è ancora lì da qualche parte, che sia nascosto fra le nuvole o meno, è ancora , a rincuorarmi, a caricarmi, a ricordarmi che il peggio deve ancora venire. Il pomeriggio è l’ostacolo più difficile da superare, mi viene in aiuto un libro, un po’ di TV ma al sole non basta, a Tommaso non basta e neanche a me.

Potremmo passeggiare su per il quartiere, fermarci a chiacchierare con un vicino ma è impossibile e allora che si fa? Si naviga un po’, a caccia di notizie che visto come va il mondo, deprimono ancora di più. Verto sulle notizie della mia città e mi imbatto nel Sindaco. Lo guardo mentre illustra i lavori in corso di una qualche via della città, magnificare questa o quella iniziativa e sono contenta, davvero, non mento. Però, Sindaco, lei deve capire la mia delusione, sarà la stanchezza, l’illusione di dover aspettare ancora o di non farlo più. Non si offenda se le dico che la sua visione delle cose è fuori dalla realtà vera, scusi il rafforzativo. C’è un mondo che lei non vede, persone che non vivono, sopravvivono, situazioni che contraddicono i valori con cui si è presentato alla città. Intanto il sole è calato. Sulle nostre vite, su una strada che conduce alla prigione forzata e sulle coscienze di chi non riconosce quanto fatica costi per qualcuno, superare un altro giorno di vita negata. E allora buonanotte Sindaco e che fra i suoi sogni, ce ne sia uno rivelatorio sul destino dei suoi cittadini, che siano fragili o meno e anche del suo. Ricominci da quella campagna elettorale a cui in tanti hanno creduto e rivolga alle priorità la sua attenzione. Il decoro urbano, non implica per forza che persone e quartieri disastrati siano il tappeto sotto cui nascondere la polvere dell’inciviltà.

Non chiedo che la strada venga ricostruita con mosaici ravennati, chiedo la sicurezza, l’incolumità perché non accada la tragedia, chiedo che ci venga restituita la possibilità di vivere nella decenza, che venga rispettato quel diritto sacrosanto alla vita, al poter almeno guardare un raggio di sole respirando l’aria aperta e non filtrare tutto attraverso una finestra.

Anna Leone 


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