Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione e ferma condanna per quanto accaduto a Crotone, dove quattro studenti hanno esploso numerosi colpi di pistola – sebbene a salve – davanti a un istituto scolastico, generando allarme e mettendo a rischio la sicurezza collettiva.
Ridurre un gesto simile a una “ragazzata” significherebbe sottovalutarne la portata simbolica e culturale. L’azione, per modalità e contesto, richiama modelli di comportamento mutuati da narrazioni mediatiche che banalizzano la violenza e la trasformano in spettacolo, contribuendo a una pericolosa normalizzazione dell’illegalità.
La scuola, presidio fondamentale di cittadinanza attiva e formazione democratica, non può diventare teatro di esibizioni che mimano dinamiche criminali. Anche quando le armi sono a salve, il messaggio che si diffonde è reale e incisivo: si alimenta una cultura della sopraffazione, dell’intimidazione e della ricerca di visibilità attraverso gesti estremi.
Il CNDDU richiama con forza la necessità di un’azione educativa sistemica e condivisa che coinvolga scuola, famiglie, istituzioni e mezzi di comunicazione. È indispensabile rafforzare e potenziare in modo strutturale l’educazione alla legalità, integrandola con percorsi di educazione ai diritti umani e al pensiero critico, affinché gli studenti possano riconoscere e rifiutare modelli devianti e sviluppare una piena consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni.
In questo contesto, si sottolinea anche l’importanza del lavoro delle forze dell’ordine, intervenute con professionalità e senso di responsabilità, garantendo la sicurezza dei cittadini in una situazione di potenziale pericolo.
L’episodio di Crotone impone un cambio di paradigma: non è più sufficiente “parlare” di legalità, occorre farla vivere, sperimentare e mettere alla prova. Per questo il CNDDU propone l’avvio di un dispositivo didattico innovativo che introduca nella scuola una dimensione di realtà aumentata etica e sociale, in cui gli studenti siano chiamati a confrontarsi con scenari complessi che intrecciano responsabilità individuale, pressione del gruppo e conseguenze giuridiche e umane delle azioni.
Non si tratta di replicare i modelli già diffusi, spesso centrati su testimonianze o percorsi informativi, ma di costruire ambienti di apprendimento in cui la scelta diventa esperienza concreta e non simulacro: gli studenti, guidati da docenti formati e affiancati da figure istituzionali, attraversano narrazioni dinamiche che evolvono in base alle loro decisioni, rendendo evidente il confine sottile tra gesto “dimostrativo” e atto pericoloso, tra emulazione e responsabilità penale.
Una simile impostazione consente di intercettare proprio quella dimensione emotiva e identitaria che episodi come quello di Crotone rendono evidente: il bisogno di visibilità, appartenenza e riconoscimento che, se non governato, può deviare verso forme di rappresentazione violenta. Portare questa tensione dentro uno spazio educativo strutturato significa sottrarla alla logica dell’improvvisazione e restituirla a un percorso di consapevolezza critica.
La sfida, dunque, non è aggiungere ulteriori contenuti, ma trasformare radicalmente il modo in cui la legalità viene insegnata e percepita: da obbligo esterno a scelta interiorizzata, da norma subita a criterio di orientamento personale e collettivo.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
