Il paso della Sagrada Mortaja (SIVIGLIA)
4 aprile 2026
Il paso della Sagrada Mortaja (SIVIGLIA)

Reportage BLOG

GBLOG. Gesù riposa e tra poco risorgerà. Il silenzio di queste ore dopo 20 secoli continua a parlarci…


di GIAMPIERO SCARPINO

Notte del Venerdì Santo e giorno di Sabato Santo, il giorno del “grande silenzio” della liturgia cristiana, sospeso tra il dolore della Croce e la gioia della Risurrezione.

Nella liturgia cattolica, dopo la celebrazione del Venerdì Santo, il tabernacolo resta aperto e vuoto. Questo simboleggia l’assenza fisica di Cristo e il lutto della Chiesa.
È un silenzio profondo e “gelido”, il silenzio attorno al sepolcro che riflette il mistero della morte di Dio. Tuttavia, la teologia lo definisce un silenzio gravido, poiché nel buio della tomba si sta preparando la vittoria sulla morte.
Dopo la crocifissione, i seguaci di Gesù si ritirarono nel cenacolo, chiusi a chiave per paura delle autorità. Rappresentano l’umanità che si sente abbandonata e sopraffatta dal fallimento apparente.
Il Sepolcro vuoto è il segno di contraddizione. Inizialmente genera smarrimento (“hanno portato via il Signore”), ma diventa poi la prova fisica della Risurrezione.
Il Sabato Santo insegna ad abitare l’attesa e a credere che, anche quando Dio sembra in silenzio, Egli è operoso nel trasformare la morte in vita. Il Figlio di Dio, Gesù
mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me (Gal 2,20). Chi ha fede forte richiami questa frase. Chi ha fede debole si faccia attrarre dall’amore di Cristo nella speranza che lo cambi e che lui ricambi. Chi non ha o non vuole avere fede si faccia un bagno di umiltà nella morte di Cristo in Croce. Iniziasse a pensare che da Lui veniamo ed a Lui torniamo. Inizia a dipingere la propria vita facendone un capolavoro come suggeriva il quindicenne San Carlo Acutis. La “luce” è stata tradita, ha sofferto umiliazione fisica e corporale e poi la morte. Il Vangelo di Giovanni nella liturgia del Venerdì Santo ha messo in evidenza la figura di Pilato che più volte cerco’ di salvare Gesù ed alla fine in quel INRI da lui dettato, in quella scritta sulla croce, lo ha riconosciuto Re dei Giudei. Mancano poche ore alla Resurrezione: costruiamo la casa di Gesù sulla roccia, insegnavo sempre ai miei alunni catechisti. Anche da grandi facciamo lo stesso, San José Maria Escriva sarebbe felice: affidiamoci a Dio e ricordiamoci la frase di Gesù a Francesco di Assisi che ripartiva per la guerra: “Francesco perché servi il servo e non il padrone”. In quella croce e nel silenzio del Sepolcro ci verrebbe da dire con coraggio: “prima Dio, poi io”. Una riflessione silente davanti al silenzio della notte del Venerdì Santo una notte in cui il Cielo ci parla.
Giampiero Scarpino


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