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28 febbraio 2026

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GIUDIZI UNIVERSALI 2026, SANREMO 76 #2: TUTTI GIU’ PER TERRA


di Gianlorenzo Franzì

Ma come si fa a rinunciare a Sanremo? Davvero, si può immaginare un febbraio senza la settimana santa dove ci sono montagne russe spericolate con alti altissimi e bassi bassissimi?

La serata delle cover, la più attesa da qualche anno, la più vicina al pubblico (sono pur sempre, nella maggiorparte dei casi, canzoni già conosciute) è emblematica in questo senso; un po’ come il giallo dell’improponibile abito di Laura Pausini e l’eleganza di Irina Shayk.

Uno dei problemi aggiunti, a questa edizione di Sanremo che non ha nessuna colpa particolare se non la peggiore, quella di essere inutile, anzi irrilevante (cit., Selvaggia Lucarelli), è che stavolta di alti non se ne vedono tanti: qualche brano, forse più di quelli che si pensava nella prima serata, che scompare non solo in un mare di noia, ma appassisce quando si cerca la strada dello show. Vincenzo De Lucia che imita la Pausini e Lapo Elkan, Alessandro Siani che non strappa un mezzo sorriso neanche a sbagliare, Vincenzo Schettini che perde l’occasione per vergognarsi e restare a casa, sono dei buchi neri che risucchiano tutto.

Tutti insieme appassionatamente: altissimi…

Ermal Meta & Dardust “Golden hour”, 9. Come Dardust diede le vertigini ad Ermal Meta. Un brano sospeso ed emozionante.

Michele Bravi & Fiorella Mannoia, “Domani è un altro giorno”, 9. Bravi vuole vincere facile, e porta sul palco due giganti come la Mannoia e uno dei brani più strazianti di Ornella Vanoni. Emozione, classe, eleganza, intensità, altezze vertiginose.

Dargen D’Amico & Pupo & Fabrizio Bosso, “Su di noi”: 8. Incredibile mash-up tra l’ironia di Dargen che torna ad essere pungente, la melodia appassionata di Pupo e la tromba western di Bosso. Altissimi.

Ditonellapiaga e Tony Pitony, “The lady is a tramp”: 8.  All that jazz: la botta che non t’aspetti.

Leo Gassmann & Aiello “Era già tutto previsto”, 8. Una cover di un capolavoro inarrivabile: cattura la rabbia straziata dell’originale, anche soprattutto grazie alla voce di Aiello. Gassmann dimostra cosa potrebbe fare ma forse, purtroppo, non farà mai.

Arisa & Coro del teatro regio d Parma, “Quello che le donne non dicono”: 8. Fortunate combinazioni di fattori, e su tutto la voce più bella del mondo, quella di Arisa. Momento sospeso.

…alti…

Tommaso Paradiso & Stadio, “La Settima Luna”: 7. Gaetano Curreri è così bravo (e vabbè, Dalla è Dalla: non dimentichiamo che il frontman degli Stadio è stato tastierista e pianista del genio di Bologna nel tour Banana Republic del 1979).

LDA & Aka 7even & Tullio De Piscopo – “Andamento lento”, 7. Tullio è così enorme, preponderante, straripante, che si prende il palco, la canzone, l’esibizione, mentre dietro di lui arrancano i coristi stile Jesus Christ Superstar e i due giovanotti.

Malika Ayane & Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore”, 7. Che Claudio avesse classe e intonazione ce ne eravamo accorti qualche anno fa ma va sottolineato come abbia -giustamente- centellinato le sue apparizioni canore. Con Malika non hanno paura neanche di affrontare Mina: lei ci mette la voce, lui lo stile.

Tredici Pietro & Galeffi, Fudasca & Band – “Vita, 7. Dal padre al figlio. E non solo musicalmente: perché a sorpresa sul palco arriva Gianni Morandi a dar man forte a Tredici Pietro che ha già dato bella mostra di sé con uno degli inediti migliori in gara. Vita poi è un capolavoro, eseguita con professionalità e un tantinello modernizzata.

Levante & Gaia, “I maschi”: 7. Come sempre, Levante sfiora le note e non sempre sta nei ranghi, ma il ritmo che anno al gioiello della Nannini trascina dentro le stecche di entrambe e si fa ascoltare. E Levante le sta provando tutte: polemiche sull’eventuale vittoria ed ingresso all’Eurovision (non preoccuparti, non c’è questo pericolo), contestazione sui fiori, ora il bacio saffico (che la regia bacchettona evita). E basta.

Bambole di Pezza & Cristina D’Avena – “Occhi di gatto”, 7. Dismessi i panni dei Maneskin da discount, vocalizzano con l’icona degli Ottanta e certamente, anche quando citano i Led Zeppelin, fanno una figura migliore che con il loro inedito. Del rock però resta più l’estetica che l’attitudine.

Sayf, Alex Britti & Mario Biondi, “Hit the road, Jack”: 7. Che sia Sayf la vera sorpresa di questa edizione del Festival così asfittica? Duettare con Biondi e non farsi fagocitare è già prova da grandi.

Samurai Jay, Belen Rodriguez e Roy Paci, “Ossessione”: 7. Divertente caos controllato: viene il dubbio su cosa ci faccia là in mezzo Belen, ma poi la tromba di Paci ottunde e si viene rapiti.

…e bassi

Sal Da Vinci & Michele Zarrillo – “Cinque Giorni”, 6. Com’era prevedibile finisce a gara di urla: Zarrillo porta con dignità i capelli bianchi che il buon re delle cerimonie nasconde sotto chili di inchiostro nero, e vince.

Serena Brancale & Gregory Porter – “Besame Mucho”, 6. Un brano che sembra inseguire una raffinatezza che latita: Delia Puglisi scompare un po’, schiacciata dalla presenza ingombrante della voce imponente di Porter, ma il punto debole è la Brancale, che sembra sempre sul punto di strapparsi i vestiti di dosso, scompigliarsi i capelli e rivelare la sua natura anema e core. Molta testa e poca pancia.

Fulminacci & Francesca Fagnani, “Stupida sfortuna”: 6.  Viene da chiedersi chi sceglie i duetti e in base a cosa. Perché Mina ha poco a che vedere con il mood di Fulminacci, che infatti interpreta ma non emoziona.

Luchè & Gianluca Grignani, “Falco a metà”: 6. Gianluca!!! Ora che non riesce più a cantare e sembra la caricatura di quello che è stato (sigh), lo avevamo scambiato all’inizio per il Nigiotti… ma che belle canzoni che faceva, ora è un Vasco Rossi che non ce l’ha fatta, ma bello. Luchè la tocca malissimo.

Maria Antonietta & Colombre & Brunori SAS – “Il mondo”, 6. Non sempre la somma è uguale alle parti. Dario Brunori ha avuto una crescita esponenziale, e i nuovi Coma_Cose hanno simpatia e melodia: eppure insieme non funzionano, specialmente le parti affidate al cantante calabrese mettono in difficoltà la sua timbrica.

Elettra Lamborghini & Las Ketchup, “Aserejè”: 6. Cazzeggio puro. Fermo restando che rimane il dubbio sul perché stia sul palco, qualcuno dovrebbe dire se Elettra ha l’autotune o no. il pezzo delle Las Ketchup le si cuce addosso con aderenza. Leggero come una samba.

Nayt & Joan Thiele – “La canzone dell’amore perduto”, 6. Joan Thiele pensava di trasformare De Andrè in un jingle da Game of Thrones, ma gli è andata male.  E se Nayt pensa che lei sia un punto di riferimento per le ragazze che vogliono fare musica, si capisce meglio tutto.

J-Ax & Ligera, “E la vita, la vita”: 6. Simpatico aggiornamento: Cochi super guest, ma le parti cantate (con i Ligera: Ale & Franz, Paolo Rossi) e quelle rappate (ovviamente con J-Ax) non legano per nulla.

Raf & The Kolors, “The riddle”: 5. Per quanto Raf nasca nella disco anni ’80 e i The Kolors quelle sonorità le abbiano riprese ed aggiornate facendone un marchio di fabbrica, la versione di questo pezzo storico non sembra appartenere né all’uno né all’altro.

Fedez & Masini & Stjpehan Hauser, “Meravigliosa Creatura”, 5. (prevedibile?) passo falso: Masini con Hauser, che ovviamente hanno la parte cantata, alterano la linea armonica di una canzone perfetta, che però così non funziona; dal canto suo Fedez fa la sola cosa che sa fare, rappa. Ma lo fa male e lo fa in un contesto dove non serviva affatto.

Eddie Brock & Fabrizio Moro – “Portami Via”, 4. Mah.

Mara Sattei & Mecna, “L’ultimo Bacio”: 3. Bastano pochi secondi a far capire che siamo difronte ad un disastro di proporzioni bibliche. Ci sarà anche un motivo se Carmen Consoli è una delle artiste italiane più importanti e meno coverizzata.

Enrico Nigiotti & Alfa – “Ogni volta che non so volare”, 3. Qualcuno prima o poi dovrà dire ad Enrico che le ha provate tutte ma non ce l’ha fatta: in lui c’è un po’ di Grignani, un po’ di Zarrillo, insomma un po’ di tutto ma ogni ingrediente è da discount. Ad un certo punto basta.

Patty Pravo & Timofej Andrijashenko, “Portami Via”: 3. Avesse avuto la febbre, la cara Nicoletta, almeno ci sarebbe stato un motivo per questa versione orrenda cantata senza alcuna intonazione.

Francesco Renga & Giusy Ferreri – “Ragazzo solo, ragazza sola”, 3. Occorre farsene una ragione: la voce di Renga sembra un lamento lontano e ondivago. Neanche la Ferreri lo salva.

Chiello & Saverio Cigarini – “Mi sono innamorato di te”, 1. Che tragedia. La metafora di un paese dove nella musica l’arte e la bravura non contano nulla. Epurato Morgan dallo sgabello del pianoforte (ad accompagnarlo un probabile parente del maestro d’orchestra), Chiello stona tutto quello che può stonare, fa i fiatini, non smette per un attimo di bofonchiare parole incomprensibili.

 

 

EDIT: nella quarta serata hanno votato il pubblico con il televoto, la giuria della sala stampa, tv e web, e la giuria delle radio. Per loro i primi dieci sono (questa volta in ordine di arrivo):

  1. Ditonellapiaga & Tony Pitony
  2. Sayf & Mario Biondi
  3. Arisa
  4. Bambole di Pezza & Cristina D’Avena
  5. Tredici Pietro & Gianni Morandi
  6. Sal Da Vinci
  7. LDA & Aka Seven & Tullio De Piscopo
  8. Nayt & Joan Thiele
  9. Dargen & Pupo
  10. Luchè & Grignani

Sabato la finale.

La classifica che vorremmo (dal primo al terzo): Masini/Fedez, Ermal Meta, Sayf

La classifica che avremo (idem): Serena Brancale, Sal da Vinci, Arisa


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