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20 marzo 2023

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Benvenuta Primavera: stasera l’equinozio 2023. Tradizioni, miti e leggende della stagione più bella dell’anno


Quest’anno la primavera inizierà ufficialmente alle ore 22.24 di lunedì 20 marzo 2023 (ora italiana), dando inizio alla nuova stagione.

Anche se convenzionalmente la Primavera ha inizio il 21 marzo, l’equinozio, cioè il preciso momento astronomico in cui il circolo di illuminazione (cioè quella linea immaginaria che divide la metà del globo terrestre illuminata da quella che rimane “al buio”) interseca l’asse terrestre e in tutti i luoghi della Terra la giornata è scandita da 12 ore di luce e 12 ore di buio, è variabile.

La spiegazione è semplice: anche se siamo abituati a pensare che l’amata primavera inizi il 21 marzo, così come deciso dal concilio di Nicea del 325 d.C., in realtà la data è variabile perché la primavera astronomica inizia il giorno dell’equinozio e l’inizio ufficiale di una stagione si stabilisce a partire dalla posizione della Terra rispetto al Sole. Le date esatte di equinozi e solstizi perciò dipendono dalla rivoluzione della Terra: fino all’anno 2102, cioè per i prossimi 84 anni, l’equinozio di primavera non sarà il 21 marzo, ma il 20 o, qualche volta, il 19.

L’inizio della primavera astronomica tra l’altro non coincide con quella meteorologica che è già iniziata ai primi di marzo, cioè viene considerata circa 3 settimane prima dell’equinozio.

La parola equinozio deriva dal latino equi-noctis e significa notte uguale al giorno e avviene quando la Terra raggiunge quel punto dell’orbita in cui il Sole si trova a picco sull’Equatore, mentre si trova sull’orizzonte sia al Polo Nord che al Polo Sud.

Si verifica nel mese di marzo, equinozio di primavera, e nel mese di settembre, equinozio d’autunno. L’equinozio di primavera avviene sempre il 20 o il 21 marzo e la variazione è dovuta al graduale scarto che c’è tra il tempo solare e il calendario, cui dobbiamo anche gli anni bisestili.

La storia dell’equinozio è comunque profondamente legata a tradizioni, miti e leggende. Dal punto di vista astrologico, l’equinozio corrisponde all’entrata del Sole nel segno dell’Ariete (che va dal 21 marzo al 20 aprile), segno cardinale di fuoco, dominato dal pianeta Marte.

Alla costellazione sono attribuiti sin dai tempi antichi tutti i valori propri della primavera: è il segno che apre lo zodiaco, è simbolo di rinascita, vincita sull’oscurità, impeto creativo ma anche, come dicevamo prima, testardaggine e instabilità.

Le celebrazioni di primavera del mese di marzo sono antichissime, le prime di cui si è a conoscenza risalgono addirittura all’antica Mesopotamia, dove si teneva la festa di capodanno per festeggiare il Dio Marduk, appunto simboleggiato dall’Ariete.

Nell’antico Egitto, invece, l’equinozio primaverile era collegato a Shal El Nessim, una festa per il ritorno della bella stagione di cui si hanno reperti storici risalenti a 4.700 anni fa.

In epoca magnogreca e poi romana erano molto diffuse in Italia e in tutti i paesi del Mediterraneo le celebrazioni di primavera, anche queste coincidenti con l’inizio dell’anno, dai misteri eleusini ai riti dionisiaci, ai baccanalia, sempre dedicati alla rinascita e al ritorno della luce e della vita.

Alla tradizione pagana si inserisce poi quella cattolica, che per ha fatto coincidere l’arrivo della primavera con la Pasqua, la risurrezione di Cristo legata alla rinascita della natura.

Ellera, ellera è venuta primavera, alla fhacci di febbraiu quandu ha fattu ‘a nivera!

Sono tanti i proverbi calabresi legati al mese di marzo, mese in cui va via il buio e freddo inverno e che celebra finalmente l’inizio della bella stagione.

La saggezza contadina dice però chiaramente che è meglio non fidarsi troppo di questo mese anticamente legato a Marte, in astrologia al segno dell’Ariete, che indica forza e impeto creativo, ma anche instabilità e testardaggine che possono diventare pericolose: marzu stingi, aprili dipingi (marzo scolorisce, aprile dipinge), se marzu ‘ngrugna faci u ti cadunu l’unghji (se marzo si intestardisce ti fa cadere le unghie dal freddo), è megghjiu ca mammata ti scanna e no ca u sul’i marzu ti pigghjia (meglio morire piuttosto che essere colpito dai raggi del sole di marzo), marzu faci i jiuri e aprili ndavi a ‘nuri (marzo dà inizio alla fioritura, aprile se ne prende il merito) e infine Pasqua marzatica o morìa o famatica (Pasqua nel mese di marzo portatrice di morte o di fame).

Annamaria Persico

La spiegazione è semplice: anche se siamo abituati a pensare che l’amata primavera inizi il 21 marzo, così come deciso dal concilio di Nicea del 325 d.C., in realtà la data è variabile perché la primavera astronomica inizia il giorno dell’equinozio e l’inizio ufficiale di una stagione si stabilisce a partire dalla posizione della Terra rispetto al Sole. Le date esatte di equinozi e solstizi perciò dipendono dalla rivoluzione della Terra: fino all’anno 2102, cioè per i prossimi 84 anni, l’equinozio di primavera non sarà il 21 marzo, ma il 20 o, qualche volta, il 19.

L’inizio della primavera astronomica tra l’altro non coincide con quella meteorologica che è già iniziata ai primi di marzo, cioè viene considerata circa 3 settimane prima dell’equinozio.

La parola equinozio deriva dal latino equi-noctis e significa notte uguale al giorno e avviene quando la Terra raggiunge quel punto dell’orbita in cui il Sole si trova a picco sull’Equatore, mentre si trova sull’orizzonte sia al Polo Nord che al Polo Sud.

Si verifica nel mese di marzo, equinozio di primavera, e nel mese di settembre, equinozio d’autunno. L’equinozio di primavera avviene sempre il 20 o il 21 marzo e la variazione è dovuta al graduale scarto che c’è tra il tempo solare e il calendario, cui dobbiamo anche gli anni bisestili.

La storia dell’equinozio è comunque profondamente legata a tradizioni, miti e leggende. Dal punto di vista astrologico, l’equinozio corrisponde all’entrata del Sole nel segno dell’Ariete (che va dal 21 marzo al 20 aprile), segno cardinale di fuoco, dominato dal pianeta Marte.

Alla costellazione sono attribuiti sin dai tempi antichi tutti i valori propri della primavera: è il segno che apre lo zodiaco, è simbolo di rinascita, vincita sull’oscurità, impeto creativo ma anche, come dicevamo prima, testardaggine e instabilità.

Le celebrazioni di primavera del mese di marzo sono antichissime, le prime di cui si è a conoscenza risalgono addirittura all’antica Mesopotamia, dove si teneva la festa di capodanno per festeggiare il Dio Marduk, appunto simboleggiato dall’Ariete.

Nell’antico Egitto, invece, l’equinozio primaverile era collegato a Shal El Nessim, una festa per il ritorno della bella stagione di cui si hanno reperti storici risalenti a 4.700 anni fa.

In epoca magnogreca e poi romana erano molto diffuse in Italia e in tutti i paesi del Mediterraneo le celebrazioni di primavera, anche queste coincidenti con l’inizio dell’anno, dai misteri eleusini ai riti dionisiaci, ai baccanalia, sempre dedicati alla rinascita e al ritorno della luce e della vita.

Alla tradizione pagana si inserisce poi quella cattolica, che per ha fatto coincidere l’arrivo della primavera con la Pasqua, la risurrezione di Cristo legata alla rinascita della natura.

Ellera, ellera è venuta primavera, alla fhacci di febbraiu quandu ha fattu ‘a nivera!

Sono tanti i proverbi calabresi legati al mese di marzo, mese in cui va via il buio e freddo inverno e che celebra finalmente l’inizio della bella stagione.

La saggezza contadina dice però chiaramente che è meglio non fidarsi troppo di questo mese anticamente legato a Marte, in astrologia al segno dell’Ariete, che indica forza e impeto creativo, ma anche instabilità e testardaggine che possono diventare pericolose: marzu stingi, aprili dipingi (marzo scolorisce, aprile dipinge), se marzu ‘ngrugna faci u ti cadunu l’unghji (se marzo si intestardisce ti fa cadere le unghie dal freddo), è megghjiu ca mammata ti scanna e no ca u sul’i marzu ti pigghjia (meglio morire piuttosto che essere colpito dai raggi del sole di marzo), marzu faci i jiuri e aprili ndavi a ‘nuri (marzo dà inizio alla fioritura, aprile se ne prende il merito) e infine Pasqua marzatica o morìa o famatica (Pasqua nel mese di marzo portatrice di morte o di fame).

Annamaria Persico


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