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30 giugno 2026

News

GIUDIZI UNIVERSALI #6.04. tra Mozart e melodia: Amedeo Minghi, la storia, il live, l’intervista


Come tradizione vuole, il 29 giugno il corso Numistrano di Lamezia si riempie di note e storia.

Nel 2026 è il turno di Amedeo Minghi, che durante il soundcheck di un pomeriggio con un tasso di umidità peggio di una giungla amazzonica sottolinea come proprio in questa data festeggia le nozze di corallo con Lamezia Terme: perché esattamente 35 anni fa, il 29 giugno del 1991, al Teatro Grandinetti portava il suo recital Forse Si Musicale, la sua prima volta nella città della piana. whatsapp-image-2026-06-30-at-08-40-55-1whatsapp-image-2026-06-30-at-08-40-53

I RICORDI DEL CUORE

Amedeo Minghi è incontrovertibilmente uno dei più raffinati melodisti e cantautori italiani. La sua qualità musicale si distingue da sempre per la scrittura colta, gli arrangiamenti orchestrali ricchi di una forte teatralità interpretativa, con uno stile tutto suo che unisce la canzone d’autore con una solida formazione musicale.

Le sue caratteristiche sono prima di tutto un uso sapiente del pianoforte e accordi complessi come quelli di quinta aumentata o diminuita, mutazioni modali (ad esempio, da DO a DO Minore), per continuare con melodie malinconiche, avvolgenti e di ampio respiro pensate per esaltare l’estensione vocale e l’emotività. whatsapp-image-2026-06-30-at-08-40-55-1 whatsapp-image-2026-06-30-at-08-40-55-2

Fin dai suoi esordi, Amedeo Minghi si è distinto per non aver paura di osare negli arrangiamenti, unendo la tradizione melodica italiana ad inserti di musica sinfonica con tappeti di testiere che hanno reso le sue produzioni immeidatamente riconoscibili.

Nonostante abbia raggiunto la nototrietà a Sanremo con un brano molto pop come Vattene Amore, facile nella presa sul pubblico ma solo apparentemente facile dal punto di vista musicale, la storia melodica di Minghi è uin viagigo nel romanticismo e nella canzone d’autore italiana più strutturata e raffinata. Dai capolavori che hanno definito gli anni 80 e 90 fino all’album di inediti Anima Sbiadita del 2024, il cantautore romano ha mantenuto intatto il suo stile inconfondibile, fatto di arrangiamenti orchestrali e testi poetici.

Agli esordi, inizia a suonare con il complesso beat I Noemi e poi con i Pandemonium: intanto, lentamente affina la sua scrittura scrivendo per i Vianella (Edoardo Vianello e Wilma Goich) pubblicando nel 1973 il suo primo album solista, Amedeo Minghi, con testi di Edoardo De Angelis, Francresco De Gregori e Carla VIstarini. La sua attività di compositore continua scrivendo per Marisa Sannia, Rita Pavone, Marcella Bella, Mia Martini, Anna Oxa, fino al 1980 quando pubblica il suo secondo album Minghi: disco di cui l’artista lamnterà la scarsa promozione della casa discografica, passando alla It, dove conosce Gaio Chiocchio con cui inizia una collaborazione che durerà quattro anni e che produrrà alcune delle sue canzoni più importanti. whatsapp-image-2026-06-30-at-08-40-54-1

TRADISCONO I DECENNI

Nel 1983 porta a Sanremo 1950: la canzone arriva ultima, ma coniugando l’amore, la pace, la guerra in un crescendo melodico e poetico (“anno fra la guerra e il 2000, anno tondo come il pallone che tiro diretto e che bell’effetto al mio cuore”).

Cuori di Pace è del 1986, Serenata del 1987, mentre nel 1988 arriva il suo primo capolavoro, Le Nuvole e la Rosa, uno dei suoi vertici artistici. Strutturato come un vero e proproi concept album, è basato si arrangiamenti sinfonici e melodie avvolgenti, distinguendosi proproio per la sua matrice orchestrale e teatrale, dove la voce calda ed espressiva di Amedeo funge da vero e proprio strumento musicale.

Le Nuvole e la Rosa si discosta dal pop più convenzionale per abbrcciare strutture complesse, lunghe suite melodiche e intermzzi strumentali che creano un’atmosfera sospesa e drammatica: tra i brani memorabili, Nuvole su di Te (una lunga suite di quasi otto minuti articolata e complessa in cui gli arrangiamenti si fanno ariosi e progressivi) e Due Passi (brano centrale e di maggior successo, con un arrangiameno imponente e un crescendo emotivo che sprigiona la potenza melodica tipica di Minghi).

Nel 1989 esce La Vita Mia, album live tratto dal recital Forse Si Musicale e registrato durante un celebre spettacolo tenuto al Teatro Piccolo Eliseo di Roma: e si propone non come un semplice greatest hits, ma come una vera e propria opera teatale in musica in cui riesce perfettamente la fusione di raffinate sonorità e testi poetici. L’approccio musicale si distingue per l’anima smaccatamente colta e orchestrale, con un approccio che si affida ad una struttura armonica circolare, spesso basata su crescendo emotivi e sull’impiego di una tessitura vocale passionale, a tratti recitata. I testi, spesso scritti in collaborazione con Pasquale Panella, sono visionari, complessi e si incastrano perfettamnte nelle pause e nei respiri della scrittura, come evidente nel brano Canzoni da cui viene il verso “forse si musicale”.

Proprio il sodalizio tra Minghi e Panella rappresenta uno degli incontri più affascinanti della musica italiana: un unione basata su un paradosso strutturale: l’armonia classica del primo e la destrutturazione linguistica del secondo. Una collaborazione che ha dato vita a canzoni leggendarie come quelle dall’album Serenata (la canzone omonima, o Mia Vita) del 1987, e che h segnato la produzione di Minghi negli anni 90 con due album brillanti e sinuosi come Cantare E’ D’Amore (1996) e Come Due Soli in Cielo (1994).

Ma gli anni 90 sono anche quelli di Vattene Amore, portata a Sanremo nel 1990 e che rappresenta un po’ la consacrazione pubblica del cantautore romano.

Arrivata terza a Sanremo, ha collezionato 120 versioni registrate in tutto il mondo, vinto dieci dischi di platino, uno d’oro, un Telegatto d’Oro, ed è diventato uno dei brani più celebri della canzone italiana di sempre, permettendo a Minghi di imporsi come uno dei protagonisti assoluti della scena musicale di quel decennio. Vattene Amore era stata pensata per Mietta e Ornella Vanoni, ma fu lo stesso Amedeo che dopo aver ascoltato un provino della giovanissima Daniela Miglietta a decidere di affidare a lei il brano, accompagnandola sul palco dell’Ariston. E conferma la vocazione colta di Minghi, perché nasconde un richiamo alla musica classica: l’espressione trottolino amoroso infatti deriva direttamente dal farfallone amoroso (il celebre Cherubino) dell’opera Le Nozze di Figaro di Wolfgang Amadeus Mozart.

IL CONCERTO

Il 29 giugno 2026 sarà ricordato probabilmente come una delle serate in cui il corso Numistrano ha registrato il più alto numero di presenza. Un vero e proprio fiume di gente -si stima sulle 20.000 persone- è rimasto fino a mezzanotte per ascoltare le canzoni che Amedeo sta facendo girare nel suo nuovo tour estivo (tour che prosegue anche nei teatri nel 2027: Minghi è particolarmente attivo nei live).

Una serata che è iniziata con La Speranza (dal cd L’Altra Faccia della Luna, 2013) eseguita dalla sua corista ma che si è aperta con la ritmata Non c’è vento stasera tratta dal suo ultimo cd uscito, Anima Sbiadita, lavoro da cui ha eseguito anche la title track, Dove sei Dove mai, I Colori dell’Est: il lavoro è un concpet album che si riallaccia idealmente ai capolavori del passato citati sopra (Le Nuvole e La Rosa in primis, anche in alcune orchestrazioni), una sorta di “disco della maturità” che affronta temi come il tempo che passa, il destino, l’amore mentre strizza l’occhio alle melodie più sperimentali del suo repertorio.

Spazio anche per brani enormi come St. Micheal (dal disco 1950), con la sua esplosione vocale intensa e progressiva, e una struttura ritmica che richiama il moto ondoso e ciclico del mare; Emanuela ed io (Quando l’Estate verrà, 1984), scritta con il fido Gaio Chiocchio, che cresce mentre avanza verso il ritornello con un’apertura ritmica e orchestrale maestosa ed emozionante; Decenni (dal disco omonimo, 1998) che evita le strutture pop più diffuse a favore di una ballata sinfonica e teatrale, con archi e tastiere che esaltano il senso di vastità e il peso degli anni che trascorrono. E poi ovviamente i grandi classici, da Vattene Amore a I Ricordi del Cuore (il cui cd ha venduto 600.000 copie, restando solo sulle vendite autorizzate) fino all’immancabile Vita Mia.

Minghi ha catturato l’attenzione de subito: con la sua classe inconfondibile, ha intrattenuto il pubblico con il suo umorismo mai banale, riuscendo a creare un’atmosfera tra l’intimo e la festa popolare, come in un salotto dal quale si fa fatica ad andare via. Due ore di brani eseguiti con ritmo ma senza corse, intermezzi parlati (ad Amedeo piace parlare, e si vede: è un affabulatore nato) e cori del pubblico.

Dopo il soundcheck, abbiamo incontrato il cantautore per parlare infine della sua produzione e della Calabria.

L’INTERVISTA

Nel suo spettacolo a Lamezia ha ripercorso le tappe della sua straordinaria discografia (17 album in studio dal 1973): con la quale ha saputo raccontare non solo o non semplicemente l’amore, ma un vero e proprio universo artistico che racconta la vita attraverso le emozioni. Com’è cambiato cantare d’amore da St. Michael ad Anima Sbiadita?

A questa età c’è maggiore consapevolezza delle cose della vita mista ad uno stupore crescente perché l’amore per la vita aumenta mentre lei sta ovviamente fuggendo. È un controsenso nei termini ma la vita è fatta così Quando sceglie i brani per le sue scalette, che criterio usa dovendo scegliere in un repertorio vastissimo?

Dipende dal contesto: in Teatro la scelta è più libera in quanto il pubblico è maggiormente disponibile mentre nei concerti estivi spesso c’è gente che aspetta i successi per cui si decide una scaletta più popolare

Lei viene molto spesso in Calabria: crede davvero che la bellezza può aiutare il tessuto sociale?

La bellezza della Calabria è capace di dare emozioni fortissime a chi ha cuore per comprenderla, io la so capire…

Il concerto di Amedeo Minghi a Lamezia Terme fa parte dei festeggiamenti per San Pietro e Paolo organizzati dall’Amministrazione Comunale.

GIANLORENZO FRANZI’ 


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