Francesco di Paola, “Camarade” dei poveri, sospeso su una insegna
Il 2 di Giugno, a Sambiase, è la Tua festa,
giri per il paese con l’aureola in testa.
Io Ti ho pensato ma non son venuto
offeso per tutto ciò che Ti è accaduto.
Prima del 2 giugno scorso
nei locali adiacenti al corso,
in un’antica tavola illustrante
i prodigi di umile viandante,
Ti ho visto lo Stretto attraversare
su un mantello adagiato in mezzo al mare.
Un miracolo per far capire al re Luigi
che la Calabria non è lontana da Parigi.
Oggi, anche per Te, è complicato
intonacare il Tuo convento dissestato,
per farlo risorgere e, più di prima, bello,
non basta il miracolo del defunto agnello.
La gente che Ti osanna, caro Vecchio,
non impasta la malta dentro un secchio
si rivolge direttamente al deputato
che intinge dalle tasche dello Stato.
Delle antiche questue, così si è persa traccia
e rifiutare i soldi è una minaccia.
Soprattutto da chi, parsimonioso,
devolveva alla Padania e non al sud ombroso,
da chi a monte del “Rubicone”
chiamava il Tuo Popolo terrone.
Oggi, l’immagine di Te, miracoloso Frate,
non campeggia nelle antiche tavole illustrate
Splende materna, protettiva ed inerme
su un balcone di via Delle Terme.
Dove si invita l’africano a rimigrare
nel paese dove non si può campare
Stanco del mondo colluso con lo spreco
hai fatto come Diogene, filosofo greco.
che, nauseato, rifiutò la ricchezza
vedendo nell’ostentazione la schifezza.
Ed anch’io, stanco sulla verde collina,
cerco la lampada dalla sera alla mattina.
Brancolo ancora nel buio della notte
mentre i fuochi d’artificio fanno a botte.
Non brancolano più i quattro immigrati
che ai caporali si sono ribellati.
Bruciati vivi raccogliendo fragole
per imbandire pantagrueliche tavole.
Scendi Francesco, scendi, Ti prego,
da quella parete che usurpa il Tuo credo.
Pensa ai mantelli per far traghettare
anche i bambini seppelliti in fondo al mare.
Fiore Isabella
