Il Nabucco di Giuseppe Verdi è andato in scena al Teatro di San Carlo di Napoli dal 18 al 31 gennaio 2026. Uno spettacolo fantastico. Chiaramente sold out per tutte le serate con un pubblico elegante da Teatro San Carlo. Un Teatro che fa impressione per la sua imponenza gremito in ogni ordine di posto fa un certo effetto. Si spengono le luci e puntuale inizia l’opera del grande Giuseppe Verdi. Inizia l’orchestra diretta da maestro Riccardo Frizza. La curiosità mi aveva già spinto sul regista Andreas Homoki e sul cast principale che vedeva il debutto nei ruoli iconici di Ludovic Tézier (Nabucco) e Marina Rebeka (Abigaille), affiancati da Michele Pertusi nel ruolo di Zaccaria. E dopo l’introduzione musicale è stato proprio Zaccaria ad esordire sul palco con 5 minuti da brividi.
La trama dell’opera si divide in quattro parti ambientati a Gerusalemme: Il re babilonese Nabucco conquista la città e il tempio di Salomone, rendendo schiavi gli Ebrei.
Nabucco, in preda alla follia dopo essersi proclamato Dio, viene colpito da un fulmine e perde il trono. La sua presunta figlia, la crudele Abigaille (in realtà figlia di schiavi), approfitta dello stato mentale del padre per usurpare il potere.
Mentre gli Ebrei prigionieri cantano la loro nostalgia per la patria (il celebre Va, pensiero), Abigaille ordina la loro esecuzione, inclusa quella della sorellastra Fenena, convertitasi all’ebraismo.
Nabucco riacquista la ragione, si converte al Dio degli Ebrei e ferma il massacro. L’idolo di Belo cade a pezzi, Abigaille si avvelena chiedendo perdono e il popolo ebraico viene liberato.
Mi aspettavo di vedere costumi dell’epoca dell’evento descritto da Giuseppe Verdi, invece l’allestimento ha proposto una versione storicizzata con costumi d’epoca focalizzata sul conflitto familiare e le tensioni politiche.
Un grandissimo Nabucco, opera composta nel 1842 da Giuseppe Verdi che curo’ testo e musiche nei minimi particolari e che ne decretò il successo con “Va, pensiero”, simbolo del Risorgimento italiano, cantato dal coro dell’Opera, un centinaio di vocalist vestiti con abiti tradizionali. Se mi dovessero chiedere cosa ti ha colpito risponderei tutto: il testo con una forte vocazione a Dio nel totale abbandono all’eterno mi ha fatto molto riflettere. Sulle musiche devo confermare la grandezza di Giuseppe Verdi. Sulle voci un grande plauso a tutti. Un grande cast bravissimo e acclamatissimo da 10 minuti di applausi al termine della rappresentazione. “Viva la storia, viva la cultura” in sintesi il mio motto finale che lascio a chi mi legge.
Il Va pensiero? Ecco il testo che è tutto storia e grande poesia :
Va, pensiero, sull’ali dorate
Va, ti posa sui clivi, sui colli
Ove olezzano tepide e molli
L’aure dolci del suolo natal
Del Giordano le rive saluta
Di Sionne le torri atterrate
O, mia patria, sì bella e perduta
O, membranza, sì cara e fatal
Arpa d’or dei fatidici vati
Perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi
Ci favella del tempo che fu
O simile di Sòlima ai fati
Traggi un suono di crudo lamento
O t’ispiri il Signore un concento
Che ne infonda al patire virtù.
Giampiero Scarpino