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26 aprile 2022

BLOG-le firme di Reportage

COSTA VIOLA: SPLENDORE DI CALABRIA TRA SCILLA E CARIDDI (prima puntata)


Il piccolo paradiso, definiva così il grande scrittore palmese Leonida Repaci la Costa Viola, il tratto di costa della Calabria Meridionale, lunga 35 km che include i comuni di Palmi, Bagnara Calabra, Scilla e Villa San Giovanni . Il nome Costa Viola e’ dato da Platone che così descriveva questo tratto di mare: «Ogni cosa si tinge di viola, dando vita ogni sera con i suoi riflessi ad una visione sempre nuova, rimanendo colpito dalle tonalità che assume il mar Tirreno e l’Aspromonte e l’aria circostante durante il tramonto».

In questo tratto di costa si sono costruite nel tempo leggende e miti alimentate dalla popolazione locale, che hanno affascinato studiosi, viaggiatori e scrittori . Tra le tante leggende che vivono in questo tratto del mar Tirreno c’e’ qella di Scilla e Cariddi. silla-e-glauco

                                                 IL MITO DI SCILLA E CARIDDI (prima puntata)

Un mito nato nello Stretto di Messina tra la città di Scilla e Messina. Il nome della città affacciata sullo Stretto, prende il nome da una ninfa bellissima, figlia delle divinità greche  Forco e  Craetis .  Scilla viveva nella spiaggia di Zancle l’attuale Messina, una sera vide tra le acque del mare  un essere metà uomo e metà pesce, questo mostro era Glauco figlio del Dio Poseidone e della ninfa Naide . Glauco era stato un pescatore divenuto divinità, un giorno vide i pesci che lui aveva pescato che erano rinvigoriti dopo aver mangiato dell’erba, decise di mangiarla anche lui ma l’erba lo rese immortale ma rese metà del suo corpo come quella di un pesce: i piedi si trasformarono in pinne, la coda di pesce al posto delle gambe e da questo momento in poi fu costretto a vivere nel mare.

La ninfa vedendo quel mostro si spaventò, Glauco vedendo che Scilla  era rimasta spaventata del suo aspetto, fuggì perché era innamorato di lei e si recò dalla maga Circe per chiedere un filtro d’amore, ma la maga si rifiutò di darglielo perché era innamorata di lui e gli propose di unirsi a lei, ma Glauco si rifiutò, allora Circe versò nelle acque dello Stretto di Messina dove Scilla era solita a farsi il bagno, una pozione malefica rendendo Scilla un mostro con sei teste e dodici piedi.

La leggenda racconta che Scilla si rifugiò in una grotta dove abitava un altro mostro di nome Cariddi.  Come Scilla anche Cariddi era una donna bellissima ma pagò cara la sua ingordigia rubando dei buoi ad Ercole che a sua volta si rivolse a Zeus che punì la donna colpendola con un fulmine, tramutandola in un mostro. Cariddi era un vortice nell’acqua, un mulinello e si trovava nel lato opposto a Scilla . Secondo altre leggende nacque dall’unione di Poseidone( il mare) e Gea( la terra)  essa succhiava l’acqua del mare per poi riggetterla con violenza per far naufragare le navi dei marinai che attraversavano lo stretto, proprio in questo tratto di mare, le correnti raggiungono a volte i 90km orari causando dei vortici, i più noti sono a punto Cariddi colei che risucchia che si forma davanti a Messina,  Scilla colei che dilania che si forma sulla costa calabrese. Il mito di Scilla e Cariddi e’ legato al viaggio di Ulisse dal ritorno a casa a Itaca, passando dallo Stretto, questo mito e’ raccontato nel XII libro dell’Odissea dove la maga Circe rivela a Ulisse che per uscire indegno dall’attacco dei due mostri deve nagivare nel mezzo del mare, che Cariddi e’ molto più pericoloso di Scilla perché con un vortice puo’ distruggere tutto l’equipaggio.

ANTONIO CIAPPINA

(articolo già pubblicato il 24 gennaio 2021 su Reportageonline)


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