di ROMANO PESAVENTO
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ritiene doveroso intervenire nel dibattito pubblico aperto dalle recenti dichiarazioni del cardinale Matteo Zuppi, che ha invitato i cittadini a partecipare in modo consapevole al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Tale appello, lungi dall’essere una presa di posizione contingente, si colloca in un orizzonte più ampio di responsabilità civile e culturale, che chiama in causa direttamente il ruolo educativo della scuola e il valore formativo della partecipazione democratica.
In una fase storica segnata da una crescente disaffezione verso le istituzioni e da una riduzione del confronto pubblico a slogan e contrapposizioni, il richiamo alla necessità di informarsi, riflettere e votare rappresenta un atto di fiducia nella maturità democratica dei cittadini. Il tema della giustizia, della separazione dei poteri e dell’autonomia della magistratura non può essere ridotto a una questione tecnica o riservata a specialisti: esso tocca il cuore dello Stato di diritto e riguarda la garanzia dei diritti fondamentali di ogni persona. Per questa ragione, il CNDDU ribadisce che tali questioni devono entrare a pieno titolo nel percorso educativo delle giovani generazioni, affinché il voto non sia un gesto episodico, ma l’espressione di una coscienza civica consapevole.
Le riflessioni sul fine vita e sulla dignità umana sollecitano, inoltre, una presa di posizione culturale che interroga profondamente il nostro tempo. Affermare che la dignità non dipende dall’efficienza, dalla salute o dall’utilità sociale significa contrastare una visione riduttiva dell’essere umano e riaffermare il principio secondo cui ogni vita ha valore in sé. Dal punto di vista dei diritti umani, ciò implica un rafforzamento delle politiche di cura, di sostegno sociale e di prossimità, affinché la libertà non si trasformi in abbandono e la fragilità non diventi motivo di esclusione o silenziosa emarginazione.
Il CNDDU avverte come particolarmente urgente il richiamo alla condizione delle giovani generazioni, alla luce dei recenti fatti di violenza che hanno scosso l’opinione pubblica. Episodi tragici, femminicidi e forme diffuse di aggressività non possono essere interpretati come eventi isolati, ma come il sintomo di un disagio profondo che attraversa la società. In questo contesto, la scuola si configura come uno spazio decisivo di prevenzione, ascolto e costruzione di relazioni significative. Educare ai diritti umani significa anche educare alla gestione dei conflitti, al rispetto dell’altro, al riconoscimento delle emozioni e delle fragilità, contrastando ogni forma di cultura della sopraffazione.
Particolare attenzione merita anche il riferimento al contrasto dell’antisemitismo e di ogni forma di odio, in un contesto internazionale segnato da conflitti drammatici e da narrazioni polarizzanti. La difesa dei diritti umani impone di tenere insieme il rifiuto di ogni violenza e la tutela delle comunità colpite da discriminazione, senza ambiguità e senza giustificazioni strumentali. La memoria, il dialogo e l’educazione alla pace restano strumenti imprescindibili per evitare che il linguaggio dell’odio trovi spazio soprattutto tra i più giovani.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce, infine, che la scuola è un presidio democratico essenziale, chiamato a formare cittadini capaci di pensiero critico, partecipazione e responsabilità. Il momento referendario, così come il più ampio dibattito sui temi della giustizia, della vita, della violenza e della convivenza civile, rappresenta un’occasione preziosa per riaffermare il legame profondo tra educazione, Costituzione e diritti fondamentali. Solo investendo su una formazione che metta al centro la persona, la dignità e il bene comune sarà possibile costruire una società più giusta, inclusiva e consapevole.
prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU
