“La donna, entrata in carcere poco dopo la metà del luglio scorso, si era da subito rifiutata di assumere alimenti - spiega Santilli – rifiutava ogni cura e sollecitazione a mangiare e persino i ricoveri in ospedale”.
“Il caso della detenuta nigeriana che lascia due figli piccoli – fa eco Aldo Di Giacomo, segretario del Sindacato di polizia penitenziaria Spp – avrebbe dovuto richiedere un’iniziativa indispensabile a scongiurarne la morte avvenuta invece nella totale indifferenza. Nessuno si è posto il problema di come interrompere il comportamento della detenuta, mentre – sottolinea – si è già dimenticato o volutamente rimosso che nello scorso anno sono state 84 le persone che si sono tolte la vita all’interno di un istituto penitenziario italiano: numero record da quando si registra il dato (dal 2000)”.
CUCCHI
”Questa è una tragedia che non può essere tollerata in un Paese che si professa civile e democratico”, afferma la senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi. “Una morte di cui comunque è responsabile lo Stato che aveva in custodia la vita della vittima. Non capisco cosa c’entrano in questo i sindacati degli agenti. Chiedo venga fatta chiarezza anche per questo”.
