“Nei tempi oscuri si deve anche cantare? Allora si deve cantare dei tempi oscuri” (Brecht)
Al termine del Tempo pasquale e con l’arrivo della stagione estiva nella Chiesa fervono le celebrazioni delle feste patronali e/o parrocchiali. Sono antiche espressioni della religiosità e della devozione popolare che si rinnovano di anno in anno.
Sono momenti di festa cui nessuna comunità sarebbe disposta a rinunciare anzi, tali ricorrenze sono particolarmente attese e preparate con largo anticipo e costituiscono motivo per ri-creare e rinnovare lo spirito di appartenenza e di identità delle stesse.
Accanto a tali positive occasioni di crescita, nel corso dei decenni, forse dei secoli, si sono via via sovrapposte una serie di pratiche che molto spesso poco o niente hanno a che fare con la celebrazione di una festa religiosa. La festa religiosa, infatti, ha come funzione preminente quella di consolidare l’esperienza di fede della comunità, che si manifesta anche attraverso momenti di gioia, all’interno dei quali si rinsaldano sentimenti e convinzioni che afferiscono ad un cammino di fede all’interno della comunità.
La riflessione che il Punto pace-Pax Christi Lamezia vuole condividere con la comunità ecclesiale parte dalla necessità di contestualizzare ogni manifestazione nel tempo in cui le feste sono vissute. Necessità che vale anche nei contesti civili. In questo ci viene in aiuto il Salmo 137 che ci rimanda ai tempi della deportazione del popolo ebreo in Babilonia: Là presso i fiumi di Babilonia, sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. / Ai salici delle sponde avevamo appese le nostre cetre. Poiché là quelli che ci avevano condotti in schiavitù ci chiedevano dei canti, e i nostri oppressori delle canzoni d’allegrezza, dicendo: “Cantateci delle canzoni di Sion!”. / Come potremmo noi cantare le canzoni dell’Eterno in terra straniera? [Sal. 137, 1-4]
Salmo che viene ripreso da Salvatore Quasimodo nel 1945 per rappresentare l’oppressione nazista e la deportazione degli ebrei nei campi di sterminio con la poesia Alle Fronde Dei Salici: “E come potevamo noi cantare/ Con il piede straniero sopra il cuore,/ fra i morti abbandonati nelle piazze/ sull’erba dura di ghiaccio, al lamento/ d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero/ della madre che andava incontro al figlio/ crocifisso sul palo del telegrafo?/ Alle fronde dei salici, per voto,/ anche le nostre cetre erano appese,/ oscillavano lievi al triste vento.”
Dunque, un popolo che non riesce a cantare se tutto intorno è guerre, devastazione, lutto, genocidio. Riteniamo che anche oggi, come purtroppo tante altre volte nella Storia, alla comunità cristiana, si ripropongano i contenuti della riflessione sul Salmo 137 come anche sulla poesia di Quasimodo. Viviamo una stagione di guerre, soprattutto dal 2022 (senza tralasciare tutte le guerre dimenticate in corso anche da prima) che dovrebbe indurre la comunità ecclesiale ad avere quel sussulto di ribellione civile, supportato dalla fede, in grado di opporsi a quella guerra mondiale a pezzi su cui tanto ha insistito Papa Francesco e di cui Papa Leone ne dà ulteriore e insistente conferma quotidiana come nei giorni scorsi a Tenerife e oggi a Lampedusa. Proprio in questi giorni il Card. Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, faceva notare ciò che le drammatiche immagini provenienti da Gaza non possono trasmettere: L’ODORE che emana il terreno di Gaza.
Situazioni mondiali di conflitto con milioni di vittime rispetto alle quali come cristiani non possiamo rimanere indifferenti pensando che nulla si può contro il male quando invece abbiamo l’esortazione del Risorto che nella sua prima apparizione ai “suoi” salutò dicendo “la pace sia con voi”.
Il PUNTO PACE, nell’esprimere seria preoccupazione sul rischio che le feste religiose e patronali possano assumere un carattere esclusivamente rituale, forse anche ripetitivo e, a volte, anche eccessivamente consumistico;
ATTRIBUISCE, in linea con quanto affermato dai vescovi calabresi nel documento del settembre 2021, particolare importanza ai momenti di aggregazione dei fedeli attorno alle proprie feste parrocchiali/patronali.
AVVERTE una disconnessione evidente tra il magistero profetico degli ultimi pontefici e di tanti pastori e la sua ricezione da parte della comunità ecclesiale nelle sue varie articolazioni,
AUSPICA che le feste di comunità diventino sempre più occasione propizia da cogliere, da non lasciarsi “scappare”, per una maturazione e crescita nella fede a partire dai drammi dell’oggi, di cui le guerre costituiscono l’aspetto più eclatante ed emblematico. Drammi che non ci consentono, come uomini e donne cristiani, di girarci dall’altra parte, ma di sentirci “realmente e intimamente solidali con il genere umano e con la sua storia” come suggerisce il proemio della Costituzione conciliare Gaudium et Spes: 1. Intima unione della Chiesa con l’intera famiglia umana. Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore. […] Perciò la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia. (G.S. 1-Proemio)
PAX CHRISTI LAMEZIA TERME
