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1 febbraio 2026

Reportage BLOG

GBLOG. Perché don Bosco: ‘l’educazione è cosa di cuore’. L’incontro con Giulio Carpi e le parole del cardinale Martini


di GIAMPIERO SCARPINO

“Bisogna amare ciò che piace ai giovani e i giovani ameranno ciò che piace ai loro educatori”

Ieri è stata la festa di San Giovanni Bosco, un Santo che con San Filippo Neri, San Francesco d’Assisi e tanti altri porto sempre nel cuore. Don Azio Davoli voleva creare un Oratorio come don Bosco, la sua missione era a 360 gradi e quando le mie figlie Paola ed Alessandra iniziarono il Catechismo, io, pur preso da mille impegni specie sportivi, decisi di seguirle. I pomeriggi li passavo ad arbitrare le partite di calcio dei ragazzi. Quando litigavano li portavo a fare pace sotto il Crocefisso e domenica servivano Messa. Nel 1992 il caso mi portò a Torino con la famiglia. Qui ho approfondito San Giovanni Bosco ed i suoi luoghi, il Beato Piergiorgio Frassati, la Madonna della Consolata, il Cottolengo ed i luoghi frequentati dai Santi torinesi. Alla Pietà c’era il giovane parroco, Don Pino Angotti con i suoi affezionatissimi ragazzi. Si forma un bel gruppo che inizia a viaggiare per Assisi. Il Santuario di San Damiano ed i giovani novizi entrano fortemente nel cuore di tutti noi che passiamo serate intere a pregare e cantare canti di San Francesco e non solo, immaginandoci davanti al Crocifisso di San Damiano e condividendo momenti bellissimi. Un vero e proprio Oratorio.
Nel 1995 le strade si dividono: don Azio va in pensione e continua il suo mandato alla Chiesa del Crocefisso. Alla Pietà viene nominato parroco Don Mimmo Baldo che apre definitivamente l”oratorio tra mille difficoltà. Don Pino Angotti viene nominato parroco a San Raffaele e mi chiede espressamente di seguirlo per dargli una mano in Oratorio. A San Raffaele c’era già una bella comunità guidata da don Renzo con le bravissime suore della Sacra Famiglia e tantissimi giovani ben formati, molti in azione Cattolica. Inizia così il Cammino dell’Oratorio Beato Frassati. Inizia dai locali accanto alla Chiesa presi in fitto dal papà di Irene Cimino. La Parrocchia non aveva fondi per pagare il fitto ed io dissi a don Pino: ci penserà la Provvidenza. E così è stato. L’oratorio intitolato al giovane torinese oggi Santo ebbe sempre il modello Don Bosco.
Per me inizio’ un cammino che neanche immaginavo: essere un direttore di Oratorio ed un formatore di animatori di Oratori. La provvidenza mi fece incontrare un grande maestro formatore di animatori di Oratori, Giulio Carpi. Con lui camminiamo ancora insieme. E poi tante comunità e tanti sacerdoti. Tra tutti i miei bravissimi amici sacerdoti, frati e suore cito don Fabio Stanizzo, don Carlo Cittadino, fr. Ambrogio Lamperti, Padre Carlo Fotino, don Pino Fazio, don Osvaldo Gatto, fra Piergiorgio Taneburgo, Don Tonino Savina, S.E. Monsignor Vittorio Viola, Padre Enzo Fortunato.
Un cammino con Don Bosco e San Francesco d’Assisi che dura ancora oggi. E Francesco dal pulpito disse ai fedeli “voglio portarvi tutti in Paradiso”. Io ai giovani della Diocesi di Lamezia ho voluto pure indegnamente parlare così: ‘per dare un po’ di carica ed entusiasmo voglio regalarvi un brand che crea positività e posti di lavoro. Nasce così a un impegno enorme e totalmente gratuito: la Riviera dei Tramonti. Con l’aiuto di alcuni amici sono riuscito a farla deliberare da 19 comuni entusiasti’.
Per il resto basta curiosare cliccando Google per trovare i miei articoli di www.reportageonline.it , nelle foto del mio profilo e nel gruppo Riviera dei Tramonti Calabria Italia per approfondire di più. Tutto nato da Don Bosco, da San Francesco di Assisi e dal Crocefisso di San Damiano. In primis a loro, al Dispensatore di Talenti, a mia moglie Gabriella ed alle figlie che mi hanno sempre seguito, devo dire veramente Grazie.
E Grazie devo dire a tutti i ragazzi di tutti gli Oratori da me visitati, che hanno creduto nel mio impegno sociale. Tutti i volontari di Oratorio del mondo si è fatto festa con i ragazzi.
Tutti abbiamo ricordato don Bosco. Mi scrive così il maestro Giulio Carpi: «condivido con te un passo interessante ripreso da “Don Bosco ci scrive” scritto dal Cardinale Carlo Maria Martini (p. 8 e seguenti), parla don Bosco: “Le cose che voglio scrivervi riguardano ancora i problemi educativi, convinto che la società sarà buona se diamo una buona educazione alla gioventù…. Mi rivolgo a voi educatori, ai genitori, agli insegnanti, ai sacerdoti. RICORDATEVI CHE L’EDUCAZIONE E’ COSA DI CUORE. Amate i vostri figli, gli allievi, i fedeli; amateli più di voi stessi, amateli gratuitamente, alla maniera di Dio, regalate loro l’amore. Voi ci direte che li amate, forse anche troppo. Credo che sia importante capire veramente di quale amore dobbiamo amarli; perchè c’è anche l’amore sbagliato, falso ed egoistico. Dobbiamo amarli come persone… capaci di intelligenza e volontà, di sentimenti e santità. Alle volte noi li amiamo perché ci ubbidiscano, perché siano nostri dipendenti o alleati, perché ci saranno utili in seguito; li amiamo quando ci amano oppure per farci perdonare i nostri egoismi ed ingiustizie.
L’amore vero invece ce li fa amare anche quando non lo meriterebbero perchè sono cattivi, non prendono bei voti, sbagliano, rispondono male e si ribellano… Bisogna amare ciò che piace ai giovani e i giovani ameranno ciò che piace ai loro educatori. L’amorevolezza la si deve esprimere nelle parole, nei gesti e persino nell’espressione del volto e degli occhi… Ed è importante che i giovani non solo siano amati ma che abbiano anche coscienza di essere amati… ».
Grazie Giulio Carpi per la bella testimonianza
Giampiero Scarpino.


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