Il carro con la Madonna della Bruna (foto di Carmine Lauria)
4 luglio 2017
Il carro con la Madonna della Bruna (foto di Carmine Lauria)

Turismo

Una giornata particolare tra una visita alla Masseria Jesce di Altamura e la Festa della Bruna a Matera


La storia segue i passaggi dell’uomo ed è proprio cominciando da una terra che ai passaggi e ai collegamenti tra terre e uomini tanto deve che iniziamo il nostro racconto di una particolare giornata tra Altamura e Matera.

Un racconto breve e però sentito, in cui rassegniamo emozioni e consigliamo luoghi. Proprio ai confini tra queste due città (e dunque tra due regioni, la Puglia e la Lucania) parte il nostro piccolo itinerario.

Siamo appunto in una zona di antichi segni e di storici movimenti delle genti. Qui, presso una zona immediatamente attigua all’attuale masseria Jesce, bellissima e fortificata struttura del ‘600, passava la via Appia.

Ci collochiamo in realtà sulla strada che collega Altamura a Laterza, città in provincia di Taranto ma vicinissima alla Murgia barese e materana. Siamo nell’area della cosiddetta Murgia Catena, lembo che unisce (o separa, a seconda dei punti di vista) l’alta Murgia barese di Altamura con Matera.

Qui un autentico eroe della salvaguardia di questo territorio, Donato Laborante, culla questo luogo come un figlio. Davvero tanti gli eventi che realizza.

In queste settimane anche una mostra, a cura dell’architetto Gianluigi Vezoli, bresciano innamorato della Puglia e delle sue bellezze, che mira a indagare interessanti somiglianze tra le chiese rupestri pugliesi e affini costruzioni indiane. Abbiamo assistito alla sua relazione, assolutamente feconda di spunti e ulteriori indagini.

Masseria Jesce custodisce una meravigliosa superstite della nota rete delle chiese rupestri di questa terra. La cripta, di cui non si conosce l’esatta denominazione, data al XII secolo. Vanta affreschi ancora pienamente godibili, interessanti in chiave artistica e devozionale. Altri affreschi sono ormai rovinati e consunti dal tempo.

Non resta che sperare in ficcanti e risolutivi propositi di difesa e salvaguardia di queste straordinarie testimonianze del passato che qui felicemente emergono: dalla via Appia alla chiesetta fino alla stessa masseria. Lasci Jesce e Donato con la consapevolezza di tornare. Il luogo lo richiede fermamente.

E poi devi scappare per raggiungere Matera. Meno di quindici chilometri e sei infatti nella città capitale della cultura europea per il 2019.

Siamo a Matera il 2 luglio, giornata della Madonna della Bruna, patrona del centro lucano, festa sentitissima a livello popolare, la giornata più importante dell’anno per ogni materano.

Maria è qui festeggiata nel giorno della Visitazone, a ricordo del suo incontro con Elisabetta, madre di Giovanni Battista.

È questa la giornata di riti antichi e però ancora oggi avvertiti da fedeli e cittadini come irrinunciabile collante comunitario. Un carro con simulacri in cartapesta celebra Maria e Gesù.

Un carro che attraversa le vie della città partendo dalla zona di Piccianello fino a raggiungere la centralissima piazza Vittorio Veneto, piazza che il carro lascerà per il centro storico, dove l’immagine della Madonna tornerà nella cattedrale da cui di primo mattino è partita.

Una piazza in cui il carro tornerà per essere distrutto secondo un rituale che finisce per conferire a questo momento un superamento della fede e della religione per sfociare nel puro folklore.

È vero che i più baldanzosi vogliono portare a casa un pezzo del carro per devozione, ma è anche vero che non mancano momenti di ressa e violenza attorno alle immagini.

Insomma, uno scenario da ritmi e agitazioni quasi ancestrali, arcaiche. Un insieme di fattori che ogni anno contribuisce a polemiche e dissapori da parte di molti rispetto a gestualità ardite e particolarmente pericolose per l’incolumità di chi vi partecipa. Quest’anno tantissima la gente a Matera per l’evento. Cavalieri eleganti, al trotto di aitanti equini, difendono Maria e il carro, a sua volta trainato da portentosi muli.

Ci sarebbe tanto da dire. Su Matera e le aspettative per il 2019. Su questi riti stessi. Su Jesce e la sua cripta. Possiamo dirvi che abbiamo ancora una volta visitato una terra dalle straordinarie potenzialità. Terra che racconta, nelle sue viscere, l’evoluzione dell’uomo.

Si pensi all’Uomo di Altamura, ormai celeberrimo. Si pensi alle grotte di Matera, cavità dove fino a non tantissimi decenni fa uomo e animale ancora convivevano. Per non parlare delle tante chiesette rupestri dell’agro. Questa è la Murgia Materana, striscia di terra che vede nel Bradano il suo fiume più importante e in centri come Montescaglioso, Irsina e Miglionico le sue località più notevoli.

Con Ferrandina, invece, il lucano guarda già all’alveo del Basento. Da queste parti si ammira anche un bel laghetto artificiale, con attorno vegetazione selvaggia: il lago-diga di San Giuliano, nel comune di Miglionico, cittadina famosa anche per il suo castello del «Malconsiglio». Perché questo nome?

Ci vediamo in un’altra «puntata» del nostro giro per il sud Italia. Rigorosamente «Lungo il Viaggio».
Marino Pagano


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