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12 giugno 2026

Prima pagina

GBLOG. Il Transito di Sant’Antonio, Luca Belludi, le Clarisse e sorella morte


di GIAMPIERO SCARPINO

Il Transito di Sant’Antonio unisce storicamente il quartiere dell’Arcella a Padova, la figura del beato Luca Belludi e il monastero delle Clarisse in un unico, cruciale momento: la morte del Santo avvenuta il 13 giugno 1231.

Sentendosi prossimo alla morte a Camposampiero, Antonio chiese di essere portato a Padova. Durante il viaggio su un carro trainato da buoi, le sue condizioni precipitarono. Fu quindi fatto sostare all’Arcella, presso il cenobio francescano di Santa Maria de’ Cella. Qui il Santo morì la sera del 13 giugno.

Il monastero dell’Arcella ospitava all’epoca la comunità delle Clarisse (tra cui la beata Elena Enselmini), supportata da un piccolo convento di frati minori. La biografia narra lo strazio e la profonda costernazione delle suore al momento dell’arrivo del Santo morente e del suo decesso.
Il Beato Luca Belludi era il fedele confratello e braccio destro di Antonio; fra Luca visse in prima persona quegli eventi. A lui si attribuisce la stesura (o la testimonianza diretta) dell’Assidua, la primissima biografia di Sant’Antonio. Il testo descrive dettagliatamente gli ultimi istanti della vita terrena del Santo all’Arcella.
Oggi, questa memoria rivive ogni anno la sera del 12 giugno nel quartiere Arcella. Una grande sacra rappresentazione in costume da quasi 8 secoli, mette in scena l’arrivo del carro antoniano, l’incontro con le Clarisse e la morte di Antonio, culminando alle 21:30 con il suggestivo suono all’unisono delle campane di tutta la città di Padova.
Nel 1276 gli Statuti del Comune di Padova stabilirono che l’inizio della festa in onore di sant’Antonio del 13 giugno dovesse avvenire dopo l’ora nona del giorno della vigilia, cioè il 12 giugno. Come tradizione, dunque, anche quest’anno la sacra rappresentazione si svolgerà mercoledì 12 giugno all’Arcella, con partenza alle 20.30 da Piazzale Azzurri d’Italia.
La rievocazione storica in costume celebra l’ultimo viaggio da Camposampiero a Padova di frate Antonio, che sentendosi prossimo alla morte chiese di essere portato nell’amato convento padovano di Maria Mater Domini, primo nucleo di quella che divenne poi la basilica antoniana.
La rievocazione culminerà con l’arrivo del carro al Santuario dell’Arcella e con il tradizionale concerto delle campane di tutta la città alle 21.30, in collaborazione con le parrocchie cittadine e la Diocesi di Padova. Il festoso concerto delle campane del Santuario arcellano annuncia alla città e al mondo la nascita al Cielo di Antonio, evocando la leggenda delle campane di Lisbona, la città natale del Santo, che avrebbero suonato spontaneamente proprio nel momento in cui egli spirava a Padova.
Oltre 150 i figuranti in costume che sfileranno in parata, 5 le scene della sacra rappresentazione, corrispondenti ad altrettante tappe lungo le vie del quartiere, in cui vengono narrati l’arrivo di frate Antonio all’Arcella sul carro trainato da buoi e la sua morte, seguendo con fedeltà le immagini ricavate dal testo dell’Assidua, la prima biografia scritta pochi anni dopo la morte di Antonio da fr.Luca Belludi, fedele confratello di Antonio.
Il viaggio da Camposampiero sul carro trainato da buoi, l’incontro con frate Vinotto, l’arrivo al Monastero della Cella e la costernazione delle “Povere Dame” (le Clarisse) sono le icone sulle quali è incentrata la rievocazione storica che si svolge per un tratto lungo l’antica via Aurelia Copta (attuale via Aspetti), ripercorrendo anche fisicamente gli stessi luoghi toccati da sant’Antonio in quello straordinario viaggio di quasi otto secoli fa. L’ultima scena, la sesta, con le ultime ore di vita e l’agonia prima delle fatidiche parole «Video Dominum meum» («Vedo il mio Signore»), con le quali il Santo concluse la sua vita terrena, avviene invece all’interno del Santuario, di fronte alla “Cella del Transito”, il venerato sacello che da secoli ci tramanda il luogo della morte del Santo.
Altrettanto suggestivo e commovente è l’omaggio spontaneo che le migliaia di devoti rendono all’immagine del Santo appena spirato, un momento di singolare pietà popolare carico di segni e gesti di sentita umanità. Anche questa è una parte della rievocazione storica, forse la più corale e la più toccante. È una folla che il Santuario non riesce mai a contenere completamente, proprio come avvenne in quella sera del 1231 quando l’intera Città corse all’Arcella spinta dal grido dei fanciulli: «È morto il Padre Santo, è morto sant’Antonio!».
Il 12 e il 13 giugno i cittadini espongono lungo il percorso del Transito e della solenne processione del 13 giugno i drappi antoniani.
Non posso non ok qfare un riferimento toccante del Beato Luca Belludi sempre al fianco di Antonio e testimone della morte del Santo .
Il Beato Luca Belludi (Padova, 1200 circa – Padova, 17 febbraio 1286) è stato un importante religioso e frate francescano italiano, noto per essere stato il fedele compagno e discepolo di Sant’Antonio da Padova.
Proveniente dalla nobile e ricca famiglia padovana dei Belludi, lasciò i suoi beni per entrare nell’Ordine dei Frati Minori. Secondo la tradizione agiografica, fu rivestito del saio francescano direttamente da San Francesco d’Assisi nel 1220. Oggi è patrono degli studenti . Studiò all’Università di Padova, distinguendosi come uomo di profonda cultura e brillante predicatore. Fu ordinato sacerdote nel 1227. Era il braccio destro del Santo. Affiancò Sant’Antonio negli ultimi anni della sua vita, tanto da ricevere l’appellativo di “Luca di Sant’Antonio” o socius (compagno). Lo aiutò attivamente nella stesura dei celebri Sermones. Dopo la morte di Antonio, si espose in prima linea per proteggere la sua città. Pregò sulla tomba del Santo per la liberazione di Padova dalla sanguinosa tirannia di Ezzelino III da Romano, avvenuta poi nel 1256. Fu inoltre un instancabile promotore della costruzione della grandiosa Basilica di Sant’Antonio. È venerato a Padova e in tutta Italia come il protettore di chi studia. Molti giovani universitari si affidano alla sua intercessione per il buon esito degli esami.
I suoi resti riposano all’interno della Basilica del Santo a Padova, precisamente nella splendida Cappella del Beato Luca Belludi (detta anche dei Santi Filippo e Giacomo), affrescata nel 1382 da Giusto de’ Menabuoi.
Sant’ Antonio, Luca Belludi, le Clarisse e sorella morte .


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