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24 maggio 2018

News

In memoria di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, uccisi dalla mafia


Era l’alba del 24 maggio 1991. A Lamezia Terme-Sambiase un gruppo di operai si raduna per iniziare come ogni mattina il lavoro della raccolta dei rifiuti, in quel periodo affidata dal Comune ad una ditta privata.

Sono assenti due persone che lavorano per questa azienda e i dipendenti comunali Tramonte e Cristiano decidono di accompagnare, nel consueto giro mattutino, l’unico presente al turno, Eugenio Bonaddio.

Pasquale Cristiano non dovrebbe lavorare sui mezzi meccanici in quanto soffre di disturbi per i quali non può lavorare con macchine, ma va lo stesso in compagnia dell’amico e collega di sempre, Francesco Tramonte.

Il camion che svuota i cassonetti parte, a bordo ci sono Bonaddio alla guida, Cristiano seduto al centro e Tramonte a destra.

Intorno alle 5 arrivano alla Miraglia, tra le case dell’antico crocevia di Sambiase nord che porta alle frazioni montane, si fermano.

Un uomo esce da dietro i cassonetti dov’era nascosto e punta un’arma contro i tre operai: un kalashnikov di fabbricazione statunitense calibro 7,62, un’arma da guerra.

L’uomo intima di scendere ma appena Francesco Tramonte apre lo sportello del camion, arriva la raffica dei proiettili.

Tramonte viene crivellato di colpi, per Cristiano il colpo mortale è uno solo, alla testa. Eugenio Bonaddio, pur ferito, riesce ad aprire lo sportello e scappare. Alla fine si conteranno 22 colpi esplosi.

Per il duplice omicidio e per il tentato omicidio, la macchina della giustizia si è fermata a un’assoluzione in primo grado. Nessun processo d’appello perché il pm presentò in ritardo la richiesta di ricorso che pertanto venne dichiarata inammissibile. La sentenza di assoluzione è diventata definitiva dal 18 luglio 1996.

Il resto è storia: all’efferato delitto fu conferita da subito una matrice mafiosa legata agli appalti del servizio di nettezza urbana del Comune di Lamezia Terme, matrice riportata in dettaglio (anche se le prove non furono sufficienti per arrivare a condanne) nelle motivazioni della sentenza d’assoluzione della Corte d’Assise di Catanzaro.

Il 30 settembre 1991 il decreto del Presidente del Repubblica che stabilisce lo scioglimento del Consiglio comunale di Lamezia «Visto che il Consiglio comunale di Lamezia Terme (Catanzaro), rinnovato nelle consultazioni elettorali del 13 maggio 1991, presenta collegamenti diretti ed indiretti tra parte dei componenti del consesso e la criminalità organizzata rilevati dalle locali forze dell’ordine e dall’alto commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa […] Il consiglio comunale di Lamezia Terme è sciolto per la durata di diciotto mesi».


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