Pujia_Veneziano
9 dicembre 2016

News Calabria

Al Maon di Rende, si inaugura domani la mostra: «Antonio Pujia Veneziano / Purezza dei segni»


Al MAON, Museo d’arte dell’Otto e Novecento di Rende (Cosenza), si inaugura il 10 dicembre alle ore 18 la mostra ANTONIO PUJIA VENEZIANO / PUREZZA DEI SEGNI curata da Tonino Sicoli e Andrea Romoli Barberini. L’esposizione, che presenta la produzione di oltre un ventennio dell’artista, resterà aperta fino al 28 gennaio 2017.

Ma lasciamo la parola a Sicoli: «I segni sono sogni linguistici, tracciati esistenziali, gesti ambigui di una creatività, che si libera senza alfabeti né realtà da rappresentare. Leggeri, immateriali, totalizzanti. Antonio Pujia Veneziano è un passeggero di un viaggio nei territori nebbiosi del pre-logico e del pre-testo, in quell’area al margine, fra i generi espressivi e i linguaggi visivi, là dove la forma non è né scrittura né immagine preordinata. Siamo nell’ambito di una pittura pura, che si struttura su componenti primordiali, autoreferenti, minimali.

«Grafemi, pattern, impronte di colori vengono organizzate su superfici senza riferimenti spaziali bensì assolute. Si generano, così, effetti di un pittoricismo minuto, delicato, modulato secondo un andamento in successione, sobriamente composto. La posizione assunta dagli elementi è organica, allusiva di una morfologia liquida e magmatica come quella della natura naturans, in formazione e in via di sviluppo verso identità para-geometriche, simili a strutture di cristalli o a tessuti biologici.

«Pujia fa della terra il suo segno e la sua materia originari, il principio della sua arte, una frontiera fra ceramica e pittura, pur mantenendo una debole consistenza, diafana, al limite del monocromo.

«Iniziato negli anni Ottanta, il percorso artistico di Pujia si dispiega con tappe di intrecciati interessi per generi contigui, che gli hanno sempre fatto mantenere un garbato equilibrio fra radicalità del minimalismo linguistico ed efficacia degli effetti percettivi. Il campo è un luogo senza profondità o, al contrario, con un senso di sfondamento tipico di una spazialità senza orizzonti e confini».

Antonio Pujia Veneziano, nato a Monterosso Calabro nel 1953, vive ed opera a Lamezia Terme (Catanzaro). Già titolare di cattedra nei Licei Artistici Statali, ha maturato un esauriente curriculum espositivo e si è impegnato attivamente nella promozione dell’arte contemporanea attraverso l’attività dell’Associazione «Aleph Arte».

Si occupa assiduamente di didattica dell’arte e nel 2008 su invito del MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, ha preso parte in qualità di relatore alle giornate di studio sulla metodologia di Bruno Munari.

Il suo impegno è improntato, altresì, sull’interscambio, l’integrazione, la conoscenza e il dialogo tra culture diverse, nonché sulla conoscenza dei luoghi socialmente aperti, tessendo negli anni un profondo legame con la cultura di appartenenza. Nel 2015 ha curato il laboratorio di Arte Pubblica «Conterraneo, Memoria Identitaria e Poetica dei Luoghi» nel borgo di Bova (Reggio Calabria).


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