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26 maggio 2018

News

Il 65 per cento degli italiani consuma bevande alcoliche: 8,6 milioni i consumatori a rischio


Il numero degli italiani che consumano alcol rimane all’incirca stabile nel corso degli ultimi tre anni, oscillando intorno ai 35 milioni: in media, circa il 65% degli italiani consuma bevande alcoliche.

Tra questi, si contano 8,6 milioni di consumatori a rischio, di cui circa 1,7 milioni sono giovanissimi tra 11 e 25 anni, con un picco di bevitori tra i 16 e i 17 anni, e 2,7 milioni di ultrasessantacinquenni.

E’ in questi gruppi, in particolare, che si consolidano, di anno in anno, nuovi modelli di consumo che da tradizionale, mediterraneo, diventa sempre più fuori pasto, occasionale e/o eccedente sia su base quotidiana che su base ricorrente come dimostrato dalla tendenza, trainata dai giovani, al binge drinking, il bere per ubriacarsi, che in Italia conta oltre 40.000 accessi annuali al Pronto Soccorso per intossicazione.

Non diminuiscono neanche i consumatori ad alto rischio, 650 mila (420 mila maschi pari al 23,2% e 230 mila femmine pari all’8,4%), definiti «dannosi», in necessità di trattamento, che superano i 40 e 60 grammi rispettivamente di alcol (1 drink in media contiene 12 grammi di alcol) e combinano tale eccedenza quotidiana all’abitudine al binge drinking.

Consumatori che andrebbero precocemente identificati e sensibilizzati e che invece restano «nascosti», costituendo parte di quel 90% di alcoldipendenti che non fruisce di alcun trattamento, perché non richiesto dalla persona, né offerto da un professionista della salute che dovrebbe identificare l’individuo a rischio.

E’ questo lo scenario epidemiologico tracciato, anche quest’anno, dai dati Istat e dall’analisi che ne fa l’Osservatorio nazionale alcol (Ona) dell’Istituto Superiore di Sanità, presentati in occasione dell’Alcohol Prevention Day.

«L’86% delle malattie cronico-degenerative di cui soffrono gli italiani», afferma Walter Ricciardi, presidente dell’ISS «è causata da un comportamento a rischio, quindi da fattori modificabili, tra cui il consumo eccessivo di alcol. Un problema ancor più preoccupante se si pensa che colpisce anche i giovanissimi».

«E’ necessario», conclude Ricciardi «impegnarsi ancora di più in strategie di prevenzione e riorganizzazione dei sistemi sanitari per la prevenzione delle patologie alcol correlate con un risparmio enorme in termini di costi anche per il Servizio sanitario nazionale, la prevenzione ne garantisce la sostenibilità».

«Nonostante la prevenzione e la sensibilizzazione», dichiara Emanuele Scafato, direttore dell’Ona «i giovani restano ancora un obiettivo negletto della prevenzione vera e multidimensionale, tanto che l’alcol rappresenta in Italia ancora la prima causa di morte e disabilità tra i giovani fino a 24 anni. Ma non è questione che riguarda solo i giovani.

«L’analisi del trend mostra che, a fronte della diminuzione registrata rispetto agli anni 2007-2011, dal 2012 il consumo a rischio non mostra l’auspicata battuta d’arresto e attesa diminuzione rimanendo pressoché invariato sia per gli uomini che per le donne. Va perciò ribadita l’urgenza di rinnovati sforzi di iniziative coordinate di prevenzione, comunicazione, informazione rivolte all’intera popolazione e formazione per gli operatori sanitari».
(Fonte: Istituto Superiore di Sanità)


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