E’ emerso che tra gli adulti di mezza età e gli anziani, quelli con un cronotipo serale rispetto a quelli con un cronotipo intermedio presentano una salute cardiovascolare complessiva notevolmente peggiore. L’associazione osservata tra l’essere gufo e avere un rischio elevato di malattie cardiovascolari sembra in gran parte spiegata dal minor raggiungimento degli 8 parametri essenziali per la salute cardiovascolare.
Quali sono le implicazioni cliniche?
“Che gli individui con un cronotipo serale potrebbero trarre particolare beneficio da interventi mirati ai fattori di rischio delle malattie cardiovascolari”, concludono gli autori.
Lo studio, commenta l’infettivologo Matteo Bassetti in un post su X, “rivela che i cosiddetti ‘gufi’ potrebbero essere più a rischio di infarto e ictus“. Dal maxi database sanitario, che include informazioni sulle preferenze sonno-veglia delle persone, emerge che “circa l’8% si è classificato come nottambulo, più attivo fisicamente e mentalmente nel tardo pomeriggio o la sera, e più attivo anche dopo” quella che è l’ora di andare a letto per la maggior parte delle persone. “In 14 anni, i nottambuli avevano un rischio del 16% più alto di un primo infarto o ictus rispetto alla popolazione media – riepiloga il medico – I nottambuli, soprattutto le donne, presentavano anche una salute cardiovascolare complessivamente peggiore, come riportato dai ricercatori. Essere nottambuli – conclude – non fa bene alla salute. Meglio essere attivi nelle ore centrali della giornata. Insomma, per la salute cardiovascolare meglio fare come l’allodola che come il gufo”.
