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5 agosto 2026

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Giglio di mare, fiore sacro delle spiagge calabresi


Il giglio di mare, la Calabria e la leggenda di Hera

Tra giugno e settembre capita sulle spiagge calabresi di imbattersi in distese di candidi fiori che emanano per l’aria salmastra un profumo dolcissimo: il giglio di mare o Pancrazio, Pancratium maritimum il suo nome scientifico.

E’ un fiore raro, da tempo specie protetta in alcune regioni, che nella Calabria poco urbanizzata e cementificata trova ancora l’habitat ideale sia sulle coste tirreniche che joniche.

Il giglio di mare, al di là del nome volgare, appartiene di fatto alla famiglia delle amaryllidaceae e condivide con i veri e propri gigli solo la grande infiorescenza bianca.

L’origine del nome deriva dall’unione dei termini greci pan (tutto) e krátos (forza), perché nell’antichità questa pianta dai contenuti alcaloidi potenti, ora considerata tossica, era utilizzata in medicina. Il Pancrazio è una pianta perenne alta circa cinquanta centimetri, passa l’inverno nella sabbia sotto forma di bulbo e il suo splendido fiore produce una capsula contenente semi di colore nero dalla disseminazione molto particolare detta «idrovora», cioè che avviene tramite l’acqua delle onde marine.

Il giglio è anche uno dei fiori più antichi, il cui nome deriva dal celtico li che significa bianco, candido, e simboleggia da sempre e in tutte le culture la purezza e l’innocenza. Leggenda vuole che il primo giglio sia sbocciato dalle lacrime di Eva cacciata dal Paradiso terrestre e diverse figure di santi, come San Giuseppe e Sant’Antonio, molto venerati nel Sud Italia, sono raffigurati con dei gigli tra le mani.

Ma in Calabria il giglio di mare è legato senz’altro alla mitologica greca e alla figura di Hera, o Giunone, la dea protettrice delle donne e della fecondità, venerata nei nostri territori in epoca magnogreca e del cui maestoso tempio vi è ancora traccia a Crotone. Si narra che Giunone allattava al seno il piccolo Ercole per renderlo immortale ma questi succhiava con troppa foga.

Dal seno caddero alcune gocce di latte: alcune schizzarono verso l’alto e formarono la Via Lattea, altre caddero sulla Terra e diventarono i magnifici gigli di mare che da allora, come dono divino, nascono tra le dune sabbiose proprio nel periodo in cui la terra è più arida e riarsa dal sole.
Annamaria Persico


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