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10 luglio 2026

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FOCUS. Riforma degli Istituti Tecnici: il confronto al Ministero conferma la validità delle proposte avanzate dal CNDDU


Ora occorre una revisione che garantisca qualità dell’offerta formativa e stabilità degli organici

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con favore l’esito del confronto svoltosi presso il Ministero dell’Istruzione e del Merito sulla revisione della riforma degli Istituti Tecnici. L’apertura dell’Amministrazione rispetto alle richieste formulate dalle organizzazioni sindacali rappresenta un segnale importante di disponibilità al dialogo istituzionale e conferma come gli interventi ordinamentali richiedano un costante monitoraggio nella fase applicativa, soprattutto quando incidono sull’assetto curricolare, sull’organizzazione delle istituzioni scolastiche e sugli organici del personale.

Il CNDDU ritiene opportuno evidenziare che una parte significativa dei correttivi oggi oggetto del confronto coincide con le proposte che il Coordinamento, insieme ad APIDGE, aveva formalmente sottoposto al Ministero nei mesi scorsi. Nel documento tecnico presentato erano stati indicati interventi finalizzati al riequilibrio dei quadri orari, al rafforzamento della classe di concorso A-46, all’introduzione di insegnamenti riconducibili all’educazione giuridica ed economica – quali diritto dell’economia, educazione finanziaria, cittadinanza digitale e cultura della legalità – nonché alla possibilità di un impiego più flessibile dei docenti, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e senza determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Il fatto che tali proposte trovino oggi spazio nel confronto istituzionale dimostra che esse rispondevano a esigenze di sistema e non a interessi settoriali. La revisione dei quadri orari, infatti, non può essere affrontata esclusivamente come una redistribuzione quantitativa delle discipline, ma deve essere valutata alla luce degli obiettivi delineati dal decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, dal decreto del Presidente della Repubblica n. 88 del 2010 e dei principi che regolano l’autonomia scolastica ai sensi del DPR n. 275 del 1999. Ogni modifica ordinamentale deve preservare la coerenza dei profili educativi, culturali e professionali in uscita, garantendo un equilibrio tra competenze tecnico-professionali, competenze trasversali e formazione alla cittadinanza.

Destano, pertanto, particolare preoccupazione le criticità ancora evidenziate per il secondo biennio e il quinto anno. Le stime che prospettano possibili situazioni di soprannumerarietà in una percentuale molto elevata degli istituti tecnici evidenziano il rischio di compromettere la programmazione degli organici, la continuità didattica e la stessa capacità delle scuole di esercitare efficacemente la propria autonomia organizzativa e progettuale. Una riforma efficace non può produrre effetti destabilizzanti sulle istituzioni scolastiche, né costringere i dirigenti scolastici a continue rimodulazioni dei quadri orari in prossimità dell’avvio dell’anno scolastico.

L’attuazione delle misure previste dal PNRR costituisce certamente una priorità strategica; tuttavia, il raggiungimento dei target europei deve conciliarsi con i principi di qualità dell’offerta formativa sanciti dall’ordinamento scolastico e con una programmazione sostenibile delle risorse professionali. L’innovazione non può tradursi nella progressiva marginalizzazione delle discipline giuridiche ed economiche, che rappresentano un elemento essenziale per la formazione di tecnici capaci di operare in contesti produttivi caratterizzati da normative sempre più complesse, dalla transizione digitale, dalla sostenibilità ambientale, dalla sicurezza sul lavoro e dalla responsabilità sociale d’impresa.

Il CNDDU auspica che il successivo passaggio parlamentare consenta di completare il percorso di revisione della riforma attraverso modifiche organiche e non meramente correttive, valorizzando il contributo delle associazioni professionali, delle istituzioni scolastiche e delle rappresentanze del personale docente. Le riforme dell’istruzione producono effetti duraturi e richiedono, pertanto, un metodo fondato sul confronto, sull’evidenza tecnica e sulla valutazione preventiva dell’impatto organizzativo e didattico.

Il CNDDU ribadisce che la qualità di una riforma non si misura dalla rapidità con cui viene attuata, ma dalla sua capacità di rafforzare il sistema educativo nel lungo periodo. L’equilibrio tra innovazione ordinamentale, tutela delle professionalità e valorizzazione delle competenze giuridico-economiche rappresenta oggi una condizione imprescindibile per garantire un’offerta formativa realmente coerente con i bisogni del Paese e con le finalità educative della scuola della Repubblica.

prof. Romano Pesavento

presidente CNDDU


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