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28 ottobre 2016

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La produzione mondiale di vino toccherà nel 2016 i 259 milioni di ettolitri, con l’Italia al top a quota 48,8 milioni di ettolitri


La dimensione del vigneto mondiale, indipendentemente dalla destinazione d’uso finale delle uve e incluse le vigne non ancora in produzione, nel 2015 ha raggiunto i 7,5 milioni di ettari, in calo di 28.000 ettari sul 2014, con il vigneto cinese che si conferma al secondo posto a livello mondiale, in crescita di 34.000 ettari, gli stessi che, al contrario, nello stesso periodo, ha perso l’Unione Europea.

La Spagna rimane saldamente in testa nella classifica delle superfici coltivate, con 1,021 milioni di ettari, davanti proprio alla Cina (0,83 milioni di ettari) e alla Francia (0,78 milioni di ettari). Ecco la fotografia del vigneto mondiale scattata dall’Oiv (Organizzazione internazionale della vigna e del vino) nel suo bilancio della situazione vinicola mondiale.

Nel 2015 la produzione mondiale di uva, destinata a qualsiasi uso, è stata di 76 milioni di tonnellate, per una crescita, dal 2000, del +17%, nonostante la riduzione della superficie a vigneto: un trend che si spiega con un aumento delle rese e con il continuo miglioramento delle tecniche viticole.

La Cina, con 12,6 milioni di tonnellate, nel 2015 è il primo produttore (17% della produzione mondiale di uva), seguita dall’Italia (8,2 milioni di tonnellate), dagli Stati Uniti (7,0 milioni di tonnellate), e dalla Francia (6,3 milioni di tonnellate).

La produzione mondiale di vino, per il 2016 (esclusi succhi e mosti), è invece stimata in 259 milioni di ettolitri: un volume di produzione globale tra i più scarsi degli ultimi 20 anni, figlio di un’annata segnata da condizioni climatiche avverse, di cui ha risentito la produzione di diversi Paesi.

L’Italia (48,8 milioni di ettolitri) si conferma primo produttore mondiale, seguita dalla Francia (41,9 milioni di ettolitri) e dalla Spagna (37,8 milioni di ettolitri).

Il livello di produzione rimane ancora elevato negli Stati Uniti d’America (22,5 milioni di ettolitri), mentre subiscono un calo considerevole l’Argentina (8,8 milioni di ettolitri), il Cile (10,1 milioni di ettolitri) e il Brasile (1,4 milioni di ettolitri) anche qui a causa di condizioni climatiche sfavorevoli.

I dati disponibili per il 2015 mostrano una leggera crescita del consumo mondiale, stimato in 240 milioni di ettolitri. I paesi tradizionalmente consumatori proseguono la loro recessione (o stagnazione), a favore dei nuovi poli di consumo.

Il periodo compreso tra il 2000 e il 2015 è stato caratterizzato da uno spostamento del consumo di vino, consumato sempre più spesso al di fuori del Paese di produzione. Gli Stati Uniti, con 31 milioni di ettolitri, si confermano maggior consumatore mondiale, mentre i consumi sono stabili in Italia (20,5 milioni di ettolitri) e Spagna (10 milioni di ettolitri), con la Francia che continua ad arretrare (27,2 milioni di ettolitri) sul 2014.

Il livello di consumo in Cina viene stimato in 16 milioni di ettolitri, per un aumento di 0,5 milioni di ettolitri sul 2014. Per quanto riguarda gli scambi mondiali di vino, nel 2015 sono aumentati dell’1,9% in volume (104,3 milioni di ettolitri) e del 10,6 % in valore (28,3 miliardi di euro) sul 2014.

L’internazionalizzazione del mercato, quindi, è in continua crescita, e se nel 2000 il 27% del vino consumato era importato, oggi questo segmento rappresenta oltre il 43%.


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