Cristina-Comencini
5 settembre 2016

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Cristina Comencini, con «Essere vivi» vince la decima edizione del Premio Nazionale Letterario Tropea


La decima edizione del Premio Nazionale Letterario «Tropea – Una regione per leggere» si chiude con una sorpresa: il libro scelto dalla Giuria popolare come vincitore del 2016 è Essere vivi (Einaudi), di Cristina Comencini, grande assente, per motivi familiari, di questa edizione. Ma ad essere presente, evidentemente, è stato il suo libro, che ha raccolto i favori della Giuria.

La Comencini ha infatti ottenuto il 48,3% dei voti, mettendosi alle spalle il collettivo di autori Lou Palanca, in concorso con Ti ho vista che ridevi (Rubbettino), che ha ottenuto il 42,8%, e staccando Demetrio Paolin, autore di Conforme alla gloria (Voland), che ha raccolto il 8,9% dei voti. Questi i dati che, alla presenza del segretario del Premio e dell’Accademia degli Affaticati, Giuseppe Meligrana, sono stati raccolti da Annalisa Murrieri, delegata consorzio Asmenez Calabria e comunicati dal presidente Accorinti al pubblico accorso in Largo Galluppi a Tropea, dove è stato allestito il palco.

Determinante è stato il voto della Giuria popolare, dove la Comencini ha fatto incetta di voti, raccogliendo il 56,1% delle preferenze di giovani studenti e giurati popolari. Palanca è stato invece il preferito dai sindaci calabresi, riscuotendo il 66,7% delle preferenze, seguito a ruota dalla Comencini.

I voti sono stati espressi dalla Giuria dei sindaci del territorio e dalla Giuria popolare (studenti e personaggi della cultura e della società della città di Tropea), che hanno ricevuto gli ebook dei tre libri e hanno comunicato la propria preferenza durante il mese di agosto. Quella degli ebook è la peculiarità del Premio Tropea, il primo a promuovere questo tipo di supporto per tentare di avvicinare soprattutto i giovani alla lettura.

La serata, magistralmente condotta dai giornalisti Livia Blasi e Michele Cucuzza, è iniziata con l’ingresso sul palco di Demetrio Paolin e due dei cinque autori del collettivo «Lou Palanca» Valerio De Nardo e Nicola Fiorita, accompagnati dalla musica di Dario La Torre al piano e dagli stacchi musicali di Katia Valente.

Dopo gli interventi degli autori, i primi ospiti della serata sono stati Gerardo Sacco e Francesco Kostner (autore della biografia del noto orafo dal titolo Sono nessuno! Il mio lungo viaggio tra arte e vita, Rubbettino), seguiti da Mimmo Gangemi (Un acre odore di aglio, Bompiani), Vito Teti (Terra inquieta: Per un’antropologia dell’erranza meridionale, Rubbettino), Alessandro Stella (La donna di Susa, Pellegrini).

Nella seconda parte della serata sono intervenuti il presidente dell’Accademia degli Affaticati Michele Accorinti, seguito da Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese, Mario Romano, presidente Giovani Imprenditori Confindustria Mezzogiorno e amministratore delegato della Romano Arti Grafiche, Francesco Monteleone, presidente Tropeaeventi, Beatrice Lento, dirigente dell’Istituto istruzione superiore di Tropea.

La vincitrice
Cristina Comencini è scrittrice, regista e drammaturga. Con Essere vivi, l’autrice segna il suo passaggio alla casa editrice Einaudi. Sono da ricordare Le pagine strappate (Premio Air Inter 1995), Passione di famiglia (Premio Rapallo Opera Prima 1992), Il cappotto del turco (Premio Nazionale Alghero Donna di Letteratura e Giornalismo 1997 nella sezione narrativa), Matrioska (finalista al Premio letterario Chianti 2003), La bestia nel cuore, L’illusione del bene (finalista del premio letterario Premio Bergamo 2008).

Essere vivi, oltre al Premio Tropea 2016 è stato anche Premio Cesare Pavese per la narrativa.

L’opera
La protagonista del libro, Caterina, vive un’esistenza scandita in due tempi, ben separati tra loro: da un lato la bambina che insegue una fila di formiche, un cane che guaisce oltre la porta, i rami di un melo, sei anni d’infanzia muta cancellati dal fuoco; dall’altro il lavoro, il marito, due figli, insomma la donna che Caterina è diventata, dopo aver imparato faticosamente i passi e le parole.

In mezzo c’è l’esperienza di figlia, che deve tutto a una straordinaria madre adottiva, la donna vitale e insaziabile il cui corpo giace oggi in una stanza d’albergo, accanto a quello del suo uomo. Ed è proprio qui che Caterina si ritrova insieme a Daniele, il figlio di lui, per cercare di ricostruire il corso degli eventi. È in questo pugno di giorni che la sua vita per la prima volta le si rivela intera. Daniele ha un’allegria forsennata, un’energia che rompe il guscio delle cose, e Caterina una capacità strana, la facoltà visionaria d’indovinare gli sconosciuti.

La morte dei loro genitori è l’unica cosa che hanno in comune, ma la libertà disperata di quei pochi giorni insieme insegnerà a entrambi un modo nuovo di stare al mondo. «Tutto è iniziato in quella vacanza, quando io ho scelto di abitare il tuo mondo e tu di lasciarlo. Non importa se ci sono voluti anni, era già tutto lí. Avremmo dovuto buttare giú il muro che ci divideva solo apparentemente, come ora, in questa stanza, perché in realtà avevamo la stessa morte nel cuore».


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