di GIANLORENZO FRANZI’
Cinecittà: il più grande studio cinematografico in Europa, con una superficie di 400.000 mq. Sono stati girati, al suo interno, qualcosa come 3000 film, 90 dei quali hanno ricevuto una candidatura agli Oscar, premio vinto poi da 51 pellicole (da Il Paziente Inglese a Sciusià, da Gangs of New York a 8 & ½…)
E nelle sue mura, così piene di immanenza, sono entrati Federico Fellini, Ettore Scola, Sergio Leone, Pierpaolo Pasolini, Francis Ford Coppola, Martin Scorsese. Solo per citare i più grandi.
Oggi Cinecittà vive una nuova era di rilancio iniziata nel 2021, trasformata in un polo produttivo internazionale all’avanguardia: mentre accanto ai leggendari studi cinematografici, ancora attivissimi per le grandi produzioni, il complesso offre mostre interattive, un museo con percorsi guidati, ma soprattutto un fascino vivo di “fabbrica dei sogni”.
Abbiamo fatto un “giro turistico” per i viali alberati dentro questo luogo dove si respira cinema: quel cinema eterno, fatto dei sogni che impregnano la vita, la migliorano e la rendono quella che è.
Per toccare con mano come ancora oggi sia vivo e vegeto quel senso di enigmatica malia che incombe su chiunque voglia visitare questo luogo incantato.
Museo MIAC
Nel giardino, appena entrati a Cinecittà, ecco prima di tutto la testa della Venusiana, personaggio che viene da uno dei sogni di Federico Fellini creato per Il Casanova; subito dopo, l’enorme cavallo a dondolo e la carrozza della fata del Pinocchio del 2002 di Roberto Benigni; per finire, il set permanente del mitico telefilm Un Medico in Famiglia. 
La visita vera e propria inizia entrando nel MIAC: nel 2019 è nato il Museo Italiano dell’Audiovisivo e Cinema, un percorso immersivo che valorizza il patrimonio audiovisivo del cinema italiano.
Dentro si intraprende un percorso tematico (e magari iniziatico…) tra centinaia di filmati e sequenze provenienti da centinaia di film provenienti dalle più importanti cineteche d’Italia. Ugo Tognazzi, Totò, Alberto Sordi, Nino Manfredi; e anche Anna Magnani, Claudia Cardinale, e poi Monica Vitti, Gigi Proietti; film che sono storia, da I Soliti Ignoti a Polvere di Stelle, come Ludwig, Uccellacci e Uccellini, C’Era Una Volta il West, La Mandrakata, sono volti e storie che illuminano letteralmente le stanze del MIAC alterandosi ad installazioni interattive e permanenti, fotografie dell’artista Anna Di Prospero (realizzate durante il progetto espositivo dell’Archivio Luce CIneicttà La memoria delle stazioni e un video di Vanessa Beecroft della performance VB93) e macchine da presa e strumenti per la lavorazione della pellicola (come la moviola LSS Magna Sy 1950 – 1960 circa, utilizzata da Thelma Schoonmaker per il montaggio di Gangs of New York, 2002, proprio a Cinecittà).
Cinecittà, Ferretti e Fellini
Usciti dal MIAC, è il momento di uno dei luoghi più emozionanti e ricchi di atmosfera: in continuità geografica con il museo, situata proprio dietro la Sala Fellini (saletta cinematografica, ubicata all’interno della palazzina dedicata al maestro Federico Fellini e composta da sedute di pelle bordeaux, maxischermo e impianto audio), c’è la mostra permanente Felliniana: Ferretti sogna Fellini.
Dedicata al regista romagnolo e allo scenografo Dante Ferretti, espone ricostruzioni nelle quali non solo il tempo sembra essersi fermato, ma grazie ai cosutmi e a pezzi di set dell’epoca sembra di entrare in un limbo inquieto e malinconicamente inquietante fuori da ogni coordinata (i set del film furono costruiti proprio nei teatri di posa di via Tuscolana 1055).

Una vera e propria immersione nel mondo onirico di Fellini, insomma, una mostra-installazione a carattere permanente, nel quale vediamo come presero forma e materia i sogni del regista de La Dolce Vita attraverso l’artista-artigiano Ferrerri insieme a Francesca Lo Schiavo, sua sodale di vita e di lavoro. Oltre ad avere un carattere fortemente onirico, e per questo intrinsecamente perturbante, l’esposizione è un’esperienza suggestiva divisa in tre ambienti, tre tappe di un viaggio con il regista nei luoghi elettivi della sua ispirazione.
Nella sala centrale, scenografata dalle locandine dei film come un magnifico affresco mette al centro l’automobile, un rito assiduo tra il regsta e lo scenografo, la Fiat 125 che portava i due artisti a Cinecittà, un non-luogo, uno spazio fisico nel quale avevano luogo conversazioni e scambi di idee, ma anch racconti sui sogni, su cui Fellini interrogava il suo scenografi.
La seconda tappa è la Casa di Piacere, sintesi dell’immaginario racchiuso nel capolavoro La Città delle Donne, con il famosissimo scivolo toboga e le soubrettes che circondano l’attore feticcio Marcello Mastroianni.Il percorso si conclude con il cinema Fulgor, altro luogo emblematico stavolta dell’infanzia di Fellini, la sua iniziazione al cinema.
Area espositiva
Il percorso “Backstage- un percorso didattico per Cinecittà” offre infine un’esperienza interattiva sulla creazione dei film, dal doppiaggio agli effetti speciali, per scoprire i mestieri del cinema. Ecco allora la sala con il green screen, dove si può girare un video protagonisti in un’ambientazione sci-fi o western; un’altra con sei cabine di doppiaggio nelle quali ci si può registrare inserendo le proprie voci in scene di film mitici come La Dolce Vita; e ancora elementi scenografici e sculture e vestiti che testimoniano il grande lavoro i allestimento e di set dressing, che caratterizza le ambientazioni scenografiche nel cinema italiano, con ad esempio gli abiti indossati da Angelina Jolie in Maria di Pablo Larrain, le meraviglie provenienti dal guardaroba del citato Casanova di Fellini; e ancora la stanza della sonoro (che consente di scoprire curiosità e aneddoti del passaggio dal muto al sonoro), la stanza della sceneggiatura (che presenta un apprpofondimento sul passaggio dalla parola all’immagine in movimento attraverso stralci di sceneggiature e storyboard), la stanza del regista (uno studio d’autore dove i libri, gli oggetti, le fotografie e gli oggetti personali di sei famosi regista, tra cui Carlo Verdone, Martin Scorsese, Roberto Benigni e Lina Wertmuller, diventano suggestioni attraverso cui scoprire il loro immaginario).
Cinecittà: anche le legge diventa sogno
Nel 2017 gli studios di Cinecittà sono tornati ad essere sotto controllo pubblico, gestiti e coordinati da Istituto Luce Cinecittà, azienda pubblica totalmente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ne cura ampliamento e valorizzazione. Attualmente, Antonio Saccone ha il ruolo di presidente dal luglio 2025, e Manuela Cacciamani quello di AD.
Il PNRR precede per Cinecittà una fase di profonda rigenerazione (chiamata non a casa REgeneration), così che gli studios divengano il principale hub audiovisivo europeo. Entro il 2026, il progetto prevede 5 nuovi teatri di posa e il rinnovo di 4 già esistenti, aumentando così la capacità produttiva del 60%, con focus sulla sostenibilità energetica, digitale e nuove produzioni internazionali.
Cinecittà si è confermata come polo d’attrazione per grandi produzioni internazionali, con l’apertura di set come The Resurrection of the Christ di Mel Gibosn, The Dog Stars di Ridley Scott e la serie Assassin’s Creed di Netflix. Inoltre, è in corso un piano di digitalizzzazione dell’Archivio Luce (13.000 rulli, 1,5 milioni di foto).
«Il core business, la priorità di Cinecittà, è e resta il mondo audiovisivo. Ma l’idea è anche quella di organizzare eventi in questo spazio, dall’affitto degli studi a una serie di servizi. Da Cinecittà le produzioni devono poter uscire “chiavi in mano”, letteralmente con il film nella chiavetta. Aprire Cinecittà a eventi internazionali, nazionali o a grandi brand, ne fa un luogo spalancato a 360 gradi sulla città di Roma e sul Paese Italia. Cinecittà non è una cattedrale nel deserto: è sempre di più la Hollywood sul Tevere.
E forse anche di più.

