In tutto il Sud Italia, le anime del Purgatorio sono sempre state molto rispettate nella pietas popolare e pare che già i primi cristiani andassero in giro per i villaggi a chiedere il «pane dell’anima» ai fedeli, più ne ricevevano e maggiori erano le preghiere per i defunti del donatore.
Un’antica leggenda però, sicuramente sovrapposta nel tempo agli antichi riti pagani di passaggio all’inverno e ai culti dei misteri eleusini, vuole che nella notte tra l’1 novembre, solennità di Ognissanti, e il 2 novembre, commemorazione dei fedeli defunti, le anime purganti ascendano verso l’eterna luce e siano ammesse a contemplare la beata visione della Trinità fino alla notte del 6 Gennaio, giorno dell’Epifania del Signore.
Nella magica notte le barriere tra i mondi vengono aperte e ritorna possibile il contatto con l’aldilà e con le anime dei morti. Da qui nasce l’usanza di accendere fiaccole e lumi alle finestre e ai balconi, per illuminare il loro cammino e come simbolo della luce di Cristo, di preparare vivande sostanziose per ristorarli dopo il lungo viaggio e di preparare piatti particolari e dolci da offrire in loro memoria.
In Calabria, come in molte altre regioni, per il 2 novembre è tradizione preparare le fave dei morti, squisiti biscottini a base di mandorla. Questi dolci una volta si preparavano con le fave, il cibo che già in era magnogreca era considerato sacro ai defunti, per via delle sue lunghe radici che costituivano un legame con l’aldilà e dei suoi semi, che come anime dei defunti, giacevano nei baccelli.
Da questi dolci antichissimi, in cui poi la fave sono state sostituite dalle mandorle, discende probabilmente la rinomata pasticceria (siciliana in particolare) a base di mandorla e pasta di mandorla.
INGREDIENTI
150 g di mandorle non pelate
1 uovo
100 g di zucchero
100 g di farina 00
la buccia di mezzo limone
20 g di burro
1 cucchiaino raso di cannella in polvere
1 cucchiaino di lievito per dolci
PREPARAZIONE
Tritate finemente le mandorle (anche con un mixer), aggiungete la buccia del limone grattugiata, lo zucchero e mescolate bene.
All’impasto ottenuto aggiungete l’uovo, il burro, la cannella, la farina e il lievito e mescolate ancora, aggiungendo farina finché diventi sodo e non appiccichi. Ora mettetelo sul piano di lavoro, fate dei bastoncini e tagliateli a pezzi come grossi gnocchi, dandogli una forma tondeggiante.
Sistemate le fave su una teglia coperta da carta forno e cuocetele a 170 gradi per circa 15 minuti. Dopo aver spento il forno, aprite lo sportello e lasciatele ancora per 10 minuti. Le fave sono pronte per essere gustate con vino cotto, all’uso calabrese, e si conservano a lungo in scatole di latta.
Annamaria Persico (articolo già pubblicato su Reportage il 2 novembre 2016)
