Alle 5 del mattino a Lamezia Terme, aspettavo “MUSA”, pseudonimo scelto dal mio bracciante maliano, regolarmente assunto, che il giorno prima mi aveva suggerito di fare l’orticello di dimensioni contenute per proteggerlo meglio dall’assalto dei cinghiali, i nuovi Lanzichinecchi senza picche, alabarde e spade alla conquista notturna delle sudate verdure. In quei pochi minuti di attesa, la strada che collega il vecchio centro storico alla piazza principale si è riempita di decine di ragazzi di colore con lo zainetto addosso pronti per l’appuntamento con gli odierni padroni; quella stessa piazza dove un tempo confluivano i braccianti scesi a piedi dalle montagne in attesa di salire sulle” sciarrette” dei vecchi padroni, trainate da asini e muli verso i vigneti della piana. In quei pochi minuti la lettura sul mio smartphone si è soffermata su due eventi. La manifestazione sindacale di Amendolara dove sono stati bruciati vivi quattro braccianti venuti da lontano per guadagnarsi un “fottuto” pezzo di pane; la notizia del cambio di casacca del deputato lametino Furgiuele dal partito dell’onorevole Salvini alias “è finita la pacchia” al neo partito del generale Vannacci alias “a difesa della razza”.
Con Musa abbiamo raggiunto un bar- pasticceria per fare colazione prima di imbracciare la zappa e costruire con rete metallica il fortino a difesa delle lattughe, dei cetrioli e delle zucchine dalle scorribande degli antenati dei maiali. Ma era ancora presto e l’esercizio ancora chiuso. Musa non ha esitato a rinunciare ad un buon caffè e al cornetto ai frutti di bosco per non perdere qualche ora di lavoro prima dello spuntare del sole. Siamo tornati indietro passando da quella via principale del centro urbano dove aleggia l’insegna della segreteria politica dell’onorevole neo vannacciano sormontata, penso in modo casuale, dalla gigantografia di San Francesco di Paola.
Quale ossimoro più risaltante agli occhi della logica delle posizioni dell’ex militare della Folgore, ribadite da Furgiuele nel suo comunicato di adesione, rispetto all’opera di San Francesco? Scrive Furgiuele: “Per me, questo è il momento del ritorno a Camelot”; Camelot è il luogo leggendario che l’on. Furgiuele pensa possa “riemergere” nei suoi ideali di nobiltà, coraggio e giustizia, quando l’umanità sarà pronta ad incarnare nuovamente tali valori. Il deputato lametino non demorde e promette. “continuerò a combattere per ciò in cui ho sempre creduto per l’identità dei popoli, per le nostre radici, per la tradizione della civiltà europea, contro il cosmopolitismo apolide e senza confini, contro il conformismo imposto dal politicamente corretto, contro una visione orizzontale e materialista dell’esistenza”. Dopo aver rimarcato che continuerà la sua battaglia per la remigrazione., non poteva mancare l’appello al popolo tutto: “Alzate la testa Calabresi, Meridionali, Italiani, insieme! “Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle”.
Un vero e proprio fiume in piena ideologica del futurismo in politica di Emilio Gentile! Io, da calabrese che dalla ideologia del deputato lametino sono lontano anni luce, guardo l’immagine di San Francesco a ridosso dell’insegna della segreteria dell’uomo che continuerà la battaglia per la remigrazione e nei suoi occhi un senso di indescrivibile sofferenza. E non potrebbe essere diversamente essendo il Santo di Paola invocato in difesa dei migranti che attraversano il Mediterraneo. E allora mi rivolgo direttamente all’onorevole Furgiuele a cui non manca il coraggio delle sue scelte: “Faccia l’ultimo sforzo e rimuova quella gigantografia di San Francesco che campeggia sulla Sua insegna, perché lui fortunatamente non la pensa come lei e certamente la Sua opera di intercessione si rivolge soprattutto a quelle decine e decine di migranti che alle 5 del mattino vanno nei campi per coltivare le lattughe, anche per Lei”.
FIORE ISABELLA
